PISTOIA – Parlare di mostra è riduttivo, perché la presenza del quasi novantenne Daniel Buren a Pistoia, per questo allestimento, è soprattutto un evento.
L’esposizione dell’artista francese, che apre domani 8 marzo per concludersi il 27 luglio, occupa dodici sale e la corte interna di Palazzo Buontalenti di via de’ Rossi ed è realizzata, con la supervisione della direttrice di Pistoia Musei Monica Preti e lo stesso Buren, da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript in collaborazione con Galleria Continua, con il patrocinio dell’Ambasciata francese, della Regione Toscana e del Comune di Pistoia, partecipata da Intesa San Paolo e Conad Nord Ovest ed una serie altri sponsor che hanno reso possibile l’allestimento.

La presenza di Buren in Italia è di lunga data: risale, infatti, al 1968 la sua prima partecipazione a Milano mentre è del 1974 la sua presenza in Toscana, a Firenze.
Nel territorio pistoiese l’artista ha lavorato ed è presente a Villa di Celle nella collezione Gori mentre un altro suo lavoro si trova nel Parco di Villa La Magia di Quarrata; a Pistoia ci sono suoi lavori all’interno del Padiglione di Emodialisi nel vecchio Ospedale del Ceppo.
La mostra “Fare, Disfare, Rifare”, caratterizzata dalla verticalità delle opere con le “bande” colorate ma spesso in bianco e nero per riprendere le “strisce” delle chiese pistoiesi, mette in risalto il dialogo tra arte e ambiente con opere già pensate e realizzate ma ripensate e rielaborate per questa esposizione: dunque non si tratta di una retrospettiva ma un “ripensamento della costruzione”, come ha detto l’artista.
Il percorso di Palazzo Buontalenti si apre con due sale dedicate alla ricerca sviluppata dalla metà degli anni Sessanta per arrivare ai nostri giorni. Buren ha seguito passo passo l’allestimento della mostra lavorandoci per due settimane: una sorta di work shop in progress.
A completamento dell’esposizione nel Palazzo due appendici troviamo una striscia con bande bianche e nere all’esterno del Palazzo de’ Rossi nello sdrucciolo della Chiesa del Castellare ed ancora all’esterno dell’Antico Palazzo dei Vescovi in piazza del Duomo.

A presentare la mostra, insieme all’Artista, sono intervenuti i Presidenti della Fondazione Caript Luca Gori e Fondazione Pistoia Musei Antonio Marrese, la direttrice Monica Preti, Michele Coppola di Intesa San paolo, il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, mentre hanno inviato un loro pensiero, che si ritroverà nel catalogo in stampa a cura de Gli Ori, il presidente della Regione Eugenio Giani e l’Ambasciatore di Francia in Italia Martin Briens.
Presentando la mostra il presidente Gori ha messo in risalto come questa iniziativa segni una tappa significativa nella vita culturale della città e rappresenti per Fonazione Caript un ulteriore sviluppo dell’impegno per rendere l’arte un bene sempre più diffuso e accessibile. Poi ha ringraziato Intesa San Paolo per il prezioso contributo che anche in questa occasione non è mancato.
Il presidente di Pistoia Musei Marrese ha messo l’accento sulla presenza a Pistoia di un “protagonista più rilevanti dell’arte contemporanea “. Poi ha sottolineato come la presenza di Buren si inserisca nel solco tracciato da altri grandi artisti che hanno onorato Pistoia con la loro opera contribuendo a rafforzare il legame tra la città e le tendenze artistiche più innovative dove l’arte diventa strumento di conoscenza e condivisione.
Nel saluto dell’Amministrazione, il Sindaco Tomasi ha esordito dicendo che il conferimento della cittadinanza onoraria a Daniel Bure (decisa all’unanimità dal Consiglio comunale e che verrà formalizzata domani alle 16 nella Sala Maggiore del comune) è il segno che questa mostra va oltre in confini dello spazio espositivo di un museo per abbracciare idealmente tutta la città e creare con essa un legame forte e duraturo.
La direttrice Monica Preti, che ha curato l’allestimento, ritiene, tra l’altro, che uno degli esempi più significativi dei lavori creati o ricreati per Pistoia sia Découpé / Etiré collocato nella corte interna di Palazzo Buontalenti perché nasce da un ripensamento di un lavoro realizzato nel 1985 per al galleria torinese di Antonio Tucci Raso: una struttura che si estende nello spazio come un gioco prospettico composto fino a formare un unico piano.
Poi conclude: “la mostra non è soltanto un’occasione per celebrare l’artista ma un invito al viaggio e alla riflessione a rileggere e ripensare sé stessi attraverso l’arte”.

Sollecitato da esprimersi sul tritolo della mostra, Buren ha sostenuto che quando si accinge a preparare un lavoro cerca di trovare un titolo che sia il più possibile calzante per l’esposizione.
“I miei titoli non sono mai preparati in anticipo ma vengono durante l’allestimento. Naturalmente, devono avere attinenza con la mostra. In questo caso il titolo pensato era de-jouer-jouer, che non si poteva tradurre in modo compiuto in italiano, dunque è uscito Fare Disfare Rifare che è quanto, in realtà, ho fatto ripensando e reinterpretando le opere.
Nel caso di questa mostra si è trattato di rimettere in gioco una serie di opere che non esistevano più ma che erano state realizzate in Italia in spazi simili a quelli di questa mostra. Quindi c’era la volontà di fare, o rifare, in modo più giusto le stesse opere in un luogo diverso e vedere che cosa “rigiocare” di queste opere. Dunque un gioco di riadattare qualche cosa, o meglio di una trasformazione in relazione al luogo che ospita le opere”.









