mercoledì, Settembre 9, 2026

Per il futuro demografico dell’Emilia-Romagna, la montagna offre opportunità interessanti

di Giacomo Martini

BOLOGNA – Qual è il futuro demografico dell’Emilia-Romagna e come è legato alla montagna? Una domanda che abbiamo fatto a Gianluigi Bovini, esperto demografo ed ex dirigente dell’ufficio statistico del Comune di Bologna, che ha analizzato il fenomeno.

Lizzano in Belvedere

“Nel ’24 la Regione registra un saldo migratorio positivo anche nelle aree montane e periferiche – afferma Bovini -. L’Emilia-Romagna si distingue nel panorama italiano per la sua straordinaria capacità di attrarre nuovi residenti, un fenomeno che continua a crescere nonostante le sfide demografiche globali. Mentre molte regioni italiane affrontano un declino demografico significativo, l’Emilia-Romagna mantiene un trend positivo grazie a un flusso migratorio costante, sia dall’estero (+0,57%) che da altre regioni italiane (+0,34%, in leggero calo dal +0,4% del ‘19)”.

I dati dell’Istat, aggiornati ad agosto 2024, confermano un trend positivo consolidato. Nel la regione ha registrato un saldo migratorio interno con il resto d’Italia di circa 15.000 persone e un saldo con l’estero di 25.000 persone, quindi per un totale di 40 mila persone.

Questo fenomeno non è limitato alle grandi città come Bologna e Parma, ma si estende a tutto il territorio regionale, comprese le aree montane e periferiche, anche in quelle tradizionalmente considerate più critiche come l’Appennino.

“Il successo dell’Emilia-Romagna si basa su un mix di fattori socio-economici – spiega Bovini -. Abbiamo tassi di occupazione elevati rispetto alla media nazionale e un’offerta di servizi capillare. Un elemento distintivo è la nostra capacità di trasformare i brand territoriali in realtà concrete: la Food Valley di Parma o la Packaging Valley di Bologna non sono semplici operazioni di marketing, ma rappresentano ecosistemi produttivi reali che generano opportunità di lavoro”. 

Ci sono due tendenze principali che si intrecciano, spiega il demorafo, da un lato il mercato abitativo nelle aree urbane sta diventando sempre più impegnativo, spingendo le persone verso località più decentrate; dall’altro, dopo il Covid, abbiamo assistito a un cambiamento nelle preferenze abitative, con una rivalutazione delle aree montane.

La montagna appenninica, essendo “gentile” e relativamente vicina alla via Emilia, offre opportunità interessanti. La regione ha anche implementato incentivi per l’acquisto di case in queste zone, contribuendo a questo trend positivo.

“L’Istat continua a dare previsioni della popolazione regionale in aumento – afferma Bovini -, anche se più contenuto rispetto al passato. Questo è significativo perché, nonostante la caduta delle nascite e il saldo naturale negativo, la regione non mostra problemi di calo demografico come altre regioni italiane. Abbiamo certamente sfide nell’equilibrio generazionale, ma l’Istat prevede che manterremo questa capacità attrattiva nei prossimi due decenni”.

Ma la regione deve anche fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e quindi deve affrontare le sfide demografiche.

“Stiamo affrontando una trasformazione epocale – osserva lo studioso -. Oggi un cittadino su quattro ha più di 64 anni, e le proiezioni indicano che tra vent’anni sarà uno su tre. È una sfida che richiede un ripensamento completo dell’organizzazione sociale, dalle infrastrutture ai servizi. La regione ha recentemente approvato una legge per l’attrazione dei talenti e come dicevo incentivi per l’acquisto di case nelle aree montane, ma la vera sfida sarà mantenere un equilibrio tra l’invecchiamento della popolazione e l’arrivo di nuovi residenti, garantendo al contempo la sostenibilità del nostro modello di sviluppo e del sistema di welfare”.

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