MILANO – Un Pablo Picasso inedito e poco conosciuto quello in mostra al Mudec di Milano in una nuova esposizione che evidenzia le influenze dell’arte primitiva sull’opera del grande maestro spagnolo.
Apre i battenti al Mudec e resterà visibile fino al prossimo 30 giugno la mostra “Picasso: la metamorfosi della figura”, curata da Malén Gual e Ricardo Ostalé, che presenta una selezione di circa quaranta opere tra dipinti e sculture, oltre a disegni e bozzetti di studi preparatori. L’obiettivo è quello di far conoscere al pubblico un aspetto certamente meno noto dell’arte di Pablo Picasso, ma di grande rilevanza per il suo percorso artistico, capace di attraversare “sotto traccia” le varie fasi della sua produzione, dai primi anni del Novecento agli anni Sessanta.

Universalmente noto come il “padre” dell’arte cubista e uno dei fondatori dell’omonimo movimento, nonchè uno dei principali animatori della grande stagione delle Avanguardie di inizio Novecento, il maestro spagnolo fin dai suoi esordi, e poi per tutto il corso della carriera, restò legato e influenzato dai modelli del “primitivismo”, considerato come un “ponte” tra antico e moderno.
Ecco allora il suo interesse per le fonti artistiche “primigenie”, nella duplice ricerca delle origini della forma e dell’essenza della figura: una ricerca che portò Picasso a studiare e venire in contatto con opere e manufatti artistici di epoche diverse e di carattere esotico, non rinunciando a lasciarsi ispirare dalle esperienze extraeuropee.
Picasso, per esempio, fu tra i primi a cogliere e assimilare l’essenza e il significato dell’arte africana: in molte opere della fase del cubismo analitico sono evidenti i richiami al linguaggio plastico di esempi africani, come la tradizione delle maschere tribali dai volti allungati, tipiche delle culture locali del Senegal o della Costa d’Avorio. Ma l’artista non trascurò esempi neolitici e proto-iberici della Spagna preromana, e prese spunto anche dall’arte oceanica, dall’antica arte egizia e da quella della Grecia classica.

Picasso inventa trasposizioni, rimodella figure dai volumi sproporzionati, in una costante metamorfosi delle figure che spesso hanno una forte connotazione erotica, e che governeranno l’evoluzione della sua pittura e della sua scultura, soprattutto nei momenti di crisi personale o sociale.
Sono sei le sezioni della mostra che raccontano l’evoluzione dell’arte di Picasso in rapporto all’arte primitiva.
Fulcro della mostra è la sezione dedicata allo studio de “Les Demoiselles d’Avignon”, considerato uno dei capolavori assoluti del maestro spagnolo nonché la principale opera della fase del cubismo analitico dopo la “svolta” avanguardista. Nella sezione si può ammirare un taccuino del 1907, il cosiddetto “Quaderno n. 7”, in cui vengono presentati 26 fogli che ospitano disegni e schizzi preparatori della grande opera, insieme ad alcune maschere africane dalle quali Picasso trasse spunto e ispirazione per la realizzazione dei volti femminili.
Un’occasione dunque per apprezzare un Picasso inedito e diverso rispetto a quello che solitamente è visto nell’immaginario comune e una mostra che fa riflettere sui profondi legami tra l’arte contemporanea europea e i suoi archetipi, che traggono origine da esperienze molto lontane nel tempo e nello spazio.
Un viaggio “a ritroso” che ci illumina sull’arte di antiche civiltà e di realtà extraeuropee, “riscoperte” e “reinterpretate” dall’artista spagnolo in chiave assolutamente originale.









