giovedì, Settembre 10, 2026

Addio a David Lynch il regista creativo, visionario e sperimentale

di Giacomo Martini

È morto improvvisamente a soli 78 anni, David Lynch, il grande regista americano nato nel Montana il 20 gennaio 1946. La scomparsa è stata comunicata dalla famiglia su Facebook, avvertendo di «guardare la ciambella e non il buco».

I protagonisti di Twin Peaks, in primo piano David Lynch

Lynch lascia quattro mogli, tre figli, 10 film e 5 produzioni tv. E’ stato il primo a rifiutare la divisione manichea tra i mondi del cinema e della tv, tanto che i Cahiérs du cinema premiarono miglior film dell’anno «Twin Peaks the Return». 

Nato a Missoula, ama dipingere, si arrangia, fa anche la maschera alla cerimonia di investitura di Kennedy, prima di raggiungere l’Europa per studiare Kokoschka. Ma dopo un salto a Salisburgo, torna a casa solo dopo appena 15 giorni. 

Prima pittore (con opere ora esposte al MOMA), poi regista, sceneggiatore e produttore, era padrone assoluto del suo cinema che scriveva, montava, dirigeva e progettava, compreso anche il sonoro. 

Nel ’70 girò la storia di un bambino che fa nascere la nonna da un seme: primo e unico aggettivo sarà sempre “inquietante”. Visionario come i grandi, figlio della cultura europea della psicanalisi unita alle rivoluzioni americane, Lynch debutta con «Elephant Man», 1980, prodotto dal regista di «Frankenstein jr.», il comico Mel Brooks. Si tratta di un impressionante racconto denso di pìetas di un uomo deforme d’epoca vittoriana (John Hurt) che gli fa nascere dentro una profonda gentilezza d’animo. Il film ebbe 8 candidature all’Oscar. 

In «Eraserhead» nel ’77, racconta una storia mostruosa che eccita Kubrick ma lo conduce sul lastrico, costringendolo a dormire sul set. Il neonato che si vede  nel film pare creato dal feto imbalsamato di un vitello. 

È iniziato un grande viaggio senza domicilio conosciuto nell’inconscio che si nutre di solitudine e paesaggi metropolitani ma quando tenta la carta del kolossal, «Dune», con 45 milioni del salvadanaio di De Laurentiis, è un fiasco non riconosciuto per liti e i tagli, per cui l’autore pretenderà, da quel momento in poi, il controllo dei suoi lavori.

Con lo stesso producer dirige «Velluto blu», che gioca con colori pastello su uno straniamento che si nutre del senso del deforme e del perverso, esempi di violenza e sopraffazione (siamo al 1986, oggi sarebbe «off limits») e la prima colonna sonora di Badalamenti.

E poi arrivano i «Segreti di Twin peaks». Lynch trasloca in una piccola città inquietante, dai misteri lontani dai Peccatori di Peyton: c’è l’indagine di Kyle MacLachlan sulla morte di Laura Palmer, una studentessa. Sei episodi, dall’8 aprile 1990 sull’emittente televisiva ABC, che passano da fenomeno cult a quello di massa, guadagnando la copertina di «Time», esportando slang e acquistando la parodia del «Saturday Night Live». In lite con la piattaforma sul rivelare l’identità dell’assassino, Lynch blocca gli episodi e torna al cinema con «Cuore selvaggio», odissea crime con fuga romantica che recupera modelli del vecchio cinema Usa. 

Lancia Nicolas Cage e Laura Dern, brucia alla Antonioni il falò dei feticci kitsch degli States e riceve la Palma di Cannes da un commosso Bertolucci: ormai Lynch è un marchio. 

Poi torna – è un destino -, all’eroina della piattaforma: Laura Palmer e ai suoi ultimi 7 giorni, in «Fuoco, cammina con me» (1992), intrigantissimo flop con la partecipazione di David Bowie e di un sospetto di manierismo d’autore. Più normale e lineare, si fa per dire, «Strade perdute» (1996), ma entusiasma perché opposto a tutte le sue logiche e ossessioni. «Una storia vera», del 1999, quella di un anziano dell’Iowa che percorre 600 chilometri su un taglia erba per abbracciare il fratello malato: ora è il figliol prodigo che fa commuovere davvero.

Il resto è il grande enigma di un film strepitoso, labirintico e decostruito, «Mullholland Drive», nato in tv ma poi seconda Palma a Cannes, seguito dall’ultimo, digitale, «Inland Empire – L’impero della mente», dichiaratamente ambientato nel cervello, di un concerto dei Duran Duran e gli ultimi aneliti di «Twin Peaks».

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