di Letizia Gaeta
SA PA (VIETNAM) – Quando sali sullo sleeping bus diretto a Sa Pa, le aspettative si alzano a dismisura perché i trekking tra le risaie sono tra le mete più famose, non solo del Vietnam ma di tutto il Sud-Est Asiatico.

Le sei lunghissime ore di strada che dividono Hanoi da Sa Pa sembrano non trascorrere mai, ma l’arrivo… beh quello scava dentro l’anima e ti prende per il polso, tirandoti a sé e stringendoti in un forte abbraccio fin dal primo istante. Un po’ come Mama Sung e le sue mani tanto piccole quanto robuste, solcate da linee spesse e ruvide, segnate dal lavoro nei campi e dalla fatica di una vita che però lei non cambierebbe per niente al mondo: “Amo mostrare i miei luoghi e la mia casa a chi arriva in questo angolo di Paradiso, spero ne rimarrete estasiati”.
Giusto il tempo di rilassarci alcuni minuti e siamo di nuovo sballottati su un minivan che ci accompagna fino al punto iniziale del nostro trekking: quasi 5 ore di camminata tra fango e risaie, 14 meravigliosi e indimenticabili chilometri percorsi, circondati da infinitamente verdi terrazzamenti di riso.

Accanto a me Chu, una bambina di circa 8 anni che mi sostiene, indicandomi dove mettere i piedi e chiedendomi ininterrottamente: “You okay?”. Mama Sung ci spiega che la maggior parte dei piccoli che ci vengono incontro, sperando di venderci braccialetti fatti a mano e altri manufatti, sono in vacanza dalla scuola. Il problema dell’abbandono scolastico in questi villaggi è uno dei più ricorrenti: quasi sempre sono proprio le madri a ritirare i figli dalle scuole anche in tenera età, soprattutto quando si accorgono che potrebbero contribuire alle spese familiari.
I loro occhi pieni di tristezza si posano leggeri sui miei, mentre le minuscole e sottili dita delle loro mani avvolgono il mio braccio in una stretta amara, ma che avverto colma di speranza. Non credo riuscirò mai a riprendermi dal suono dello zampettìo dei loro piedi scalzi tra pozzanghere e fango, né tanto meno dai loro sguardi intensi e penetranti.

Intanto il sole sopra le nostre teste è rovente e illumina il cammino davanti a noi. Ci arrampichiamo, a volte trascinandoci, tra il verde delle piante, l’arancione della terra e l’azzurro delle acque che compongono il maestoso paesaggio tipico di Sa Pa.
“Ehi Letisaaaaa – sento chiamare a gran voce – non è la strada giusta”. Mi volto e scorgo Mama Sung saltellare da una parte all’altra del percorso per farsi riconoscere. Chu continua a tenermi la mano, quasi preferirei poterla sfilare via, per avere più equilibrio, ma la sua tenerezza ha ormai conquistato ogni frammento del mio cuore.
La strada sembra non terminare mai, la stanchezza nelle gambe si fa sentire ed è forte il desiderio di sedersi almeno per un minuto, recuperando le energie.
Non faccio in tempo a pensarlo che finalmente mi ricongiungo con il gruppo: scattiamo alcune fotografie tutti insieme ed è già il momento di tornare a camminare.

“Mancano tre persone, chi viene a giocare? – sono di spalle, non capisco di cosa stiano parlando, ma alla vista di un campo di calcetto inizio a correre perché un’esperienza del genere non ricapiterà facilmente: Mama Sung è una donna dalle mille sorprese e in men che non si dica ha già organizzato una partitella con una decina di ragazzi del villaggio. Squadre miste, sorrisi alle stelle e sudore sulle maglie. Non mancano colpi di classe da parte di Xuan, un giovanissimo e gracile attaccante che sovrasta tutti in quanto a tecnica e velocità. Mi fermo a osservarli perché loro, al contrario nostro, non hanno scarpe ai piedi, ma non smettono mai di ridere. Ogni tocco di pallone corrisponde a una risata fragorosa che porto con me come il più bello dei regali.
Il calcio è uno sport che unisce, è una frase detta e ridetta a cui tempo fa avevo smesso di credere, ma questi viaggi hanno la capacità di far cambiare idea e così, a 930m di altitudine, 8536 km di distanza da casa e con 43 gradi percepiti, sono tornata ad amarlo nella sua essenza più pura. E mentre rifletto sul calcio succede l’incredibile: il più piccolo dei dieci mi prende per mano e guardandomi negli occhi mi dice qualcosa che non so tradurre, chiedo a Mama Sung e rimango esterrefatta dalla purezza delle sue parole che colpiscono le corde più profonde della mia anima: “Se ti impegni, anche essere tristi può essere divertente”. Perché, in fin dei conti, non c’è niente di meglio di una partitella a calcetto per ridere con il cuore.

Non riesco a rimanere concentrata sulle azioni perché il paesaggio intorno a me assomiglia a quello visto nei film e che mai avrei pensato di poter visitare e le persone con cui condivido questi attimi di bellezza sembrano uscite da un mondo parallelo del quale non conosco granché. Eppure immagazzino ogni frammento come se fosse il più importante, il migliore che potessi desiderare di vivere. Ci diamo il cinque come se ci conoscessimo da sempre, come se il giorno successivo fosse possibile organizzare un’altra partita. Vorrei chiedere loro un milione di cose, mi rendo conto che questo rientra tra gli attimi che non hanno bisogno di parole per essere spiegati. I profumi, i colori, i suoni e gli occhi appassionati di 10 ragazzi vietnamiti sono l’unica cosa di cui ho bisogno per ricordare e raccontare di una partitella di calcetto tra le risaie di Sa Pa.
Mama Sung ci richiama all’ordine, mancano ancora due ore all’arrivo e sarebbe meglio evitare il buio a causa del terreno scivoloso e delle difficoltà che potremmo incontrare. Vorremmo aver lasciato loro almeno un quinto di quello che loro hanno donato a noi in soli 20 minuti, chiediamo quindi al piccolo Thung di seguirci e con l’aiuto della nostra guida compriamo tutto ciò che vorrebbero lui e i suoi amici per fare merenda. Lo guardo allontanarsi con una busta pesantissima sulle spalle e gli urlo: “Ochoa”, che nella lingua del suo villaggio significa “Grazie”.
Grazie a te piccolo Thung e ai tuoi amici per avermi regalato piccoli momenti di felicità.
Grazie a te piccola Chu per esserti presa cura di me e avermi chiesto a ogni passo incerto “You okay?”.
E infine, grazie a te Mama Sung per l’energia, la dolcezza e la bontà con cui ci hai accompagnato in questa nostra avventura.









