mercoledì, Settembre 9, 2026

Luca Del Sarto, vocal coach e sperimentatore

di Elisabetta Branchetti

PRATO – Luca Del Sarto è un vocal coach, cantante, tecnologo vocale e produttore artistico.
Dopo un incidente stradale avuto a cinque anni, divenne un bambino molto introverso e molto sensibile.
Durante l’adolescenza, guardando i cantanti esibirsi, sentì risuonare dentro sé una “chiamata”, un richiamo irresistibile verso il mondo della musica. Nonostante non avesse un talento innato e non sapesse nemmeno da dove cominciare, qualcosa lo spingeva verso questa nuova avventura.
Dalle prime difficoltà nel trovare la sua strada nel mondo del canto, ha imparato l’importanza dello studio e della ricerca costante. Questo lo ha portato a diventare anche uno sperimentatore vocale, per conoscere e capire cosa la voce potesse fare anche al di là del canto.

Luca Del Sarto

Come hai approfondito questa avventura?
Grazie a incontri con insegnanti di fama nazionale e internazionale ho perfezionato la tecnica vocale e sviluppato un approccio unico e personale al canto facendo un gran lavoro su me stesso. Oggi la mia missione come didatta è quella di aiutare gli altri a trovare la propria voce, non solo nel senso letterale, ma anche nel senso più profondo del termine. La mia esperienza personale mi ha sicuramente aiutato in questo intento, capendo chi ha difficoltà nell’esplorare il potenziale della propria voce. Fino ad oggi è stato un viaggio segnato da dolori e gioie, una crescita personale alla scoperta del potere trasformativo della musica nella vita di ognuno di noi.

Raccontami le tue esperienze

Le esperienze più significative a cui sono maggiormente legato, oltre chiaramente lo stare sul palco, sono il fatto di essere da diversi anni relatore al convegno biennale “La Voce Artistica” organizzato da Franco Fussi e tenutosi a Ravenna. Ho avuto l’opportunità di portare le mie ricerche e il mio modo di vedere la voce e la relazione tra tecnica vocale e tecnologia in un evento molto importante che unisce insieme il mondo sanitario con quello artistico, un modo per mettere insieme foniatri, logopedisti e artisti vocali.
Oltre a questo sono anche tra i docenti del master di “Alta Formazione in Vocologia Artistica”, dove porto una mia lezione su Vocal Technology. Sempre con Vocal Technology sono stato anche al Cet di Mogol per tenere una lezione per il Tour Music Fest. Oltre a tutto il mio lavoro sulla tecnologia ad uso vocale, le mie esperienze di ricerca mi hanno fatto sperimentare molto con la voce, dalla vocal persussion, al canto armonico, alle circlesong, agli arrangiamenti in voce solo con loop station e molto altro. La voce può essere un viaggio molto affascinante se abbiamo l’apertura mentale per percorrerlo.

Hai avuto modo di produrre artisti?

Diversi anni fa stavo solo insegnando canto, un mio allievo aveva scritto una canzone e mi chiese se c’era modo di poter creare una base musicale. Da quel momento in poi sono entrato anche nel mondo della produzione artistica, poiché ho trovato veramente bello dar vita alla musica di un brano inedito. Feci diverse sue canzoni e successivamente entrò anche a far parte del cast di Amici di Maria. Pochi anni fa invece ho prodotto l’intero album di Lee Handrow (Empty Roads), è stata una sfida ancor più grande e della quale sono tanto fiero poiché è stato davvero un gran lavoro, fatto col cuore e potete trovare i brani sugli store digitali dell’artista.

Luca Del Sarto

Hai insegnato canto mentre adesso fai solo il vocal coach?

In questi ultimi quindici anni ho insegnato canto e solo sporadicamente facevo il vocal coach. Da questo anno ho deciso di smettere di insegnare canto per dedicarmi solo al lavoro di vocal coach e di produttore artistico perché per come ho vissuto io questa esperienza è cambiato talmente tanto il settore didattico da non appartenermi più. Secondo me la didattica si sta sempre più allontanando dall’arte vocale e dalla professione del fare il cantante, facendolo rimanere qualcosa di molto teorico e a tratti quasi astratto, vissuto solo come passatempo invece che seriamente. Parlo chiaramente in generale, poi ci sono anche eccezioni, però in questi ultimi anni il settore didattico è cambiato veramente tanto, forse ha perso i contatti con la realtà musicale italiana, soprattutto quella pop e mainstream.

I tuoi progetti in futuro quali saranno?

Nell’immediato futuro partirà un progetto molto ambizioso, Vocal Technology Academy, un master annuale per diventare tecnologo vocale. Dopo più di dieci anni di seminari e masterclass in cui ho cercato di divulgare la conoscenza su microfoni, compressori, effetti vocali, loop station e molto altro dall’ottica del vocal coach e del cantante, ho pensato che mancasse una figura del tutto nuova rispetto ad un fonico non specializzato sulla voce artistica e soprattutto oggi non si può pensare ancora come trenta o quaranta anni fa quando parliamo di musica moderna, altrimenti il rischio è quello di non evolvere in Italia non per mancanza di contenuti, ma di “contenitori adeguati”. Un progetto in cui credo tanto, nel quale sono coinvolti anche altri docenti esperti in ognuna delle discipline che andrò ad inserire nel programma, perché secondo me lavorare in team porta sempre ottimi risultati.

Nonostante le mille problematiche abbandoneresti la musica?

Il settore musicale è molto cambiato, soprattutto in questi ultimi anni. Sono sempre meno i luoghi dove poterla fare live, alle persone non interessa più come aggregatore sociale ed è forse diventato solo il sottofondo della loro vita. Si va ad un concerto forse più per dire “io c’ero” e documentarlo sui social piuttosto che per il piacere di godersi lo spettacolo senza prendere in mano lo smartphone.
Io ho solo paura che in ambito pop diventi col tempo qualcosa che ascolteranno solo i musicisti che la suonano, cosa che già avviene parecchio in alcune nicchie di settore e questo lo trovo molto brutto, per me la musica è una relazione con l’ascoltatore, ma sempre più sento chi la fa solo per se stesso, per il proprio piacere personale, questo secondo me non porta a creare una relazione con un pubblico, porta a rimanere da soli, che va bene far ciò che ci piace, ma così è destinato a rimanere nella propria cameretta e far video per i social, come ormai succede da anni e poi ai concerti chi ci va? Personalmente potrei anche decidere di voler abbandonare la musica, ma lei molto probabilmente non abbandonerebbe mai me. Come diceva Friedrich Nietzsche: “Senza musica la vita sarebbe un errore”.

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