giovedì, Settembre 10, 2026

L’esperienza di X Factor, il rapporto col pubblico, i live all’estero: intervista agli Animaux Formidables

EMPOLI – Una band “misteriosa” e di forte impatto, che da quasi due anni porta avanti un progetto artistico originale e un po’ fuori dagli schemi.

Il concerto dei Marlene Kuntz al Beat Festival di Empoli è stato aperto dal live degli Animaux Formidables, duo dall’identità misteriosa, composto da Mr e Mrs Formidable.

Caratteristica inconfondibile e più appariscente del duo è l’utilizzo di una maschera nera in latex con orecchie da gatto a celare i volti, maschera che compare anche in tutte le loro foto sui profili social. Impossibile, quindi, stabilire il loro aspetto senza maschera, così come non si conoscono i loro veri nomi: gli Animaux Formidables preferiscono rimanere nell’anonimato e indossare le maschere per dare l’idea di poter essere chiunque si voglia.

Gli Animaux Formidables in concerto sul palco del Beat Festival di Empoli (foto di Simone Chelucci)

Il duo ha iniziato il proprio progetto musicale nel 2022 con il produttore Marco Fasolo: il loro primo album, “We Are Animals” è uscito a febbraio 2023, è stato registrato interamente in analogico e riprende il tema degli animali già richiamato dalle maschere in latex. Nello stesso anno gli Animaux Formidables hanno partecipato alla 17ma edizione del talent show X Factor, e, pur eliminati al termine della prima puntata, si sono fatti conoscere al grande pubblico e hanno contagiato i giudici e gli spettatori con la loro ventata di rock, glam e blues.

Al termine dell’opening act al Beat Festival abbiamo avuto modo di intervistarli per conoscere meglio la loro esperienza e il loro progetto.

Chi sono oggi gli Animaux Formidables?

Siamo sempre gli stessi di quando abbiamo iniziato a suonare, c’è la stessa voglia, la stessa carica emotiva, c’è forse maggiore coesione tra noi anche a livello umano e sentimentale. Era un po’ una scommessa, perchè stare sempre a fianco e lavorare insieme fra tour, spostamenti, stress, poteva causare problemi all’interno della coppia: invece questo progetto ci ha rafforzati, tanto che stiamo festeggiando il terzo anniversario di matrimonio! Siamo gli stessi di ieri, con un sacco di chilometri in più sulle gambe e una maggiore esperienza e consapevolezza.

Che cosa ha rappresentato per voi la partecipazione al talent show X Factor?

È stata un’esperienza che non ci ha cambiati, abbiamo capito che quel mondo lì non fa per noi. Ci piace suonare nell’atmosfera da club, vivere il contatto diretto e fisico con il pubblico, esaltarci in una dinamica più umana, perchè alla fine nell’esibizione in tv c’è molta finzione, c’è questo filtro che nasconde un po’ l’autenticità dell’artista ed è difficile entrare in empatia con il pubblico. Lì sei continuamente inquadrato da una telecamera che ti mette una certa pressione: questo ha anche dei lati positivi perché ti permette di tirare fuori energie e risorse che non pensavi di avere, però preferiamo una dinamica diversa.

In ogni caso è stata un’esperienza che vi ha rafforzati e fatti crescere in consapevolezza…

Senza dubbio ha avuto il merito di consolidare le cose che ci piacciono e che funzionano per noi e per il nostro pubblico, ci ha aiutati a scremare le cose che non ci servono, ci ha svezzati nello stare su un vero palco televisivo fra telecamere, luci e tecnici. In questo senso è stata una bella palestra perché fino a quel momento eravamo abituati a suonare sui piccoli palchi dei club: abbiamo imparato molto e ci ha aiutati a maturare un approccio più professionale.

La partecipazione a X Factor ha amplificato il vostro lavoro?

Direi di sì, inevitabilmente siamo arrivati a molto più pubblico, anche se di carattere effimero e magari limitato solo a questa trasmissione. Soprattutto siamo arrivati agli occhi e alle orecchie degli addetti ai lavori, che ci hanno permesso di crescere e di compiere un ulteriore passo in avanti grazie alle loro professionalità: per un progetto come il nostro vuol dire molto avere la possibilità di essere gestiti e assistiti professionalmente nell’organizzazione dei tour, nella promozione, nella logistica, nella cura di tutti gli aspetti burocratici.

Dall’altra parte, è un po’ una lama a doppio taglio perché all’inizio hai una cerchia ristretta di estimatori, poi quando arrivi al grande pubblico crescono in maniera esponenziale anche i critici e gli odiatori pronti a “sparare” il loro giudizio negativo. Siamo sempre pronti a metterci in gioco e in discussione, accettando i consigli e le critiche costruttive, però non ci vogliamo snaturare o fare altro per compiacere qualcuno: questa esperienza ci ha dato una grande spinta, una grande forza per portare avanti il nostro progetto e fare quello che ci piace. È la nostra esigenza espressiva, che vogliamo portare avanti perchè ne sentiamo il bisogno.

Com’è stata l’esperienza dei concerti all’estero? Anche in questo tour estivo avete iniziato con alcune date in Belgio e in Germania…

Un’altra palestra per la nostra crescita professionale, molto faticosa ma allo stesso tempo emozionante e capace di regalarci grandi soddisfazioni. la prima data all’estero è stata Bruxelles lo scorso mese di giugno: abbiamo avuto un’accoglienza fenomenale, davvero non ce lo aspettavamo. Il locale pieno, la gente entusiasta, l’atmosfera pazzesca: un battesimo da ricordare.

Anche gli altri concerti in Germania sono andati bene, ma questo lo ricordiamo con piacere perché per noi era un debutto, avevamo qualche timore sulla risposta del pubblico, invece è andato tutto alla grande.

Forse all’estero c’è più “apertura” verso il vostro genere, che in Italia incontra maggiori resistenze…

Ci teniamo a sottolineare che noi siamo molto grati all’Italia, ci lavoriamo da due anni e nonostante il nostro sia un genere considerato di nicchia, la risposta e la voglia di farci suonare c’è sempre stata.

All’estero abbiamo percepito più elasticità e trasversalità di ascolto verso la nostra musica, nei prossimi anni ci piacerebbe spostarci di più verso altri Paesi: in Italia possiamo continuare a rimanere in questa dimensione facendo concerti nei club, partecipando a piccoli festival o aperture ad artisti più affermati, mentre all’estero secondo noi c’è la possibilità di coltivare un pubblico tutto nostro.

Da noi non manca la curiosità, l’abbiamo riscontrata fin dai nostri primi live, non è nemmeno un problema di mancanza di spazi perché a giro per la penisola ci sono tanti club che ospitano artisti e generi un po’ fuori dall’ambito commerciale, è più che altro un discorso di nuove opportunità che si potranno aprire in futuro.

Altri progetti in corso?

Stiamo scrivendo nuovi pezzi, con sperimentazioni e contaminazioni di diversi mondi, e stiamo di conseguenza preparando il nuovo live show. Ci teniamo a ringraziare i Marlene Kuntz che ci hanno adottati e dato la possibilità di aprire alcuni dei concerti del loro tour “Catartica”: è un grande onore per noi poter condividere il palco con una band che è sempre stata nei nostri ascolti.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI