di Giuseppe Montagna
ABETONE CUTIGLIANO – È finita la storia.

La storia è finita nel senso che essa non potrà più produrre niente di meglio.
Volendo raccontarla da osservatore esterno, questa storia, dopo tante avventure e slanci creativi, si è trovata di fronte a un nodo che non avrebbe potuto sciogliere anche se i protagonisti (ante e post) avevano attraversato molte sfide e ostacoli lungo il loro cammino. Purtroppo nel corso del tempo, le loro aspirazioni e gli obiettivi prefissati si erano scontrati nel metodo e nel merito, portando con sé incomprensioni e litigi sempre più frequenti.
Le idee fresche e innovative si stavano esaurendo oppure venivano messe in discussione senza trovare soluzioni condivise, l’attenzione al quotidiano era una corsa ad ostacoli, le cose dette rimanevano come la “neve a primavera” e i personaggi avevano già raggiunto il loro massimo livello di sopportazione reciproca.
Non c’era più nulla da aggiungere, nessun altro conflitto da risolvere o percorso da intraprendere.
La storia era giunta al suo apice, senza la possibilità di andare oltre.
E così è stato per questa storia.
Non importava quanto fosse amata e se fosse amata o quanto il “pubblico” avesse sperato in nuovi sviluppi o alla loro fine immediata, le pagine rimaste bianche sapevano di una conclusione inevitabile e se avessero voluto trovare una soluzione scrivendo quelle pagine rimaste bianche, avrebbero dovuto necessariamente fare i conti con i propri errori. Dovevano mettere da parte l’orgoglio e scusarsi davvero, senza cercare di giustificare i loro atteggiamenti.
Volendo concludere con una riflessione “dove l’esperienza ci dice che, se gli uomini non possono combattere per una giusta causa perché questa ha già vinto nella generazione precedente, prenderanno le ‘armi’ contro la giusta causa».
Aggiungo alla mia riflessione che non saprei dire quale potrebbe essere la giusta causa in quanto da osservatore esterno non mi è dato sapere i retroscena della storia ma ritengo e sostengo che l’essere umano ha un bisogno intrinseco di lottare per qualcosa che ritiene giusto e che, se questo bisogno non viene soddisfatto, potrebbe portare a conseguenze negative e solo una presa di coscienza lo porterà a trovare una soluzione che (sbagliata o giusta che sia- razionale e/o irrazionale) rimarrà comunque frutto della sua presa di coscienza.










