PISTOIA – All’età di novantatré anni, esattamente il 7 gennaio del 2019, veniva a mancare Francesco Freda, uno dei più grandi truccatori del cinema italiano.
Umbro di nascita ma pistoiese d’adozione, viveva da molti anni nella nostra città insieme alla moglie Anna Allegri, pistoiese di nascita e fondatrice di “Annamode”, la celebre sartoria teatrale di Roma.
Carlo Alberto Biazzi, scrittore e regista, gli ha dedicato il libro “Il trucco e l’anima – Il cinema del maestro truccatore Francesco Freda” uscito a dicembre scorso per Giraldi Editore. Del libro ne avevamo già parlato a novembre scorso su questo giornale anticipando l’uscita in libreria.
Ieri Biazzi è venuto a presentarlo a Pistoia alla Libreria Lo Spazio in un incontro moderato da Marco Leporatti, Presidente Unicoop Firenze sezione di Pistoia.

E’ stata l’occasione quindi per ripercorrere la vita di Freda e della sua carriera con gli occhi e con la voce di una persona che l’ha conosciuto bene ed a cui ha dedicato con passione l’opera. Biazzi, classe 1984, ha all’attivo diverse opere realizzate sia nel campo del cinema come regista che in quello della letteratura come scrittore di gialli. La sua prima opera cinematografica “Il padre di mia figlia” è stato anche l’ultimo di Francesco Freda.
Leporatti, prima di fare qualche domanda all’autore, ha pensato bene di far girare fra gli intervenuti alcune riproduzioni di foto contenute nel libro stesso a testimonianza del grande lavoro di Freda e dell’affetto che molti importanti personaggi del mondo del cinema avevano nei suoi confronti.
Ritratti, alcuni con dedica, di Sofia Loren, Catherine Hepburn, Alberto Sordi, Alessandro Blasetti, Catherine Spaak, Marcello Mastroianni, Monica Vitti, Ettore Scola, tanto per citarne qualcuno. Un cinema di altri tempi, con una professionalità profonda, efficace e duratura.

Leporatti dice: “Da un certo punto di vista il libro non è inquadrabile, è sicuramente un omaggio a Freda, ma non solo, contiene amicizia, amore, riconoscenza. Carlo Alberto Biazzi nel libro, alterna alcuni suoi pensieri e ricordi con una storia di contenuti propri della passione di Francesco Freda per il suo lavoro nel cinema”.
Biazzi ricorda quando ha conosciuto Freda a vent’anni e in particolare alla sua attenzione e cura del “dettaglio” nella costruzione della scena, cosa che si è purtroppo persa nel corso degli anni.

Vengono poi fuori altri aneddoti sulla genesi del libro e sul rapporto di amicizia fra Biazzi e Freda, nato quest’ultimo quasi per caso forse anche con un pò di diffidenza iniziale per proseguire poi negli anni con stima ed affetto reciproci.
La prefazione del libro è di Giulio Scarpati.










