di Marcella Capponi
PISTOIA – Poiché al peggio non c’è mai fine, dopo aver assistito allo spettacolo indecoroso di consiglieri, assessori e sindaco in persona che si affannano a fare quello che non hanno mai fatto prima rispetto al progetto di riqualificazione di piazza San Lorenzo e cioè confrontarsi con i residenti del quartiere, con gli esperti dei settori interessati, con gli enti e le associazioni che a vario titolo si occupano di rigenerazione urbana e – in generale – con la cittadinanza tutta , adesso apprendiamo con sconcerto che neppure le attività economiche che gravitano sulla piazza erano state messe al corrente di quello che sarebbe stato fatto.
E’ di ieri la notizia che il ristorante Baldovino e il Bistrot chiuderanno i battenti perché non si aspettavano un intervento così impattante e hanno quindi deciso di trasferirsi altrove.
Segnalo ai nostri amministratori che sulla piazza c’è anche un altro esercizio commerciale, un bar che ha resistito alla chiusura del punto prelievi in via del Ceppo e alle nefaste conseguenze della pandemia e che oggi, dopo avere ripreso un’attività che sembrava fiorente e che costituiva (anche questa!) una occasione di socializzazione per gli abitanti del quartiere, si trova confinato all’interno di una piazza transennata, occupata per intero dalle barriere erette per permettere lo svolgimento dei lavori. Il bar chiuderà nell’indifferenza colpevole dell’Amministrazione?
La mancata informazione e comunicazione relativa agli interventi – tutti! – in atto a Pistoia pare a un osservatore esterno non solo un macroscopico errore di valutazione sulle reazioni che questi interventi avrebbero suscitato, ma soprattutto denota – ancora ce ne fosse bisogno! – la totale assenza di “visione” della città e una inaccettabile mancanza di capacità progettuali.
Come si è potuto procedere all’ eliminazione dei posti macchina in piazza San Lorenzo senza prevedere al tempo stesso l’individuazione di altri spazi, per esempio un attraversamento pedonale dal parcheggio del vecchio ospedale a via del Ceppo?
Come si è potuto procedere all’impacchettamento della piazza senza curarsi delle attività commerciali e senza pensare che oltre al danno per gli imprenditori si crea – per mesi, probabilmente per anni – un problema di sicurezza per i residenti?
Come si è potuto pensare ad una riqualificazione che – in presenza di estati caratterizzate da mesi di temperature torride – prevede una copertura in lastricato che renderà la piazza un’isola di calore?
Come si è potuto pensare di sostituire l’ombreggiatura presente con arbusti, aiuole e fioriere che – a giudicare dal rendering – non ricostituiranno e soprattutto non incrementeranno significativamente quell’area verde di cui tutti indistintamente conosciamo i benefici?
Il giardino era sporco? I pini erano pericolosi? Le macchine andavano tolte? La piazza andava riqualificata? Certamente sì. Ma stupisce e sconcerta che invece di ascoltare le critiche e proporre una attenta e argomentata riflessione (che avrebbe ovviamente dovuto essere fatta prima!) le obiezioni vengano liquidate come interventi strumentali, faziosi, motivati solamente da astio pregiudiziale nei confronti dell’Amministrazione.









