di Caterina Benini
SERRAVALLE – Il 9 aprile del 1995 Franco Ballerini vinse per la prima volta la classica del Nord, la Parigi-Roubaix entrando definitivamente nell’olimpo dei grandi campioni di ciclismo. Sono passati trent’anni e il mondo dello sport, la famiglia e gli amici in questi giorni si trovano a onorare questa ricorrenza importante. Riaffiorano in tanti i ricordi di quella diretta, il fiato sospeso e le urla liberatorie nel momento in cui, braccia al cielo, il campione entrò nel velodromo. Ne vincerà un’altra ma la prima vittoria rappresentò la vera svolta sportiva.

Da quindici anni Franco non c’è più, un incidente sul Montalbano, a pochi chilometri da casa durante una corsa di rally, lo ha strappato agli affetti più cari e al mondo dello sport che ancora lo ricorda. Dietro si è lasciato tantissimi successi, un impegno e un amore per le due ruote che lo hanno visto sulla scena ciclistica fin da ragazzo, fino ad arrivare alle vittorie ai mondiali e alle olimpiadi come Ct della nazionale.
“L’inizio dell’anno cominciava sempre con il pensiero al Nord, racconta Sabrina la moglie di Ballerini, tutte le sue giornate erano incentrate sulla preparazione per la gara”. Doveva seguire una dieta molto rigida perché in inverno tendeva ad ingrassare, ogni giorno ore ed ore di allenamento indipendentemente dal tempo, doveva stare attento a non ammalarsi così se in casa c’era aria di virus, raffreddori o influenza lui si estraniava per non correre il rischio di prendere qualche brutta malattia. La Roubaix è sempre stato il suo sogno da giovane corridore. “Una volta mi disse di aver visto Moser entrare nel velodromo e aver pensato: un giorno ci sarò io”, ricorda Sabrina che in questi giorni ha ricevuto la visita di giornalisti e troupe televisive per raccontare dei trent’anni da quella prima vittoria.
Franco partiva un mese prima della gara e con la famiglia c’erano solo lunghe telefonate. Allora vivevano con i Ricasoli, i genitori di Sabrina, a Cantagrillo. Gianmarco aveva quasi due anni ed era il suo orgoglio. Il giorno della gara, Luigi il suocero, era al Nord insieme ad amici per seguire la gara mentre Sabrina era a casa con il piccolo Gianmarco. La Roubaix è una gara lunga e la televisione iniziava la diretta prima dell’entrata nella foresta di Arenberg fino all’arrivo nel velodromo.
“Io ero a casa, c’era un silenzio interrotto solo da Gianmarco, avevamo tre televisori, ognuno di noi era in una stanza. C’era tensione, io avevo sentito Franco preoccupato per una brutta caduta durante la settimana, dice Sabrina sorridendo al ricordo di quel giorno, ma nel momento in cui decise di correre lo sentii carico e concentrato”.

Passarono le ore e tutto cominciò a prendere forma, quando l’ammiraglia a circa 40 chilometri dal traguardo si posizionò dietro Franco, Sabrina capì che ce l’aveva fatta, che i tempi erano favorevoli e dietro non aveva nessuno. Nel giro di un attimo la casa fu invasa di persone, porte e finestre aperte, alcune amiche di Sabrina portarono il piccolo Gianmarco a vedere i cavalli per lasciare scorrere il via vai di amici, sportivi, concittadini che volevano festeggiare la vittoria.
Franco riuscì a prendere un volo per Milano la sera stessa dove fu ospite di una trasmissione sportiva, poi con una macchina a noleggio guidò fino a casa. “Io ero andata a Firenze con delle amiche ma non lo vedemmo passare con la macchina e lui arrivò a casa prima di noi”.
Quella vittoria fu il coronamento dei sacrifici, dell’impegno, della costanza che Franco Ballerini aveva messo nel ciclismo per arrivare sulla vetta più alta. “Franco è stato un privilegiato, lo dico sempre anche ai miei figli, ha fatto molti sacrifici ma ha avuto la fortuna di trasformare una grande passione in un lavoro e tutto è pesato un po’ meno”.
Sono tanti i cambiamenti avvenuti negli anni da quella prima grande vittoria, primo tra tutti la sua assenza. Sabrina è stata ed è una mamma attenta e presente nella vita dei suoi ragazzi che ora sono due uomini. “Se mi guardo indietro mi accorgo che siamo una bella famiglia, loro sono la mia ragione di vita e mi piace tantissimo fare la nonna, Cristian è un bravo bambino, sono sicura che Franco sarebbe stato fiero di lui, sarebbe stato un nonno più presente di come lo è stato da babbo”.
A casa Ballerini c’è la bicicletta con la quale vinse la seconda Roubaix, è ancora piena di fango. E’ lì a ricordare, anche solo con la presenza, un tempo lontano che sa di vittoria, che ha visto tagliare il traguardo ad uno dei più grandi ciclisti delle classiche del Nord, che ha portato in giro per il mondo il nome di un piccolo comune toscano, Serravalle Pistoiese, che aveva scelto come “casa”.







