mercoledì, Settembre 9, 2026

La sanità scuote i cittadini, una folla all’incontro del Partito democratico a Capostrada

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Il Partito Democratico ha messo di nuovo la sanità al primo posto della propria agenda politica, dal livello nazionale a quello locale. Un tema, forse uno dei pochi, che riesce ancora ad appassionare i cittadini che pagano sulla loro pelle le conseguenze di anni di tagli, a volte selvaggi, tranne che nel periodo del Covid. Forse la sanità universalistica che tutti conosciamo sta arrivando al capolinea come dimostrano le scelte di alcune Regioni italiane e quelle del governo centrale. I cittadini percepiscono questo pericolo e si mobilitano.

L’assemblea a Capostrada

La riposta plastica è arrivata ieri sera alla Casa del popolo di Capostrada, che il circolo del Pd Capostrada-Belvedere aveva scelto per parlare di sanità (“Un territorio in salute: sanità territoriale e ospedaliera”): una sala piena fino all’inverosimile, come da anni non accadeva.

Un confronto tra politici (Riccardo Trallori della direzione regionale del Pd, Marco Niccolai responsabile della sanità del Pd regionale, regionale della salute per il Pd Toscana, Laura Giovannelli, responsabile del Welfare del Pd provinciale), operatori sanitari, sindacalisti e cittadini.

Un incontro senza sconti, neppure al “sistema” sanitario della Toscana che pur essendo considerato tra i primi cinque in Europa, non è esente da problemi e da errori.

Il tavolo dei relatori

“Una riflessione senza ipocrisie – come ha proposto Trallori -, un confronto al di fuori della contrapposizione tra le forze politiche”.

Trallori ha invitato a parlare delle criticità, a partire dalle liste d’attesa; i tempi di risposta ai bisogni dei cittadini sono inaccettabili, come è inaccettabile essere costretti a fare decine e decine di chilometri per veder soddisfatto un diritto.

Un concetto ripreso anche dal dottor Sandro Giannessi per il quale occorre ripensare il Cup unico regionale: “Non funziona, crea grossi disagi soprattutto alle persone anziane. Non è possibile essere costretti a spostarsi fino a Massa Marittima per una ecografia”.

“Il Cup regionale è intollerabile – ha rincarato la dose il dottor Roberto Biagini – è costoso per i cittadini che devono spostarsi di chilometri e crea disagi”.

L’assemblea sulla sanità a Capostrada

E le risorse investite dalla Regione per abbattere le attese, non sono sufficienti, è necessario, invece, investire sulla sanità territoriale, ha affermato Trallori: “il PNRR ci ha dato una mano consentendoci di creare le Case di comunità, ma al momento sono vuote perché il governo non finanzia l’assunzione del personale necessario: medici, infermieri”.

“Le Case di comunità – ha aggiunto Niccolai – potranno funzionare solo se ci saranno medici di famiglia, magari lavorando in team, ma senza togliere personale alla struttura ospedialiera”.

Una sanità diffusa sul territorio è strategica per il buon funzionamento del sistema – anche ospedaliero -, e la razionalizzazione dei costi, lo ha detto Riccardo Bartolini, segretario della Funzione pubblica della Cgil di Pistoia e Prato, secondo il quale il territorio dovrebbe coprire l’80% delle necessità sanitarie.

Ma ogni buona intenzione, ogni progetto, si scontra con la realtà dei numeri. Il governo, per l’anno corrente ha destinato alla sanità il 6% del prodotto interno lordo (era il 6,1% nel 2024, il 6,3% nel 2023, il 6,7% nel 2022, il 7,1% nel 2021, il 7,4% nel 2020): con un aumento di 1.301 milioni di euro, una cifra ritenuta insufficiente anche dalla Fondazione Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze ): “Il disegno di legge sulla Manovra 2025 – ha detto Nino Cartabellotta, presidente dell’osservatorio – è molto lontano dalle necessità della sanità pubblica: le risorse stanziate non bastano a risollevare un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in grave affanno, sono ampiamente insufficienti per finanziare tutte le misure previste dalla Manovra e mancano all’appello priorità rilevanti per la tenuta della sanità pubblica”.

In questa situazione, la Regione Toscana è stata penalizzata nella assegnazione delle risorse.

“C’è un complotto del governo contro la sanità della Toscana”, ha accusato senza mezzi termini, Bartolini.

Un tema ripreso anche da Niccolai nelle sue conclusioni.

“Il governo ha deciso di applicare criteri che favoriscono le Regioni che hanno intrapreso la strada delle privatizzazioni. Aver scelto il parametro del numero di abitanti ha creato qualche malumore anche nelle Regioni amministrate dal centrodestra”.

Ma questo è lo stato dell’arte della sanità nazionale e con questa realtà la Regione deve fare i conti.

Come deve fare i conti con la crisi delle “vocazioni”; medici che sono in fuga dalla sanità pubblica per approdare a quella privata, professionisti che non accettano di svolgere l’attività di medico di base nelle aree disagiate.

“I giovani medici – ha detto Giannessi – non vogliono più fare i chirurghi o lavorare nei pronto soccorso. L’ultimo concorso della Scuola di specializzazione di chirurgia ha coperto solo il 40% del fabbisogno; il prossimo ci sarà tra cinque anni”.

Allarme rosso.

Nella visione della sanità del Pd, il ruolo del medico di famiglia è centrale ma, come ha detto il dottor Roberto Anichini dovrebbe “essere liberato dalla burocrazia che lo costringe a dedicare più tempo ai documenti che al paziente” e reso “più appetibile il ruolo”, ha sottolineato Giacomo Buonomini, vice sindaco di San Marcello-Piteglio.

Centralità ribadita anche da Biagini secondo il quale il medico di medicina potrebbe ridurre gli accessi al pronto soccorso, e da Niccolai che li considera “la porta d’accesso del sistema sanitario nazionale”.

Ma per centrare questo obbiettivo, occorre che i medici di base siano inseriti a pieno titolo nel sistema sanitario nazionale.

Nelle sue conclusioni, Niccolai ha affrontato i temi del dibattito prospettando la sanità toscana del futuro. A partire dagli ospedali. Il consigliere regionale del Pd ha spiegato che le difficoltà degli ospedali di Pescia e San Marcello dipendono dalla difficoltà a reperire personale, i concorsi vanno deserti e la Regione è costretta a ricorrere agli incentivi economici al personale in servizio, “ma per quanto ancora?”, si è chiesto Niccolai. Perché i carichi di lavoro del personale sanitario cominciano a essere insostenibili

L’esponente del Pd ha anche assicurato che se la robotica sarà sviluppata dopo la sperimentazione in corso all’ospedale di Prato, anche l’ospedale di Pistoia ne sarà dotato.

Niccolai ha poi affrontato due questioni strategiche: la riforma della guardia medica e il Cup. Nel primo caso il consigliere regionale ha prospettato di togliere i medici di turno la notte per impiegarli a sostegno dei medici di famiglia e del territorio. Un modello ampiamente utilizzato all’estero dove gli infermieri professionali sostituiscono il personale medico.

Per quanto riguarda il Cup, il modello di prenotazione attuale non funziona, occorre pensare a un modello diverso, perfino alla sua abolizione prefigurando percorsi assistenziali decisi dai medici di famiglia e dagli specialisti così come adesso funziona per i malati oncologici.

Poi un tema affrontato con passione da Paolo Tosi: la salute mentale giovanile, diventata una vera e propria pandemia “di cui il territorio deve farsi carico”. “La Regione è deficitaria – ha ammesso Niccolai – la spesa per la salute mentale è la Cenerentola della sanità. La Toscana deve distinguersi sempre di più”.

In conclusione, non poteva mancare il riferimento delle elezioni regionali della Toscana dove la posta in gioco è altissima, proprio nel settore della sanità.

“Di fronte al minor finanziamento da parte dello Stato – ha detto – avevamo due possibilità: tagliare i servizi o aumentare l’addizionale dell’Irpef. Abbiamo scelto di garantire tutti i servizi, cercando di migliorarli. In autunno i cittadini si troveranno a dover scegliere due modelli di sanità: quella universale scritta nella Costituzione, dove il ruolo del pubblico è centrale, o quella privatizzata. Tutti i segnali lanciati dal governo vanno in quest’ultima direzione: crescono gli affidamenti ai privati dei servizi, crescono le attività assicurative. In sostanza il governo vuole una sanità per i ricchi e una per i poveri”.

A questo proposito, Niccolai ha citato l’esempio di Bordighera. L’ex governatore Toti, aveva affidato la gestione dell’ospedale locale a una grande società privata la quale, a sua volta, aveva dato in gestione ad altra società, il pronto soccorso. Al pubblico è rimasto solo l’edificio.

“In autunno i toscani dovranno decidere se mantenere una sanità universalistica o scegliere il modello Bordighera”, ha concluso Niccolai.

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