di Susanna Daniele
FIRENZE – “Quando l’arte fa politica”: inizia con questa frase del giornalista Corrado Formigli la presentazione del testo drammaturgico di Massini, “Mein kampf”, ispirato all’omonimo libro di Adolf Hitler.
Nel teatro fiorentino della Pergola, gremito di pubblico, Formigli ha dialogato con Massini chiedendo qual è stato il significato di un’operazione culturale che trae ispirazione dal “libro maledetto” per antonomasia.

Massini risponde alle domande toccando tanti temi e raccontando storie, da autentico narratore. Spiega che la caratteristica sorprendente del testo di Hitler è il suo non essere il saggio di politica, come ci si sarebbe aspettati, ma un’autobiografia scritta a trent’anni nella forma del romanzo di formazione. Il narratore diventa l’eroe in cui il lettore si riconosce.
Massini evidenzia la grande intuizione del futuro dittatore che nel 1918 aveva capito come sedurre le masse attraverso il populismo. Intuì il cambiamento della comunicazione, che al tempo era assicurata dalla sola carta stampata, e creò l’empatia con la massa: da qui al pensare “Io la penso come lui, io sono come lui”, il passo fu breve. Hitler seppe parlare alla pancia del suo popolo e affascinarlo con le sue parole, tant’è che il ministro più importante del suo governo era quello della Propaganda, Goebbels. Il suo Mein kampf, continua Massini, ha fatto da esempio teorico per molti dittatori dei 900.
Formigli ha poi riportato il tema del populismo all’attualità politica internazionale parlando del tentativo in atto in molti Paesi di svuotamento della democrazia dall’interno, considerando i principi cardine come il pluralismo e la separazione dei poteri, inutili complicazioni. La democrazia, denunciano entrambi i relatori, sta diventando il governo di un solo soggetto. I social ovunque hanno la funzione di cassa di risonanza di odio e rabbia accentuando la polarizzazione delle posizioni a scapito del confronto e del dibattito. L’informazione, aggiunge Formigli, oggi è ridotta a un codice binario, alla massima semplificazione di ogni tema.
Passando alla stesura del testo drammaturgico, Massini ha spiegato che ha utilizzato materiali diversi ma tutti originali: parti del Mein kampf, citazioni tratte dai discorsi pubblici e dalle conversazioni a tavola, raccolte, registrate e trascritte dai suoi più fedeli collaboratori.
I conti con la Storia non sono finiti con il processo di Norimberga e con la successiva narrazione del nazismo come il Male assoluto e i responsabili come mostri. Massini ha deciso di inserire nella regia video d’epoca ma non elementi di memorialistica che possono far dire agli spettatori: noi siamo quelli che ricordano, quindi noi rifiutiamo il Male.
Citando la risposta di Freud alla lettera del 1932 di Einstein, in cui il fisico chiedeva cosa si poteva fare per tenere lontana la fatalità della guerra, Massini conclude dicendo che in ogni essere umano convivono Bene e Male, e tutto dipende da quale parte ognuno asseconda. Ecco quindi che, secondo l’autore, l’obiettivo del teatro è stimolare la razionalità e il Logos.
Il teatro dunque come strumento politico, secondo la definizione di Massini.










