PISTOIA – Nel giardino del polo culturale Puccini Gatteschi a Pistoia è stato presentato l’ultimo libro di Barbara Beneforti, “Il tempo dell’incanto”.
Si tratta del quarto romanzo di Beneforti che ha scritto anche saggi su cose più legate alla sua attività lavorativa riguardante l’immigrazione. Abbiamo partecipato e le abbiamo rivolto alcune domande.

Come hai iniziato la tua carriera di scrittrice?
Con la narrativa ho iniziato nel 2011 con la pubblicazione di un romanzo ispirato alla storia della mia famiglia che si intitolava “L’ultima stagione”. Volevo scrivere una cosa per lasciare traccia nella mia famiglia partendo da una storia che mi raccontava sempre mio nonno, poi è diventato invece un romanzo. E’ piaciuto a quelli che l’hanno letto e questa cosa mi ha incoraggiato a proseguire.
Quali sono le tematiche che ti piacciono di più, che ti spingono a scrivere?
Mi piace raccontare storie di donne sconosciute, non famose, che vivono un po’ a margini. Ambientate sempre un po’ in periferia o in montagna, le “mie” zone che conosco e che frequento, in un periodo storico che mi interessa. Il primo romanzo e anche il secondo erano ambientati durante il periodo dei risorgimento durante la terza guerra d’indipendenza, periodo che ho studiato e a cui mi sono dedicata. Con “Il tempo dell’incanto” ho fatto un salto di cent’anni.
Senza fare eccessive anticipazioni, ci puoi parlare del libro?
Il cuore della storia parte dal 1968 e attraversa gli anni Settanta, con tutte le cose belle e brutte che sono successe in quel periodo. Tre ragazze, Diana, Kira e Nora si trovano ad avere 18 anni nel 1968, coinvolte quindi in questo turbine di vento nuovo, voglia di cambiare, passione politica, interesse per le cose comuni.
Poi c’è Luke, che è il personaggio maschile principale, ed è il grande amore di una di loro. Perché questa è anche una storia d’amore, oltre che di di donne, di sorellanza, di impegno. Cominciano a frequentare dei gruppi durante il periodo universitario. Fanno le prime manifestazioni, si appassionano a questo fermento che c’è, a questa voglia di cambiare, con la sensazione che probabilmente c’era allora ovvero che tutto fosse davvero possibile e che il cambiamento della società fosse imminente, anche se poi non era così.
Nel loro sentire però lo era senz’altro, poi piano piano nel corso del decennio successivo si avvicinano a collettivi femministi e quindi alla storia di donne che a un certo punto prendono coscienza del loro essere donna e che passano l’ultimo periodo dell’impegno come femministe militanti.
Poi il romanzo ha un suo una sua successione di eventi anche nel tempo futuro fino a giorni nostri in cui queste ragazze sono diventate ormai grandi ma non hanno perso la voglia di combattere, di cambiare per le cose che loro ritengono giuste.
Dove è ambientato?
In parte è ambientato in una città di provincia che potrebbe essere Pistoia e in parte è ambientato in un paesino del nostro Appennino che potrebbe essere Torri, anche se si chiama Poggio Lustro.

Come è stato accolto questo libro?
È uscito il 31 dicembre del 2023 perché l’editore voleva farne una strenna per il nuovo anno. Ho fatto già un diverse presentazioni e l’accoglienza dipende molto da posti dove viene presentato. Complessivamente hanno avuto un buon riscontro ci sono state persone che hanno fatto anche degli interventi, hanno chiesto delle cose, soprattutto gli ex, quelli di quel periodo lì, i sessantottini e settantasettini. Mi ha fatto molto piacere che mi siano arrivate alcune mail da parte di loro.
La Casa Editrice Tralerighe libri di Lucca si impegna soprattutto sulla storia del Novecento, quindi è un editore che pubblica soprattutto saggi, però ha una collana di letteratura che deve avere comunque un’attinenza con la storia del Novecento in qualche modo.
Siamo andati al Salone del Libro di Torino, è stato molto divertente anche perché ho avuto l’occasione confrontarmi con persone fuori di Pistoia e ho avuto tanti e buoni riscontri, abbiamo venduto tutto, insomma davvero una bella esperienza.
L’ho presentato a Roma alla Fiera dell’editoria delle Donne, dove erano presenti persone molto qualificate. Adesso sto continuando a fare firma copie, ho fatto una trasmissione alla radio, cerco di promuoverlo perché credo tanto in questo libro.
Da quale archivio hai attinto le informazioni?
Questa cosa è importante anche perché la parte relativa alla documentazione è stata una gestazione lunga. Tutti i materiali che ho consultato per costruire il canovaccio storico, che credo sia abbastanza rigoroso, sul quale poi ho fatto muovere tutti i miei personaggi della storia, è stata fatta all’archivio “Roberto Marini, oltre il secolo breve” che si trova al numero 9 della Galleria Nazionale a Pistoia. E’ una miniera d’oro per chi ha interesse a svolgere delle ricerche sulla storia politica e sociale. Perché c’hanno tanti quotidiani, innanzitutto, e riviste, anche le riviste popolari.
Ho letto tantissimi articoli, per esempio, su Panorama, su L’Europeo, di quegli anni. Da lì ho tratto una miriade di spunti, poi c’è tutta la parte musicale, ho ascoltato i dischi del periodo per entrare nel clima. Tutte queste informazioni mi sono servite perché una delle protagoniste della storia, dalla strage di Piazza Fontana in poi, ha cominciato una “collezione di catastrofi”, raccogliendo tutta una serie di articoli di giornale, fotografie, immagini che l’hanno accompagnata poi fino al tempo di oggi.

A quali progetto o studi stai lavorando attualmente?
Da ormai trent’anni giro sempre con un quadernino nella borsa e quando sento una parola, una frase, un argomento che mi intriga me lo appunto, mi scrivo quella frase che a me è piaciuta. Questo mi serve perché a volte, di solito d’estate nelle ferie, mi metto lì a riguardare che ho scritto e mi vengono le idee.
Ora mi è venuta fuori questa cosa sulla violenza sulle donne, di cui non c’è traccia nel libro, perché è un libro sulle donne ma non sulle violenze. Siccome fra la documentazione che avevo raccolto ho trovato tantissimi articoli sui fatti del Circeo, i Pariolini eccetera mi piacerebbe creare una storia ispirata a questo.










