mercoledì, Settembre 9, 2026

“La locandiera” di Goldoni: la commedia del mondo borghese tra interesse e sentimenti

PISTOIA – Valori mercantili, interessi economici, sentimenti non corrisposti, ma anche l’intraprendenza, l’astuzia, l’abilità che Goldoni affida al suo personaggio femminile.

Il regista Antonio Latella porta in scena al Teatro Manzoni un grande classico del teatro italiano, “La locandiera” di Carlo Goldoni, considerato il capolavoro del commediografo veneziano e uno dei vertici della “commedia borghese” del Settecento. Nell’ottimo cast, oltre a Marta Cortellazzo Wiel, Ludovico Fededegni, Giovanni Franzoni, Francesco Manetti, Annibale Pavone, Gabriele Pestilli e Marta Pizzigallo, si segnala la presenza di Sonia Bergamasco, molto convincente nella non facile interpretazione di un personaggio complesso e dinamico come la locandiera Mirandolina.

Alcune scene dello spettacolo teatrale “La locandiera” di Goldoni, per la regia di Antonio Latella, in scena al Teatro Manzoni di Pistoia (foto di Gianluca Pantaleo)

Nella trasposizione di Latella, una scenografia piuttosto semplice ci pone davanti a un ambiente moderno e attuale, quale potrebbe essere l’interno di un bed and breakfast, versione contemporanea della “vecchia” locanda: un tavolino con tre sedie, un angolo cottura con piano gas e forno a microonde, quanto basta per evocare gli ambienti interni dello spazio in cui si muovono gli otto personaggi. Se l’ambientazione è moderna, le parole e i dialoghi degli attori seguono fedelmente il testo goldoniano, restituendo al pubblico tutta la forza e il realismo di un’opera che vuole mettere in risalto uno spaccato di società borghese del suo tempo, con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi vizi e le sue virtù, attraverso figure dotate di una individualità e una profondità psicologica assolutamente nuove rispetto alle vecchie “maschere” fisse della commedia dell’arte.

La trama della commedia è piuttosto nota. La storia è ambientata a Firenze, dove l’abile e spregiudicata Mirandolina gestisce la locanda di famiglia insieme al cameriere Fabrizio, venendo spesso corteggiata dai clienti dell’osteria. In particolare, le attenzioni di Mirandolina vengono contese da due personaggi, il Marchese di Forlimpopoli e il Conte di Albafiorita, che con mezzi diversi cercano di conquistare il cuore dell’astuta locandiera, la quale non si concede a nessuno dei due, pur illudendo entrambi i pretendenti.

Il Marchese e il Conte rappresentano le due varianti della nobiltà del tempo, con il primo che appartiene a un’aristocrazia di sangue decaduta e spiantata, che guarda al passato e si appella ad antiche ricchezze, privilegi e titoli nobiliari; il secondo simboleggia un’aristocrazia di recente acquisto, che con la forza economica e il potere del denaro ha comprato i gradi di nobiltà, ma non potendo vantare un’antica tradizione vive nell’ostentazione continua della ricchezza e del denaro.

Il fragile equilibrio della locanda è sconvolto dall’arrivo del Cavaliere di Ripafratta, un aristocratico altezzoso e misogino che dichiara più volte e in maniera palese il suo disprezzo per le donne e tratta Mirandolina in maniera superba e scortese. La locandiera, ferita nell’orgoglio, decide di mettere alla prova il Cavaliere facendolo innamorare di lei, e, fingendo di compiacerlo e di approvare il suo comportamento misogino, alla fine fa cadere le sue difese e porta a termine la sua vendetta, costringendo il Cavaliere a rendere pubblico il suo innamoramento. Ciò provoca la gelosia del Marchese e del Conte e l’umiliazione del Cavaliere, che alla fine abbandona la locanda. La commedia si conclude con la decisione di Mirandolina di sposare il cameriere Fabrizio, un uomo umile della sua stessa classe sociale, rispettando così le volontà del padre defunto e scegliendo l’unico mezzo per garantire la sopravvivenza e la sicurezza economica della locanda e per salvaguardare la propria libertà.

Commedia simbolo della “riforma teatrale” di Goldoni, l’opera è costruita attorno al personaggio di Mirandolina, una delle figure femminili più interessanti e complesse dell’intero teatro italiano, oggetto da parte della critica di numerose interpretazioni che ne hanno messe in luce le diverse sfaccettature. In ogni caso la locandiera non può essere inquadrata in nessun “tipo umano”, dal momento che nell’idea goldoniana deve rispecchiare vizi e virtù della società mercantile del tempo e rappresentare un’efficace sintesi di tutti quei valori tipici della “commedia borghese”.

L’interpretazione di Sonia Bergamasco dà vita a una Mirandolina energica, determinata, intraprendente e astuta, che sa badare ai propri affari e sa difendere i propri interessi, in primo luogo il profitto economico e la buona conduzione della locanda. Esponente del mondo mercantile, nei riguardi dei suoi ospiti sa comportarsi all’occorrenza con cinismo, muovendosi in maniera scaltra e calcolatrice per fare in modo che essi restino il più possibile nella locanda, assicurandole un buon guadagno, e non opponendo ferrei rifiuti di fronte ai molti e preziosi regali che riceve dai due aristocratici.

La sua “sfida” lanciata contro il Cavaliere misogino non è solo una forma di vendetta per il suo orgoglio offeso e per la sua dignità di donna, ma è soprattutto una forma di rivalsa sociale nei riguardi di un aristocratico che impersona i caratteri negativi della nobiltà, come disprezzo e arroganza verso i più umili. Il trionfo finale di Mirandolina, che di fatto riduce il Cavaliere in suo completo potere e lo costringe a un’umiliante ritirata, ha per contrappasso la sua decisione di sposare il cameriere Fabrizio: una soluzione che appare in contraddizione con lo spirito e il carattere della locandiera, così gelosa della propria libertà e indipendenza, restia a volersi sottomettere a ogni genere di “catene”.

Eppure con questa scelta la locandiera, facendosi ancora interprete dei valori mercantili e borghesi, abbraccia le “ragioni di mercatura” dell’interesse economico e commerciale della locanda e si assicura una sicurezza sociale, cedendo al matrimonio per non avere “nè protettori, né spasimanti, né regali”. Come afferma in conclusione della commedia, “sinora mi sono divertita, e ho fatto male, e mi sono arrischiata troppo, e non lo voglio fare mai più. Cambiando stato, voglio cambiar costume”.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI