di Susanna Daniele
PISTOIA – Un naufrago in balia della tempesta che sostiene una carta da gioco grande quanto lui: sta tutto nella locandina dello spettacolo il senso della regia di Roberto Valerio, attore e regista che si cimenta con una commedia scritta da Goldoni nel 1750.

“Il giuocatore” è una commedia in parte autobiografica che fa parte delle sedici che Goldoni scrisse in quell’anno, a seguito di una scommessa fatta con il pubblico veneziano.
Il protagonista è Florindo, giovane “dabbene”, promesso sposo di Rosaura, che l’ossessione per il gioco trascina nel disonore, facendolo diventare falso, spergiuro, traditore della fiducia e dei sentimenti verso la promessa sposa. Il giovane si dibatte in un circolo vizioso che alterna vincite a grandi perdite, passando attraverso truffe, minacce, umiliazioni. Trattandosi di una commedia, il lieto fine è obbligatorio e Goldoni restituisce l’onore a tutti i personaggi.
La scena richiama la prua di una nave, metafora dell’uomo in balia dei propri vizi e citazione dalle Memorie dello stesso Goldoni, in cui racconta di essersi imbarcato da adolescente con una compagnia di comici che si recavano da Rimini a Venezia.
Il regista Valerio legge il testo in chiave di schiavitù dalle dipendenze, siano esse dal gioco d’azzardo o dal sesso. Il regista ha sfrondato alcune scene presenti nella commedia goldoniana e ha accentuato i tratti caricaturali di alcuni personaggi. La figura del giocatore rimane drammatica, un uomo che si riduce a calpestare anche sé stesso pur di poter continuare a giocare.
Buona prova di tutti gli attori che cantano e ballano. Molto suggestiva la scena finale, in cui tutti gli attori sulla scena come figure nere agitano nell’aria le loro lanterne di carta.










