PISTOIA – Gli sguardi dell’umanità e una riflessione sul significato della pittura in un mondo contemporaneo segnato da guerre, crisi, incertezze e inquietudini di vario tipo.
“Mala tempora currunt” – “viviamo tempi bui” – afferma la famosa locuzione latina, che è anche il titolo della nuova mostra personale dell’artista pistoiese Daniele Capecchi inaugurata lo scorso sabato 5 aprile negli spazi della Fondazione Jorio Vivarelli a Villa Stonorov.

Un’esposizione nata da un precedente “sopralluogo” compiuto dall’artista presso i locali della Fondazione e dall’incontro con l’arte di Vivarelli: “durante la mia visita ho avuto una sorta di folgorazione vedendo le sculture di Jorio Vivarelli – racconta Capecchi – molte di queste sono a tema sacro come i numerosi crocifissi, realizzati dal maestro perché essi si connettono non solo con la tradizione cristiana e il martirio di Cristo, ma anche con il tema laico e universale della sofferenza umana. Da qui l’idea di far iniziare la mostra con una sorta di dialogo tra le mie opere e quelle di Vivarelli”.
La prima sala dell’esposizione, infatti, presenta tre oli su tela di grandi dimensioni a soggetto religioso, posti in connessione ideale con le sculture di Vivarelli: nelle tre pitture Daniele Capecchi ha raffigurato l’Ascensione, Maria Maddalena e Lazzaro, rielaborando in chiave personale originale tre temi ricorrenti dell’iconografia sacra cristiana e conferendo ai personaggi raffigurati uno sguardo nuovo e diverso, che punta dritto negli occhi l’osservatore.

Nella seconda sala della mostra sono invece presenti alcuni acquarelli di grandi dimensioni in cui l’artista rappresenta i volti di un’umanità che appare spaesata e inquieta, e che sembra aver perduto la propria identità e la strada da percorrere andando incontro al futuro. Si tratta di lavori recenti, in cui gran parte della superficie dei fogli di carta è occupata da questi grandi volti di persone comuni e di tutte le età, che sembrano rimanere attonite di fronte all’osservatore e guardarlo con uno sguardo fisso e interrogativo, senza poter far nulla. È un’umanità forse impotente e rassegnata di fronte ai “mala tempora”, forse in cerca di una nuova speranza di rinascita e di rigenerazione.
“In realtà – spiega l’artista – al titolo ho voluto attribuire un duplice significato. Non è solo una riflessione sul brutto periodo che, a mio giudizio, tutta l’umanità sta attraversando, ma è anche a mio modo di vedere la presa d’atto della crisi della pittura tradizionale, che rischia di essere schiacciata e superata dalle più recenti tecnologie e dall’intelligenza artificiale. In questo senso anche l’arte sta andando incontro a brutti tempi, perché c’è il rischio concreto che si perda progressivamente il senso del fare arte e l’importanza del gesto creativo: la realizzazione di un’opera avviene attraverso un impegno sia intellettivo, sia manuale e pratico”.
Proprio l’uso dell’intelligenza artificiale ha portato Daniele Capecchi ad avere una reazione opposta, per certi aspetti positiva, “risvegliando” la sua voglia di dipingere e di tornare alla sua dimensione fattiva e manuale.

“Questa valanga di immagini più o meno simili e standardizzate ha riacceso la mia voglia un po’ sopita di ritornare alla pittura, di riprendere in mano pennello e colori, di approfondire tecniche che fino ad oggi avevo sperimentato poco come quella dell’acquarello su carta. Le nuove tecnologie segneranno il de profundis per la pittura figurativa tradizionale? Non siamo in grado di stabilirlo, mi auguro di no, ma è evidente che anch’essa stia vivendo un momento difficile, con la conseguenza che ogni artista viene posto di fronte a delle scelte decisive. Nel mio caso, mi ha fatto proprio riscoprire l’elemento figurativo e mi ha portato a realizzare questi grandi volti che sono al centro dell’esposizione”.
La mostra “Mala tempora currunt” resterà aperta al pubblico fino a sabato 19 aprile, con orario 15-18 dal lunedì al venerdì e 9-13 il sabato mattina. Per tutte le informazioni contattare la Fondazione Jorio Vivarelli.










