mercoledì, Settembre 9, 2026

In mostra a Bologna l’indagine di Ai Weiwei su se stesso e la propria arte

BOLOGNA – “Chi sono io?”. Una domanda introspettiva su se stesso e sulla propria arte a cui l’artista cinese Ai Weiwei cerca di rispondere nella sua nuova mostra.

Dopo la grande retrospettiva “Libero” a Palazzo Strozzi nell’autunno del 2016, che fece conoscere la sua arte al pubblico italiano, Ai Weiwei torna nel nostro Paese e lo fa con l’esposizione “Ai Weiwei: who am I?” negli spazi di Palazzo Fava a Bologna, in una mostra promossa da Fondazione Carisbo nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae e prodotta da Opera Laboratori in collaborazione con Galleria Continua.

L’esposizione è curata da Arturo Galansino, già promotore e curatore della precedente mostra fiorentina, nonchè autore di una monografia sull’artista cinese per la collana Arte Dossier della casa editrice Giunti.

L’artista cinese Ai Weiwei all’interno della propria mostra personale a Palazzo Fava

Come indica il titolo, ispirato da una conversazione dell’artista con l’intelligenza artificiale, la mostra a Palazzo Fava presenta Ai Weiwei e il suo universo creativo, in una tensione continua tra tradizione e sperimentazione, conservazione e distruzione. Le sue battaglie in favore dei diritti umani, l’impegno e la costante ricerca della verità da parte di Ai Weiwei, che lo hanno portato ad essere un perseguitato politico (nel 2011 fu incarcerato per quasi tre mesi per la sua opposizione al regime e la sua denuncia della corruzione del governo cinese), combinati alla sua capacità di utilizzare una vasta gamma di media per esprimere idee complesse e provocatorie, rendono questa mostra un evento fondamentale nel panorama artistico contemporaneo.

Gli spazi espositivi di Palazzo Fava presentano una selezione di una cinquantina di opere tra installazioni, sculture, video e fotografie, che testimoniano la versatilità e la profondità della ricerca dell’artista cinese.

Da una sala all’altra il visitatore resta colpito dalla varietà dei linguaggi artistici utilizzati, in un continuo dialogo tra le stesse opere esposte: Ai Weiwei, da sempre acuto sperimentatore e paladino di un’arte che si fa ponte e tramite fra la cultura orientale e quella occidentale, mette in connessione richiami alla millenaria tradizione cinese con le opere “rivisitate” della storia dell’arte europea, con esiti talvolta apertamente provocatori, talvolta più armonici e rilassanti. È un’indagine su se stesso e sulla propria arte che cerca di esplorare anche i meandri più nascosti, alla ricerca del significato più profondo e più intimo del fare arte.

Una sala del percorso espositivo

Il percorso espositivo termina con la proiezione del film documentario “Ai Weiwei: never sorry”, realizzato nel 2012 dalla regista statunitense Alison Klayman, che illustra la vita dell’artista non solo dal punto di vista professionale e dell’impegno politico e civile, ma cerca di svelare anche il suo lato più intimo e personale, nella sua vita quotidiana e nello stretto rapporto con la famiglia.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 4 maggio.

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