di Andrea Mori
PRATO – In viale Galileo Ferraris, alle Badie, sembra quasi che ci siano più negozi con vetrine rotte che intatte. Per questo ieri quasi 50 persone, di cui la maggioranza residenti in zona, hanno partecipato ad un sit-in di fronte a dove qualche criminale ha lasciato il segno.

Ricordiamo l’accaduto. Venerdì 28 febbraio, intorno alle 19, un uomo ha tentato di rompere il vetro di un centro estetico, già chiuso, con un tombino che ha forzatamente rimosso dall’asfalto. Non riuscendo nel suo intento, ha individuato nel negozio d’abbigliamento a fianco la sua successiva preda, dove peraltro la titolare era ancora presente. Titolare che ha prontamente chiamato la polizia, ma, quando la volante è arrivata, il malvivente era già riuscito a dileguarsi. A distanza di qualche ora lo stesso individuo, identità confermata dai più residenti e negozianti presenti ieri sera, è tornato e ha tentato di sfondare la vetrina di un terzo negozio, ‘Il fioraio’.

Il sit-in che si è tenuto ieri, organizzato tramite il gruppo Facebook ‘Le Badie e il suo parco‘, è cominciato all’orario simbolico delle 19, ovvero quando il malvivente ha iniziato ad agire. Obbiettivo dell’iniziativa chiedere più sicurezza nella zona, recentemente presa di mira da criminali.
Eh sì, più criminali. Perché come ci racconta una signora che abita nel palazzo sopra i negozi vandalizzati, è noto che il parco di fronte a dove si sono verificate le spaccate sia luogo di spaccio.
“Siamo molto preoccupate – ha detto Sabrina Querci del negozio Il fioraio – perché il tutto è successo quando ancora c’era gente per strada. Siamo tutte imprenditrici donne – ha aggiunto – e quindi la paura è maggiore.”

La richiesta dell’organizzatore del sit in, che ripete più volte di “non avere nulla contro la Giunta”, è quella che ci sia un maggiore passaggio delle Forze dell’Ordine. “Bisognerebbe averne almeno una pattuglia per quartiere – spiega – sappiamo che è impossibile, ma almeno avere una presenza più capillare pensiamo sia fattibile”.
Raffaella, che abita in zona, ricorda i tempi non così remoti in cui c’erano “due militari ed un poliziotto che giravano per il quartiere”. E questo, dice, “faceva stare più tranquilli”.



