di Simone Tofani
PRATO – Questa domenica presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, si è svolto il concerto di Jeff Ballard, evento in cartellone del Festival MetJazz 2025 organizzato dalla Fondazione Teatro Metastasio.

Ballard inizia l’esibizione entrando dal lato della sala piena in ogni posto disponibile, togliendosi il cappello e il cappotto, per poi riporli ad un appendiabiti, prosegue sedendosi ad una vecchia scrivania posizionata accanto alla batteria ed accendendo la lampada da tavolo, come in un immaginario ufficio in bianco e nero della New Orleans negli anni Venti e da lì inizia la sua performance.
Con gesti studiati e precisi inizia generando suoni e ritmi, utilizzando oggetti di tutti giorni, dalla chiusura di un cassetto, al tamburellare sul piano di scrittura, fino ad usare il paralume della lampada come un piatto della batteria. Ogni oggetto tra le sapienti mani di Jeff Ballard ed ogni movimento genera un percorso ritmato per l’ascoltatore.

Ballard, originario della California, ha iniziato la sua carriera come membro della band di Ray Charles, per poi diventare uno dei batteristi più richiesti a New York. La sua collaborazione con grandi musicisti come Chick Corea, Pat Metheny, Joshua Redman e Gary Burton è testimone del suo straordinario talento.
Negli ultimi anni Ballard ha iniziato a esibirsi da solo, creando performance affascinanti e suggestive proprio come quella che oggi il pubblico presente ha avuto modo di ascoltare, un’opportunità rara per apprezzare al meglio il suo virtuosismo in un contesto diverso dal canonico palcoscenico, quale quello della sala Bianca del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci.
La sua esibizione ha dimostrato non solo la sua maestria tecnica, ma anche la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica, andando oltre gli schemi classici del Jazz, che a giusto merito lo collocano come uno dei batteristi contemporanei più rinomati nel panorama mondiale. Esibizioni come quella di oggi esaltano la capacità creativa, che ha radici nel Jazz e nella ritmiche brasiliane, con swing leggero e fantasioso.
Un momento di grande emozione quando i ragazzi della squadra di baseball “Padule” di Sesto Fiorentino, di cui suo figlio fa parte, hanno fatto una graditissima sorpresa a Jeff dandogli la maglia numero 12, numero a cui è molto legato, perché anche durante l’esibizione odierna ha suonato molte volte in dodici ottavi.

Non mancano gli aneddoti sull’origine della sua passione per la batteria, parlando del padre amante lui per primo della ritmica e della batteria, chiacchierata che si trasforma in una lezione sull evoluzione dell’utilizzo della batteria nell’epoca moderna, con il passaggio del ruolo del batterista dal tenere solo il “beat” nelle orchestra delle sale da ballo, fino a diventare una vera forma d’arte mutevole con assoli e cambi di tempo ammalianti.
La performance conclusiva, vede Jeff creare un crescendo di percussioni mentre sotto risuona il discorso finale da “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin del 1940, l’ennesima riprova delle grandi abilità e sensibilità di Ballard.
Poi a chiusura del cerchio narrativo, Ballard riposizione la sedia alla scrivania, spegne la lampada da tavolo, si riveste con il suo cappotto e si volta un attimo, alzandosi leggermente il cappello per un saluto al pubblico presente prima di uscire di scena. Pubblico che non può far altro che rispondere a Jeff con una standing ovation veramente meritata.

L’evento è stato un’esclusiva italiana e fa parte del MetJazz nella Città, e ha reso omaggio all’arte della percussione, celebrando un artista che ha saputo ridefinire il ruolo del batterista nella musica contemporanea, con un’esibizione pienamente in linea con il filo conduttore di questa trentesima edizione del MetJazz “Is that Jazz?”.
Jeff Ballard ha lasciato il pubblico incantato, confermando ancora una volta la sua posizione di spicco nel panorama jazzistico mondiale. Un concerto che rimarrà nella memoria di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di assistervi.










