di Susanna Daniele
PISTOIA – Sul palco del Manzoni va in scena la pièce tratta dal romanzo noir di Massimo Carlotto, “La signora del martedì”, per la regia di Pierpaolo Sepe.
Un vecchio giornalista di cronaca nera, impersonato da Alessandro Haber, piomba in un alberguccio di quart’ordine, la pensione Lisbona, gestito da un travestito che si fa chiamare signora Guastini. Una donna misteriosa, Nanà, ogni martedì va a comprare un’ora di sesso con un gigolò ormai in disarmo, Bonamente Fanzago, ospite fisso della pensione.
Fra i quattro personaggi ci sono legami ambivalenti ma non per questo meno forti. Il gigolò con il tempo si è innamorato della donna, Guastini nutre un sentimento filiale verso Bonamente, il giornalista conosce l’identità e le vicende giudiziarie della misteriosa donna.

Mentre nel romanzo Carlotto inserisce la denuncia nei confronti di certa stampa sensazionalistica che distrugge le vite delle persone, tanto più se innocenti, nella trasposizione teatrale di questo non c’è traccia. Per alleggerire la tensione drammatica il regista usa l’arma del grottesco e della comicità un po’ greve. Si alternano commedia e tragedia, binomio inconciliabile con la drammaticità della situazione.
Dopo una prima parte in cui si fa crescere la tensione e il dramma, alleggerito da battute e gesti da farsa e cabaret, nel finale il regista ha deciso di virare sul tragico, mettendo in scena un omicidio e un suicidio, seguito da un tango un po’ incongruo ma utile a stemperare l’atmosfera cupa e disperata.
L’epilogo è stato completamente ribaltato perché il romanzo si chiude con l’inizio di una nuova vita in un’altra città per Bonamente, Nanà e Guastini.
Ottima la prova di recitazione di tutti gli attori. Segnalo Paolo Sassanelli nella non facile parte del travestito Guastini, che ha reso credibile e umano.









