di Alberto Vivarelli
PISTOIA – Sulla mappa è solo una lunga striscia rossa che si snoda da Sant’Agostino fino a Montale per oltre 4 chilometri e 600 metri, nella realtà è una cesoia che divide il territorio di Chiesina Montalese in due parti. Un taglio che costringerà i residenti dell’una e dell’altra parte a utilizzare le sole rotatorie, e un ponte sulla Bure, previste per ricongiungere le due parti.

Il progetto della Provincia punta a eliminare il traffico pesante dalle vie Sestini-Montalese diventato insostenibile, soprattutto da quando la tangenziale est non è più completamente agibile. Questa però è solo una conseguenza, seppur importante, del progetto, diventata virtuosa solo per motivi contingenti.
Sono anni che la cosiddetta variante di Santomato-Pontenuovo è nella mente degli amministratori locali come naturale prosecuzione del collegamento alla zona industriale di Montemurlo. Mai realizzata per un problema di rapporto tra costi e benefici.
Per realizzare la variante montalese occorrono 32 milioni di euro. Al momento esiste sono uno progetto di fattibilità tecnico economica realizzato dallo studio Ingeco di Pisa, finanziato dalla Regione. Sarebbe il più importante investimento mai fatto, ma non ci sono i soldi.
Perché questo ritorno di fiamma per la variante? Solo per alleviare le sofferenze di un territorio? O si ritiene che l’investimento abbia ricadute positive? L’amministrazione comunale di Pistoia vuole “allungare” l’area industriale di Sant’Agostino perché, sostengono a Palazzo di Giano, ci sono richieste di nuovi insediamenti. Da dove? Da Montemurlo, in particolare, dove non ci sono possibilità di ulteriore espansione industriale? La prevista apertura del nuovo casello autostradale, rende Sant’Agostino un’area appetibile alle imprese. Forse è in quest’ottica che va letto il progetto. L’alleggerimento della Montalese sarebbe, come detto, un effetto positivo, ma secondario. Occorre anche dire che la soluzione viaria del Comune è diversa da quella della Provincia, ma sicuramente non opporrebbe resistenza a una soluzione a costo zero per il bilancio comunale.

La proposta della Provincia divide non solo un territorio, ma anche tre comunità: Pontenuovo, Chiesina Montalese e Santomato.
“Non c’è alcun scontro – assicura il comitato spontaneo di Chiesina – abbiamo solo visioni diverse sulla soluzione del problema del traffico sulla Montalese, che non è una invenzione, esiste davvero. Noi vogliamo dialogare, ma per farlo occorrono orecchie disponibili ad ascoltare”.
Secondo il comitato, la variante serve solo a spostare il disagio da una parte all’altra del territorio: non è la soluzione.
“Si parla di una variante che sarà pronta tra non meno di dieci anni, e forse più – spiega il comitato -, ma qui c’è un problema contingente. Cosa facciamo in attesa della variante? Pontenuovo e Santomato dovranno convivere per anni con il traffico attuale, anche quello pesante. Occorrono ben altri provvedimenti e immediati”.
A parere del comitato, la riapertura completa della tangenziale est risolverebbe in gran parte il problema, ma secondo i programma della Provincia sarà possibile solo nel 2028, quindi la città e la periferia sud-sud est dovranno rassegnarsi ai disagi – in certe ore del giorno assolutamente insostenibili – per altri quattro anni.
La vicenda della tangenziale est è diventata una vergogna. Si tratta di un’arteria strategica che la Provincia pare abbia derubricato dall’elenco delle priorità. Non ci sono risorse, dicono: la solita litania. Sono stati chiesti finanziamenti a livello nazionale o europeo, si sono presentati progetti per avere finanziamenti del PNRR che in Italia ha finanziato tutto, il possibile e l’impossibile?
La conclusione della manutenzione straordinaria della tangenziale è quindi al primo posto nell’elenco degli interventi chiesti dal comitato di Chiesina Montalese per alleggerire il traffico di via Sestini-Montalese. E non si può attendere il 2028, dicono. La sensazione è che il progetto presentato dalla Provincia serva solo a calmare le acque.
Il problema della sicurezza è un tema vero, che i cittadini toccano ogni giorno con mano. Come si risolve? Secondo il comitato con interventi diretti sulla strada, intanto per limitare la velocità dei veicoli.
“Noi riteniamo – spiega il comitato – che la costruzione di rotatorie sulla Montalese aumenti non di poco la sicurezza. Strategica è anche l’istituzione di sensi unici di marcia come quello proposto dal Comune per via Sestini. Solo così si metterebbe in sicurezza l’abitato di Pontenuovo. Costruendo la variante e lasciando com’è la Montalese, tra Santomato e Pontenuovo non diminuirebbe il traffico leggero”.
C’è poi una contrarietà ambientale alla costruzione della variante che appesantirebbe il sistema della mobilità perché inserita tra la Montalese e la ferrovia.
“Quel tracciato – spiega il comitato – lungo oltre quattro chilometri e mezzo, va a spaccare un territorio pregiato sotto il profilo ambientale ed economico. Qui ci sono centinaia di piccole aziende vivaistiche che subirebbero un danno pesante, a partire dagli espropri; molte imprese verrebbero divise in due dalla nuova strada con grandi disagi sotto il profilo della operatività: per raggiungere l’altra parte dei propri terreni, saranno costretti a utilizzare le poche rotatorie previste. Tra variante e ampliamento della zona industriale di Sant’Agostino si rischia la cementificazione di una vasta area. Anche questo è un gravissimo effetto collaterale”.
Il comitato vuole ragionare sulle cose e tra queste “cose” ci sono anche i disagi di Pontenuovo, disagi che non si rivolvono semplicemente spostando il problema; la soluzione non può essere “mors tua vita mea”. Di sicuro Chiesina Montalese non “venderà” il proprio territorio alle esigenze industriali di Montemurlo e Prato.








Ma non erano state eliminate le provincie?