mercoledì, Settembre 9, 2026

San Leone, piccolo gioiello tra Neoclassico e Barocco

PISTOIA – Un piccolo gioiello d’architettura e un autentico scrigno d’arte incastonato nel cuore del centro storico di Pistoia, un luogo di grande fascino e suggestione dove Neoclassicismo e Barocco si incontrano in armonia.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera è stato possibile visitare, guidati come sempre dai volontari del FAI che ringraziamo per il loro prezioso lavoro, gli ambienti interni della chiesa di San Leone: un edificio religioso di piccole dimensioni, situato nell’omonima piazzetta a fianco del palazzo della Provincia, a pochi passi da piazza del Duomo e da piazza della Sala.

Ci troviamo in pieno centro storico, in un’area tra le più antiche della città come testimoniato anche da alcuni rinvenimenti archeologici che sono stati compiuti nel corso dei decenni, nello spazio della Pistoia longobarda e altomedievale all’interno della prima cerchia muraria. Sebbene questa zona sia stata interessata da sventramenti di edifici preesistenti e radicali modifiche del tessuto urbanistico, in particolare con l’apertura di via Roma e l’erezione dei palazzi della Cassa di Risparmio e delle Poste, la chiesetta è sempre rimasta incastonata nel tessuto della città medievale e ancora oggi rappresenta un’interessante testimonianza della sua storia.

Alcune immagini degli straordinari affreschi all’interno della chiesa di San Leone a Pistoia (fotografie Fondo Ambiente Italiano)

Sorta intorno al 1337 come oratorio, subisce presto una serie di modifiche e di successivi ampliamenti, ma un restauro radicale che cambia completamente l’edificio avviene alla metà del Settecento, quando la chiesa passa nelle mani della Congregazione dello Spirito Santo e della potente famiglia pistoiese dei Cancellieri, che ne aveva il patronato. I lavori di restauro, diretti dal sacerdote e architetto Raffaello Ulivi, rivelano un gusto barocco in quell’epoca ancora ben presente in città e che guarda ai grandi modelli romani; tuttavia gli affreschi delle volte e delle pareti, databili alla metà del Settecento, pur mostrando legami con l’arte barocca svelano già nuove tendenze e nuove sensibilità che vanno nel segno di un elegante rococò e di un raffinato neoclassicismo.

L’esterno della chiesa è caratterizzato da un portico di gusto tardo rinascimentale, realizzato durante i restauri del 1624 che andarono a modificare la facciata, con un arco a tutto sesto sostenuto da colonne in corrispondenza del portale d’ingresso e, sotto il timpano, ben visibile dalla piazza, lo stemma della Congregazione dello Spirito Santo. Ma la vera meraviglia si cela nello spazio interno, interamente coperto da affreschi eseguiti tra il 1750 e il 1760 circa da tre artisti, i due fiorentini Vincenzo Meucci (1694-1766) e Giuseppe Del Moro (1719-1781) e il bolognese Mauro Antonio Tesi (1730-1766).

Tre pittori vicini per provenienza, ma diversi per formazione e modelli artistici: Meucci, già autore degli affreschi nella cupola della basilica di San Lorenzo a Firenze, in San Leone esegue gli affreschi delle volte e quello centrale raffigurante la Pentecoste, che con i loro colori tenui e i toni soffusi rappresentano una chiara espressione del Barocco maturo. La navata è animata dai giochi prospettici di finte architetture realizzati da Del Moro e Tesi: mentre Del Moro, figlio d’arte e abile quadraturista, mette in gioco un illusionismo baroccheggiante, Tesi propende per un raffinato Neoclassicismo che richiama architetture in marmo del mondo greco e romano.

Per il visitatore è un’autentica “immersione” nell’arte e nella bellezza, al centro della navata ci sentiamo abbracciati dai riflessi e dalla luce emanati dalle figure, come sospese tra colori nitidi e una straordinaria gradazione di tonalità che esaltano tutte le diverse sfumature stilistiche. A completare il quadro di questo prezioso “scrigno”, si segnalano i due dipinti su tela rappresentanti l’Ascensione, opera del fiorentino Giovanni Stefano Marucelli (1586-1646), e la Resurrezione del parmense Giovanni Lanfranco (1582-1647), entrambi maestri del primo Barocco, che adornano gli altari con raffinati giochi di luce.

Si resta abbagliati dalla bellezza, dalla ricchezza e dall’eleganza dell’apparato decorativo interno di questa chiesa, che certamente da fuori non fa immaginare questa straordinaria armonia di affreschi: quello che colpisce è soprattutto l’unità compositiva di lavori tutto sommato coevi, ma realizzati da personalità con modelli e stili in parte diversi, e comunque capaci di armonizzarsi al meglio in un unico ambiente di grande suggestione.

Un’armonia figlia anche di attenti restauri che negli ultimi anni hanno riportato la chiesa all’antico splendore, dopo tanti decenni trascorsi nel declino e nel semiabbandono, e che hanno avuto il grande merito storico e artistico di valorizzare un piccolo gioiello del Settecento pistoiese.

Una prima riapertura al pubblico si è avuta nel 2017, anno di Pistoia Capitale italiana della Cultura, quando San Leone ha ospitato al suo interno la scultura della Visitazione, capolavoro del maestro ceramista Luca Della Robbia (1445), mentre nel 2021 è stata teatro della mostra fotografica sulle formelle dell’Altare argenteo di San Jacopo di Pistoia, in occasione delle celebrazioni per l’anno santo giubilare jacopeo.

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