di Andrea Mori
PRATO – È il 1944, periodo nel quale in molte parti d’Europa dire o fare qualcosa di sgradito e fastidioso ai nazisti, ai fascisti, significava rischiare grosso. Lo hanno provato sulla loro pelle i 133 pratesi – di cui solo 18 fecero ritorno -, che vennero deportati in seguito allo sciopero a cui aderirono contro la guerra, il caro vita.

I nazisti dunque agirono: presero con la forza i lavoratori che inizialmente vennero imprigionati all’interno del Castello dell’Imperatore, per poi essere condotti a Firenze, dalla cui stazione Santa Maria Novella partirono alla volta dei lager di Ebensee e Mauthausen. All’interno di questi, seppur meno noti di Auschwitz al grande pubblico, vennero commesse azioni altrettanto terrificanti.
Importante ricordare, poi, che la repressione che ci fu in seguito dello sciopero generale, venne resa possibile grazie all’apporto essenziale della milizia fascista.

Questa mattina in tanti, tra associazioni, istituzioni e cittadini, erano presenti in piazza Santa Maria delle Carceri per commemorare quei pratesi che nella loro città, dalle loro famiglie, non tornarono mai. Una corona d’alloro è stata deposta alla lapide ai piedi del castello.
Presente naturalmente la sindaca Ilaria Bugetti, che durante il suo discorso si è anche voluta riferire al presente e al “difficile contesto internazionale che stiamo vivendo, al rischio di leggi liberticide. Penso alla tendenza del potere di esonerarsi da colpe e responsabilità immolate sull’altare del consenso elettorale facile”, ha detto la prima cittadina. La democrazia è un bene assoluto, ha proseguito, “da difendere con le unghie e con i denti esattamente come fecero 81 anni fa quegli operai e quei partigiani. Trasformiamo questo luogo della vergogna nel punto più alto della lotta per la libertà”, ha concluso.
A parlare anche il consigliere comunale Gabriele Alberti, presidente del Consiglio comunale nella scorsa amministrazione: “Come sempre ci troviamo qui in una giornata estremamente emozionante, dove ricordiamo gli scioperi operai del 7 marzo del 44 rivolti contro l’invasore nazifascista. Scioperi che segnarono un punto di svolta nella resistenza”, ha ricordato Alberti, aggiungendo come “quella giornata vada tenuta ancora come esempio di sacrificio e di dedizione comune alla causa della pace e della dignità umana



