di Giacomo Martini
PORRETTA – La carenza di personale medico e, in generale, di operatori sanitari, rappresenta un problema e mette a dura prova il sistema sanitario regionale e in particolare anche l’Ospedale di Porretta Terme, un servizio fondamentale per tutta l’area appenninica tosco-emiliana.

Da anni è in atto una riduzione ed un depotenziamento dei servizi sanitari offerti ai cittadini. In particolare le scelte regionali si sono mosse per un taglio dei vari punti nascita dislocati presso i vari nosocomi della Regione con la conseguente promessa di riapertura; in particolare la mancanza del secondo medico ginecologo ha determinato una grave limitazione all’attività medica ambulatoriale presso l’Ospedale di Porretta Terme.
In particolare, risulta che l’attività medica ambulatoriale sia svolta dal lunedì al sabato compreso, dalle 8 alle 14, inoltre la reperibilità è garantita dal mercoledì dalle ore 14 alle ore 14 del venerdì. In altri termini, la reperibilità, drasticamente ridotta, comporta la mancanza del servizio medico durante il fine settimana (dalle ore 14 del venerdì), oltre che nei pomeriggi e nelle notti del lunedì e martedì.
L’ordine dei medici e le associazioni di categoria hanno più volte segnalato il problema della mancanza dei medici nelle strutture sanitarie regionali. La situazione attuale di carenza è dovuta principalmente a scelte compiute negli ultimi anni.
Adesso la Giunta regionale deve garantire un intervento urgente volto a garantire la regolare funzionalità del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Porretta Terme e a garantire una gestione socio- sanitaria adeguata alle richiesta dei cittadini che si traduca nella assunzione di nuovi medici ed infermieri a cominciare dalla sostituzione del personale pensionato.
Gravissime sono anche le carenze di gestione e assistenza prettamente sociale, in primis l’handicap adulto e infantile, gli anziani e l’assistenza domiciliare. Le difficoltà di tutto questo comparto sono molto più a rischio nella montagna anche a causa delle difficoltà di comunicazione. Nel passato erano i Comuni ad occuparsi del “sociale”, oggi sono stati svuotati di risorse e personale specifico e devono sopportare le critiche anche durissime della popolazione senza nessuna responsabilità.









