CASTELFIORENTINO – Un piccolo spazio museale, ben curato e organizzato, per custodire e valorizzare due tesori d’arte del primo Rinascimento fiorentino.
Dal 2009 è aperto a Castelfiorentino il Museo BeGo, dalle iniziali del pittore fiorentino Benozzo Gozzoli (1420-1497), uno dei principali animatori della prima fase del Rinascimento, attivo nella seconda metà del Quattrocento nel capoluogo toscano ma anche in numerosi altri centri fra Toscana, Umbria e Lazio. Forse discepolo di Beato Angelico, negli anni della sua formazione collaborò anche con Lorenzo Ghiberti e condivise con altri artisti quella fervida stagione culturale coincidente con l’età umanistica, dividendosi tra Firenze e Roma, dove i papi mostrarono ben presto di apprezzare i suoi lavori. Gli affreschi a tema sacro di Benozzo trovarono negli anni numerosi committenti, sia laici che ecclesiastici, e l’artista operò nella decorazione di cappelle private e tabernacoli e nella realizzazione di cicli di affreschi presso conventi, chiese e altri enti ecclesiastici.

Tra i suoi capolavori, il ciclo delle storie di San Francesco nell’omonima chiesa di Montefalco, il ciclo delle storie di Sant’Agostino nell’omonima chiesa di San Gimignano e la famosa composizione all’interno della Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, un’opera in cui Benozzo raffigura anche se stesso in un noto autoritratto e in cui l’episodio sacro della cavalcata dei re Magi è intriso di riferimenti alle vicende storiche e politiche del suo tempo.
Ma l’artista fiorentino fu presente anche nella zona della Valdelsa, dove la sua arte si concentrò soprattutto nella decorazione di tabernacoli. Intorno al 1467 con la sua bottega realizzò gli affreschi del Tabernacolo dei Giustiziati (oggi staccati e ricomposti all’interno dell’ex chiesa dei Santi Tommaso e Prospero a Certaldo), nel 1484 e poi nel 1491 su committenza di Grazia di Francesco, priore di Castelnuovo d’Elsa, portò a termine gli affreschi de Tabernacolo della Madonna della Tosse e del Tabernacolo della Visitazione.
I due edifici, in origine posizionati lungo la via Romea, battuta da viaggiatori e pellegrini in transito da e per l’Urbe, sono ancora presenti nel territorio del comune di Castelfiorentino, ma i loro affreschi per ragioni di conservazione e di tutela sono stati staccati negli anni Settanta del secolo scorso e sottoposti a un intervento di restauro; riportati all’antico splendore, sono stati ricoverati nei locali interni della Biblioteca comunale di Castelfiorentino fino all’inaugurazione del Museo BeGo, la loro nuova “casa” che ha finalmente permesso a tutti visitatori di scoprire questi due autentici “tesori d’arte” del nostro Rinascimento e di conoscere meglio l’arte pittorica di una figura significativa come Benozzo Gozzoli.
Lo spazio museale, pur limitato, è all’avanguardia dal punto di vista dell’organizzazione, delle iniziative promosse e dei servizi offerti ai visitatori, secondo i più moderni principi di un museo aperto a tutti, che non sia solo luogo di fruizione dell’arte, ma anche centro di promozione di attività culturali e sociali, con ricadute positive per l’intera comunità locale. E con una specifica attenzione verso i più piccoli, ai quali è dedicata una saletta vicino all’ingresso, nella quale dar libero sfogo alla propria creatività.

Dopo i panelli illustrativi con relativa spiegazione audio che introducono la visita, illustrando la biografia di Benozzo, la sua opera in Valdelsa e le tecniche compositive degli affreschi da lui realizzati, lo sguardo è subito catturato dal Tabernacolo della Visitazione, ricomposto al piano terreno del museo. Gli affreschi, realizzati da Benozzo tra il 1490 e il 1491, raffigurano alcuni episodi delle storie di Anna e Gioacchino tratti dal Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo e dal Vangelo di Luca, disposti su due registri, superiore e inferiore, e intervallati da elementi architettonici dipinti.
L’ordine di lettura delle storie ha inizio dalla parete interna, con la lunetta dove è rappresenta la cacciata di Gioacchino: egli mentre si trova a offrire incenso al Signore viene avvicinato dal sacerdote Ruben, che lo allontana dal Tempio biasimandolo per la sua infertilità. Nella tradizione ebraica non essere in grado di avere prole era, infatti, considerato un segno della maledizione di Dio. Proseguendo da sinistra verso destra, si passa alla scena del sogno di Gioacchino, in cui, pieno di vergogna, si allontana piangendo e si reca con i pastori e il suo gregge in una terra lontana; qui però ha una visione e un Angelo lo invita a tornare a casa, rivelandogli che per grazia di Dio la moglie Anna concepirà una figlia.
Nella parete esterna è raffigurato l’incontro di Gioacchino e Anna presso la Porta Aurea di Gerusalemme, che secondo gli studiosi presenta alcuni dettagli architettonici della Castelfiorentino dell’epoca di Benozzo con le sue abitazioni, le sue porte e la sua cerchia muraria: dettagli ai quali il pittore fiorentino si è probabilmente ispirato per la realizzazione di questa scena. Sul lato destro del tabernacolo è la scena con la natività della Vergine: Anna e Gioacchino hanno potuto concepire Maria, la nuova Eva e madre del figlio di Dio. La lettura riprende quindi in senso antiorario lungo il registro inferiore, dove purtroppo i danni provocati dalle frequenti piene del fiume Elsa, che scorreva poco distante dal tabernacolo, hanno compromesso le pitture: altre scene legate all’infanzia e alla vita di Maria sono andate perdute o sono ipotizzabili solo attraverso piccoli brani di affreschi.

Il piano superiore del museo ospita invece il Tabernacolo della Madonna della Tosse, datato 1484, interessante testimonianza della devozione popolare, molto diffusa nelle campagne toscane, verso la Madonna guaritrice dalle epidemie di tosse, un male che affliggeva soprattutto i bambini e che in tempi fin non troppo remoti poteva essere causa di morte.
L’interno del tabernacolo, con volta a crociera, presenta tre grandi scene dipinte. Nella parete centrale è affrescata una finta pala d’altare, la quale crea un raffinato effetto trompe l’oeil: cinque angeli rimuovono il drappo per mostrare la Vergine in trono col Bambino circondata dai santi Pietro, Caterina d’Alessandria, Margherita e Paolo. La parete destra del tabernacolo è occupata dalla scena con le esequie della Vergine: partecipe di questo episodio sacro, inginocchiato in primo piano, è il committente messer Grazia da Castelnuovo. Sulla parete sinistra è raffigurata l’Assunzione della Vergine al cielo, interpretata secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine con l’episodio della Madonna che getta la cintola a san Tommaso, il dodicesimo apostolo che aveva dubitato della Resurrezione di Cristo.
In uno spazio accogliente e luminoso, perfettamente a misura di visitatore, questi due capolavori dell’arte di Benozzo ci affascinano con i loro dettagli e ci testimoniano la straordinaria ricchezza espressiva e compositiva della pittura del primo Rinascimento, i cui esempi sono visibili non solo nei grandi centri della Toscana, ma anche in realtà apparentemente “minori” sparse sul territorio.










