BOLOGNA – La Polizia di stato di Bologna ha individuato e denunciato tre persone coinvolte in una simulazione di una rapina a mano armata.

I fatti risalgono al 4 agosto scorso quando, in via Cristoforo Colombo 7, una dipendente dell’attività “C House Coffee Shop” segnalava, sulla linea d’emergenza 113, che un uomo era entrato approfittando della porta appena aperta intimandole, strattonandola per un braccio, di consegnare il denaro contante dentro la cassaforte.
A detta della donna, l’uomo, immediatamente prima di uscire, la colpiva al volto con un pugno e fuggiva portando via la somma di euro 4.370 contenuta nel fondo cassa.
Sul posto si recava personale della Squadra Mobile che dalla visione delle telecamere di sorveglianza vedeva che il rapinatore, travisato con un cappuccio nero, impugnava nella mano destra una pistola di colore nero.
Per la gravità delle immagini, gli agenti procedevano immdiatamente ad acquisire i video delle numerose telecamere della zona, al fine di ricostruire la via di fuga dell’uomo.

Fin dalle prime fasi delle indagini, la versione fornita dalla donna (una ragazza moldava di 24 anni, moldava e incensurata) risultava poco credibile. Infatti, l’intera condotta criminale (quindi l’ingresso dentro al bar, le fasi concitate della rapina e l’uscita dall’edificio) durava solo 19 secondi, lasso temporale che non appariva sufficiente a perpetrare la rapina in base alle simulazioni poi effettuate dai poliziotti intervenuti per ricostruire quanto accaduto.
La visione delle telecamere consentiva di notare il rapinatore che successivamente si allontanava dal bar a bordo di una bicicletta, facendo perdere le proprie tracce lungo via Colombo.
Grazie all’attento lavoro degli investigatori della Squadra Mobile, questi ultimi individuavano un furgone bianco che sostava esattamente nel luogo in cui il rapinatore veniva perso di vista dalle telecamere. Il medesimo furgone veniva agganciato dai filmati antecedenti la rapina, mentre “pedinava” l’auto della vittima a partire da Sasso Marconi.
A seguito degli spunti investigativi descritti, grazie all’attività coordinata dal Sostituto procuratore della Repubblica, dott. Pierini, gli agenti effettuavano una perquisizione domiciliare a Rimini, luogo al quale si risaliva dopo aver individuato la targa del furgone tramite il sistema di lettura targhe del comune di Bologna e Sasso Marconi.
Veniva pertanto individuato l’utilizzatore del furgone nella data della rapina, il quale risultava essere un italiano del 2001 (con precedenti per minaccia, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento) il quale risultava essere un conoscente del marito della dipendente del bar (la vittima della rapina). L’uomo, dunque, arrivava sul posto con il furgone bianco e lo parcheggiava fuori dal raggio delle telecamere del centro Navile e poi prendeva una bici per raggiungere il bar.
Al termine della perquisizione nell’abitazione del finto rapinatore venivano rinvenuti la pistola (un’arma “scacciacani” priva di tappo rosso), la bicicletta Mtb ben visibile dalle telecamere del Centro Navile, oltre ai vestiti utilizzati durante la rapina, salvo la felpa scura che era invece rinvenuta presso l’abitazione della dipendente del bar (finta vittima) e del marito della stessa, un moldavo del 2000 con precedenti per lesioni personali, furto, appropriazione indebita e violenza privata.
Su disposizione del pm dott. Pierini venivano effettuati gli interrogatori degli indagati, che permettevano, di fatto, di cristallizzare le condotte.
Le persone, pertanto, venivano deferite in stato di libertà in concorso per il reato di furto aggravato, mentre la donna moldava veniva denunciata anche per simulazione di reato.









