di Andrea Mori
PRATO – Questa mattina il Cinema Terminale di Prato ha ospitato l’iniziativa di sensibilizzazione per il contrasto alla violenza di genere, organizzata dal “Centro Antidiscriminazione” della Provincia di Prato in collaborazione con l’Associazione “Senza veli sulla lingua”.

Circa 200 studenti degli Istituti Dagomari, Gramsci-Keynes e Leonardo da Vinci hanno partecipato all’evento che ha visto la presenza della criminologa forense Roberta Bruzzone, esperta in analisi comportamentale e questioni legate alla violenza sulle donne.
All’incontro ha preso parte anche il Presidente della Provincia di Prato Simone Calamai e la consigliera provinciale di parità Irene Romoli.
Bruzzone ha puntato a un incontro che coinvolgesse e stimolasse i ragazzi. Da subito la dottoressa ha infatti catturato l’attenzione del giovane pubblico partendo da una domanda: “Quanti di voi in questo momento sono innamorati?”. Sono state molte le braccia che si sono alzate ed è proprio da qui che Bruzzone ha messo in guardia: “È pericoloso quando questa condizione non è reciproca, ma lo sembra”.
Sul tema del controllo e del possesso, per la criminologa “un uomo che pensa di essere autorizzato a gestire la donna e il suo corpo è pericolosissimo, sotto tantissimi profili.” Secondo l’esperta, se anche questo soggetto non dovesse arrivare a commettere il femminicidio, è comunque in grado di far credere alla propria partner di non valere niente, e quindi renderle la vita un vero inferno. “La manipolazione comincia proprio nella fase dell’innamoramento – specifica Bruzzone – ed è per questo che dovete fare attenzione quando sentite le farfalle nello stomaco, perché se dall’altra parte c’è qualcuno che è portatore di questo tipo di impostazione culturale, sociale e psicologica, quelle farfalle a diventare vermi ci mettono un attimo”.
Bruzzone si è poi rivolta ai ragazzi con un’ulteriore domanda: “Secondo voi è normale che il vostro fidanzato chieda la password di accesso al vostro cellulare?” La risposta del giovane pubblico è stata quella di un ‘no’ decisamente timido (come ha anche notato la stessa criminologa), e forse è proprio in questa risposta poco convinta che si spiega il dato secondo cui “il 40% delle ragazze tra i 16 e i 29 anni, non solo crede che sia normale che il fidanzato chieda l’accesso al cellulare e ai social media, ma lo considera accettabile e addirittura auspicabile, anche perchè molte di loro sono convinte che questo tipo di richiesta sia un segnale di interessa, di amore, di protezione.” Così non è, ha detto Bruzzone.
Sul ricatto emotivo più estremo, e quindi sulla minaccia da parte del ragazzo o dell’uomo di togliersi la vita nel caso la partner voglia lasciarlo, la dottoressa non ha dubbi su quale sia la risposta da dare al manipolatore: “Io nella relazione non ci resto, se tu provi questo tipo di pulsione, rivolgiti ad un professionista della salute mentale. Non sta a voi curare questa gente né sta a voi salvarla: non è un cazzo vostro” – ha esclamato Bruzzone.
Quando uno inizia a controllare ed è possessivo, occorre andarsene via il prima possibile. Questo è probabilmente il messaggio più importante che è stato inviato oggi alle ragazze presenti. Speriamo lo abbiano ricevuto e interiorizzato.



