ATENE – Tre finali di coppa disputate, zero trofei vinti: è questo il bilancio finale dell’era Italiano in quella che sta diventando una vera e propria “maledizione” per la squadra viola.
L’anno scorso la Fiorentina aveva perso la finale di Coppa Italia contro l’Inter uscendo a testa alta dal match e per larghi tratti giocando alla pari contro una squadra più forte dal punto di vista tecnico. Equilibrata e ben giocata fu anche la finale di Conference League a Praga contro gli inglesi del West Ham, dove fu un mix di sfortuna e inesperienza a punire l’undici viola a pochi secondi dal novantesimo, quando ormai i supplementari sembravano a un passo.

Quest’anno invece per la finale di Conference di Atene c’erano sensazioni diverse: il percorso netto compiuto dalla Fiorentina in questa competizione e il buono stato di forma evidenziato anche nelle ultime partite di campionato aveva generato ottimismo e fiducia anche a fronte di un avversario che, seppur dotato di buone individualità, una valida organizzazione di gioco e l’esperienza europea, appariva sulla carta abbordabile, tanto che i bookmakers indicavano proprio i viola come i favoriti per la vittoria finale.
Ma dopo un buon inizio di partita, con la Fiorentina a rendersi pericolosa in più occasioni nel primo quarto d’ora, i viola si sono via via “spenti” e si sono “adattati” al gioco dell’Olympiakos, una squadra corta e ben messa in campo dall’allenatore spagnolo Mendilibar (l’anno scorso trionfatore dell’Europa League con il Siviglia in finale contro la Roma), che ha affrontato la gara con grande intensità e ritmo, ma che pure ha messo in mostra limiti tecnici non sfruttati dai viola. La Fiorentina, questa è la sensazione, è rimasta “incartata” dai greci, è stata incapace di sviluppare azioni fluide e manovrate “rinunciando” alle idee di gioco di Italiano e nel corso dei centoventi minuti è riuscita a creare solo due occasioni pericolose nello specchio della porta, con i tiri “masticati” da Kouamè e Ikonè: troppo poco per pensare di vincere.
Ne è venuta fuori una partita oggettivamente brutta, tra lanci lunghi a cercare le sponde degli attaccanti, palloni alti, poche azioni corali palla a terra, la ricerca continua dei calci piazzati, un gioco spesso frammentato e le difese pronte a “spazzare via” senza fronzoli i palloni vaganti in area rinunciando spesso alla costruzione dal basso.
Con i supplementari è subentrata anche la paura in entrambe le formazioni, ma i greci hanno dato l’impressione di essere più freschi dal punto di vista fisico e atletico e più motivati nel cercare la via della rete: il goal di testa in tuffo di El Kaabi a quattro minuti dalla fine dei supplementari è stato in un certo senso l’esito naturale di una partita in cui la Fiorentina stava giocando con un atteggiamento troppo leggero e timoroso che anche i cambi effettuati da mister Italiano non sono stati in grado di modificare. E gli ulteriori minuti di pausa successivi alla rete, in attesa della convalida o meno del goal da parte del VAR (si doveva infatti valutare la posizione di partenza dell’attaccante marocchino dell’Olympiakos, se regolare o in fuorigioco), non hanno fatto che prolungare l’agonia dei tifosi viola, anche quest’anno puniti da una rete avversaria poco prima dello scadere.
Molti dei protagonisti attesi alla vigilia hanno deluso con una prova opaca e inferiore alle aspettative: Nico raramente è riuscito ad accendersi e a mettere in difficoltà la difesa greca con le sue progressioni, Bonaventura e Mandragora non hanno brillato a centrocampo, Belotti in avanti è stato impalpabile e Ikonè si è intestardito in dribbling e spunti personali come purtroppo gli è accaduto di fare spesso quest’anno.
Dai circa 7mila tifosi presenti all’Aek Arena che hanno affrontato il viaggio fino ad Atene, ai 20mila riuniti al Franchi per seguire la partita sui maxischermi allestiti sul campo di gioco, fino a tutti gli altri che hanno seguito la partita in televisione nelle case o nei locali, il popolo viola deve di nuovo fare i conti con la frustrazione e l’amarezza di una sconfitta che certamente non cancella il bel percorso compiuto quest’anno dalla squadra viola in Europa e anche in campionato (l’ottavo posto assicura la partecipazione alla Conference League anche per la prossima edizione, che sarà la terza con consecutiva disputata dai viola), ma che rappresentava l’occasione giusta e alla portata per tornare a vincere un trofeo dopo oltre venti anni e per chiudere in trionfo il percorso compiuto in questo triennio sotto la guida tecnica di Vincenzo Italiano.
L’amara notte ateniese sancisce di fatto la fine del suo ciclo sulla panchina viola, con la Fiorentina che prenderà parte anch’essa a quel “valzer delle panchine” che sta interessando quasi tutta la Serie A. In estate si immaginano anche cambiamenti alla rosa che dovranno arrivare da un mercato condotto in maniera attenta e oculata, con un occhio ai bilanci e l’altro all’aspetto tecnico: non è ormai un mistero che il problema principale della Fiorentina risieda nelle difficoltà croniche dell’attacco e in particolare nell’assenza di una punta centrale in grado di avere confidenza con la rete e di finalizzare la mole di gioco spesso prodotta dalla squadra. Dalla partenza di Vlahovic nel gennaio del 2022 in tanti hanno cercato di colmare il vuoto in avanti lasciato dall’attaccante serbo, ma le reti per la squadra viola sono arrivate soprattutto dai centrocampisti e dagli esterni d’attacco.
Ci sarà anche da rimpiazzare i giocatori che lasceranno la Fiorentina per la scadenza naturale del contratto, da capire le intenzioni di alcuni “senatori” della squadra (le sirene di mercato soprattutto in questi frangenti sono sempre in allarme) e da valutare le potenzialità dei giovani, Kayode su tutti, che quest’anno si sono messi in luce guadagnando spazio fra i titolari.
Smaltita la delusione cocente per la sconfitta di Atene e dopo il recupero di domenica contro l’Atalanta, valido solo per le statistiche, ci sarà da mettersi al lavoro per iniziare a programmare la prossima stagione sotto una nuova guida tecnica che dovrà rilanciare il “progetto viola” e il percorso di crescita e consolidamento di squadra e società portato avanti dal presidente Commisso.









