di Roberto Agnoletti
PISTOIA – E’ tornato il tanto atteso “Mercatino di Natale” anche nella piazza Spirito Santo di Pistoia, questa volta dal 23 novembre, quindi con congruo anticipo rispetto alle Festività.

Questo, dopo che per l’intero anno abbiamo visto la stessa piazza occupata dagli stands di vari mercatini regionali e simili. Sembra quasi che lo storico mercato delle scarpe sia stato sfrattato dalla sua ubicazione tradizionale per far posto a questo genere di iniziativa commerciale (forse più remunerativa, ma per chi? Per il cittadino? Per i commercianti del centro?).
Non voglio polemizzare, ma solo fare una riflessione sul fatto che per due mesi (ma visto la tendenza statisticamente emersa dall’espulsione del mercato storico, oserei dire per almeno sei) su dodici, piazza dello Spirito Santo è occupata da bancarelle, anzi da casette in legno. Non è solo un problema di occultamento della spazialità della piazza rispetto al visitatore, cittadino o turista che sia, ma anche di spazio rubato alla socialità per la creazione invece di quello che Augè definisce “nonluogo” ovvero un posto che perde il suo connotato storico e di importanza sociale, ma rimane solo un luogo in cui si è sospinti dal desiderio di consumare qualsiasi cosa ci passi per le mani.
Occupare strade e piazze fra le più centrali e importanti di Pistoia con una serie infinite di bancarelle e attrazioni, anche a caro prezzo, ci fa pensare che il primo posto nell’idea di chi organizza questo evento è far spendere il più possibile al visitatore senza offrire nulla in cambio che non sia a pagamento.

Altra cosa che ci fa pensare, che in piccolo sia una parabola della attuale ideologia consumista/neoliberista dominante e che a fronte di un decremento dell’interesse riscontrato nel tempo contro questo genere di iniziativa non si è pensato a differenziare la proposta o cambiarla con qualche evento non commerciale (espositivo, musicale, di riflessione) ma si è andati avanti ampliandolo con il solo obiettivo di aumentare i ricavi, come se anche in questo caso il mantra fosse “non ci sono alternative” per citare una ex primo ministro inglese.
Per farla breve, il cittadino deve consumare e togliersi di torno per fare spazio ad altre persone in una eterna rincorsa al profitto. Inoltre, la trasformazione in non luoghi porta queste vie e piazze a essere piene di strutture, che per parte della giornata risultano chiuse e che rischiano di creare ancora di più marginalizzazione e di conseguenza rendere quella piazza ancora più insicura specie la notte. Gli spazi pubblici cittadini occupati solo per mangiare, bere e acquistare!Questo è il modello egemone.
Se almeno aiutasse gli esercenti del centro storico… ma sembra che in realtà gli facciano solo concorrenza. Almeno i banchi delle scarpe occupavano la piazza solo due mattinate le settimana.










