PRATO – Una commedia dal sapore agrodolce che esplora il mondo complesso dei sentimenti, mettendo in luce le difficoltà di ricominciare una “seconda vita” dopo il dolore per una perdita.
Al Teatro Fabbricone il regista Massimiliano Civica mette in scena “Capitolo Due” di Neil Simon, opera teatrale scritta nel 1977 dal grande drammaturgo e sceneggiatore newyorkese.
Considerato uno degli autori più significativi e influenti del secondo Novecento, grazie soprattutto alle sue commedie umoristiche come “La strana coppia” e “A piedi nudi nel parco”, Simon ha saputo unire nel suo teatro sia opere popolari e di grande successo, rappresentate in tutto il mondo, sia lavori più introspettivi e spesso con richiami autobiografici, capaci di mettere in luce non solo le contraddizioni e le paure della middle class americana, ma anche vicende intime e dolorose della quotidianità.

In “Capitolo Due” – dal quale nel 1979 è tratto un film per la regia di Robert Moore – Neil Simon “mette in commedia” una dolorosa esperienza personale che in un certo senso ha rappresentato una cesura nella sua vita e ha dato inizia alla “seconda parte” della propria esistenza, sconvolta a un certo punto dalla perdita della prima moglie Joan Baim, scomparsa prematuramente.
La trama dell’opera ruota attorno a due personaggi principali, entrambi colti in un momento di forte crisi personale: lo scrittore e giallista newyorkese George Schneider (Aldo Ottobrino), colpito e sconvolto dal lutto per la recente scomparsa della moglie, alla quale era molto legato, e incapace di ricominciare una vita sociale; e l’attrice teatrale Jennie Malone (Maria Vittoria Argenti), reduce da un divorzio e impegnata a ricercare se stessa dopo un matrimonio fallito e una cocente delusione sentimentale.
Inizialmente restii a ricominciare qualsiasi tipo di relazione con un’altra persona, i due si incontrano grazie agli sforzi di Leo (Francesco Rotelli), il fratello di George, e Faye (Ilaria Martinelli), l’amica di Jennie, che cercano di farli uscire dalla loro solitudine. Tra George e Jennie nasce un’attrazione che li porta a intraprendere una relazione: ne scaturisce un amore improvviso e travolgente che stupisce amici e parenti e porta i due a sposarsi nell’arco di appena due settimane dal loro primo incontro.
George e Jennie sembrano conoscersi da una vita, quasi come se si fossero incontrati dopo anni nel più classico dei déjà vu, e la loro felicità, supportata da grandi progetti e rinnovate speranze per il futuro, contrasta con le crisi matrimoniali di Leo e Faye, alle prese con situazioni complicate con i rispettivi partner, e che finiranno per concedersi un’avventura extraconiugale.
Tutto sembra andare a gonfie vele per i nuovi sposi, ma dopo il ritorno dalla luna di miele il rapporto tra George e Jennie appare già incrinato: a minare dalle fondamenta la stabilità della coppia sono le reciproche incomprensioni, i fantasmi del passato e le paure di un nuovo impegno. George è tormentato dal ricordo della moglie defunta e dal confronto inevitabile con Jennie, mentre quest’ultima, pur rinfacciando al marito un comportamento freddo e insensibile, cerca di superare le proprie insicurezze e di costruire un rapporto autentico.
È, per usare un ossimoro citato da George, “il più bel matrimonio in crisi”: i due sono chiamati a fare i conti con il loro passato e con il peso di ricordi che non si possono facilmente cancellare, a non tenere nascosti sentimenti intimi e segreti, a parlarsi in maniera aperta e sincera. Solo così potranno raggiungere quella nuova serenità che consentirà a entrambi di aprire un “secondo capitolo” nella propria vita: una vita che deve continuare nonostante i lutti, i dolori, le delusioni, le paure, l’idea di aver “buttato via” gli anni migliori con la persona sbagliata.
Quello di Simon, derivante dalla sua esperienza autobiografica, è dunque un invito a superare il dolore di una perdita o di un abbandono senza pretendere di “bruciare i tempi” ma allo stesso modo senza rinunciare alla ricerca di una nuova felicità e serenità. “Capitolo Due” è una storia di seconde opportunità, di amore sincero, di speranza per il futuro, che affronta temi “profondi” con toni leggeri e battute divertenti, mettendo in luce la capacità di Simon di usare l’arma tagliente dell’ironia anche nelle situazioni più serie o drammatiche.
La messa in scena del regista Massimiliano Civica presenta una scenografia essenziale su fondo nero in cui sono riprodotti gli interni di due abitazioni: elemento centrale sono due divani con accanto due telefoni, per buona parte della commedia unico mezzo di comunicazione tra i personaggi, che iniziano la loro vicenda sentimentale proprio grazie a ripetute conversazioni telefoniche.
Il lieto fine è accompagnato dalle note di “Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi” di Mogol e Lucio Battisti, il cui testo, che richiama all’esitazione di un uomo di fronte a una nuova storia d’amore, si connette simbolicamente e in maniera efficace al “nuovo inizio” intrapreso da George e Jennie: non a caso, mentre la luce sfuma, i due si prendono per mano, superando la barriera spaziale che nella finzione teatrale separava i loro appartamenti.









