giovedì, Settembre 10, 2026

Venezia. “L’oro di Napoli” in apertura del Festival del Cinema

di Giacomo Martini

VENEZIA – Sarà uno dei più grandi capolavori del cinema popolare italiano, “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica, ad avere l’onore della preapertura della 81ma Mostra d’arte Cinematografica di Venezia, in occasione dei 50 anni dalla scomparsa del grande regista e a 70 dall’uscita del film.

La pellicola avrà la sua prima mondiale martedì 27 agosto alle 20.30 nella Sala Darsena del Lido, nella nuova versione del film restaurata in 4K a cura di Cinecittà, per iniziativa della Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, a partire dal negativo scena 35mm e dal negativo colonne ottiche 35mm mono, sotto la supervisione artistica di Andrea De Sica. 

L’oro di Napoli, traeva il soggetto dall’omonima raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, nella riduzione cinematografica di Cesare Zavattini che lo sceneggiava con lo scrittore e lo stesso De Sica. Prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, il film è suddiviso in 6 episodi in cui si raccontano alcune delle tante – e universali – facce di Napoli attraverso i capitoli: Il guappo, Pizze a credito, Il funeralino, I giocatori, Teresa e Il professore. A interpretarli, un cast con alcuni dei più grandi artisti della storia dello spettacolo italiano, tutti semplicemente in stato di grazia: Totò, Sophia Loren, Silvana Mangano, Paolo Stoppa, Eduardo De Filippo, Tina Pica, e lo stesso Vittorio De Sica. Un teatro di Napoli che diventa Theatrum Mundi, grazie a una capacità raffinata nel tempo e sublime di alternare toni drammaturgici nella stessa sequenza, dalla commedia al dramma, dal farsesco all’intimista alla cronaca sociale. Una capacità di scrittura su testo e su scena, che si realizza in una composizione registica straordinaria, che per ogni episodio trova una chiave espressiva particolare. Con due delle più grandi dive italiane di sempre, il nostro più grande talento comico, il più grande drammaturgo in scena, un cast artistico e tecnico di primissimo ordine orchestrato dal regista, il film si presenta con una ricchezza degna del suo titolo. 

Vittorio De Sica

De Sica lo realizzò in un passaggio particolare della propria carriera, di riflessione sull’esplosione, i successi e le incomprensioni del Neorealismo. Veniva dal quartetto di titoli che aveva e avrebbe sconvolto l’estetica e l’etica cinematografica mondiale – Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D. – e il tentativo di produzione “americana” di Stazione Termini. Una speranza di ricostruzione e salvezza, di sopravvivenza e vita, che nell’Italia  del ’54 era di tutto un paese.

Ancora oggi, la commozione e il riso che scatena L’oro di Napoli possono ben rappresentare non solo un carattere specifico del cinema italiano di sempre, ma di uno spirito italiano.

Presentato in concorso a Cannes nel 1955, il film venne premiato ai Nastri d’argento per la miglior attrice a Silvana Mangano e per il miglior attore a Paolo Stoppa, L’oro di Napoli è stato selezionato fra i 100 film italiani da salvare.

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