mercoledì, Settembre 9, 2026

Violenza e minacce ai facchini, 4 misure cautelari a Prato. La ‘guerra delle grucce’ e il duplice omicidio a Roma

PRATO (Ansa) – Ancora sviluppi a Prato nelle indagini coordinate dalla procura sui reati nel distretto tessile ‘parallelo’.

Pattuglie dei carabinieri di Prato

Quattro stranieri sono stati raggiunti da misure cautelari per un’inchiesta nata nel contesto della cosiddetta ‘guerra della grucce’ su una grave situazione di sfruttamento lavorativo connesso a episodi di violenza e intimidazione.

Le misure, richieste dalla procura e disposte dal Gip, riguardano due pakistani (di 45 e 56 anni) e due cinesi (di 40 e 39 anni). Il 45enne pakistano, considerato il principale responsabile delle attività illecite, va agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre gli altri tre hanno il divieto di dimora nella provincia di Prato. Per gli inquirenti, i quattro indagati sarebbero il braccio operativo di una rete più ampia, riconducibile a una struttura societaria di proprietà di capitali cinesi. Il giudice ha ritenuto necessario adottare le misure cautelari ‘a sorpresa’ ovvero senza ascoltare prima gli indagati, ritenendo ci fosse il rischio che la pressione esercitata sui lavoratori potesse inquinare le prove.
    Alcuni dipendenti, infatti, hanno fornito “versioni reticenti per timore di perdere il lavoro o subire ritorsioni”.
    Le violenze, secondo gli inquirenti, furono fatte per inibire altre rivendicazioni sindacali. L’inchiesta ha fatto emergere un sistema radicato di sfruttamento di migranti da Pakistan, Bangladesh, Afghanistan e Africa. Al centro delle indagini c’è la società ‘Acca Srl’ di Seano, attiva nel settore della logistica e del facchinaggio. E’ una delle tre aziende bersaglio dei plichi esplosivi recapitati e fatti scoppiare in simultanea il 16 febbraio scorso nel contesto di uno scontro tra imprenditori cinesi – la cosiddetta ‘guerra delle grucce’ – che ha assunto dimensioni criminali su scala internazionale. Quando nel 2023 alcuni lavoratori aderirono al sindacato Sudd Cobas (all’epoca era Si Cobas) per chiedere il rispetto del contratto nazionale, le loro richieste avevano in parte avuto esito positivo ma poi, ha ricostruito la procura, chi aveva aderito al sindacato diventò bersaglio di minacce e aggressioni. Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato dall’uso della violenza e della minaccia, di rapina aggravata, di lesioni personali plurime conseguenza degli agguati ai lavoratori sindacalizzati. Le indagini, spiega la procura, sono correlate all’adesione al sindacato dei lavoratori sfruttati. La società Acca, spiega la procura, ha beneficiato dei reati fatti contro persone in stato di bisogno “che per vivere sono state costrette a subire condizioni incompatibili con la dignità umana”. Decisive le testimonianze di alcuni operai che hanno collaborato con la giustizia svelando le condizioni che subivano. I loro racconti hanno permesso di ricostruire turni massacranti di oltre 12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza contratto o con contratti non rispettati, pause minime per i pasti, stipendi e licenziamenti decisi arbitrariamente, e un controllo costante sull’attività lavorativa. Il tutto, in violazione delle più basilari norme sulla sicurezza, nonostante precedenti ispezioni e prescrizioni amministrative. Gli episodi documentati includono pestaggi notturni, anche con mazze di ferro, e aggressioni organizzate da soggetti riconducibili agli indagati. Tra gli episodi più gravi: il 29 aprile 2023, quando due uomini mascherati hanno aggredito un lavoratore; il 18 luglio 2023, quando un altro operaio è stato picchiato con una mazza di ferro da due uomini a bordo di uno scooter; il 23 giugno 2023, quando un’aggressione è stata attribuita a persone reclutate direttamente dal principale indagato. Le indagini si sono basate su testimonianze, referti medici, intercettazioni telefoniche, immagini di videosorveglianza e ispezioni alla Acca srl in via Copernico a Seano.

Duplice omicidio a Roma, al lavoro anche pm della Dda. Non si esclude regolamento dei conti legato alla criminalità cinese di Prato

Sul duplice omicidio avvenuto nella tarda serata di ieri a Roma costato la vita a due cittadini cinesi, un uomo e una donna, sono al lavoro anche i pm della Direzione distrettuale antimafia.

Gli inquirenti non escludono quindi che oltre alla pista sentimentale e a quella di un debito, l’agguato possa essere ricondotto ad un regolamento di conti interno alla criminalità organizzata.

In particolare gli inquirenti stanno ricostruendo il vissuto di Zhang Dayong, 53 anni, in passato coinvolto in indagini sulla criminalità cinese a Prato e in particolare sulle infiltrazioni della malavita nel distretto tessile.
    L’uomo è stato raggiunto, così come la moglie Gong Xiaoqing, 38 anni, da numerosi colpi di arma da fuoco alla testa. Il killer, secondo quanto emerge dalle indagini condotte dai carabinieri, avrebbe atteso i due all’interno del palazzo di via Prenestina dove vivevano, per poi ucciderli a poca distanza dal portone. La guerra della criminalità organizzata cinese per il monopolio della logistica nel settore dell’abbigliamento, sfociata negli ultimi due-tre anni nella cosiddetta ‘guerra delle grucce’ di Prato, sarebbe il contesto in cui è avvenuta lunedì a Roma l’esecuzione a colpi di pistola di Zhang Dayong 53 anni e della moglie Gong Xiaoqing, 38 anni. E’ quanto ipotizzano gli inquirenti pratesi. Il duplice omicidio potrebbe essere una vendetta scaturita nel medesimo contesto della criminalità cinese in Italia, dove l’escalation potrebbe dimostrare che starebbero saltando assetti consolidati da decenni. Le due vittime, secondo quanto si ricostruisce, erano legate al contesto della lotta tra ‘cartelli’ che a questo punto è combattuta a viso aperto in tutta Europa muovendo dal distretto tessile di Prato che ne è epicentro. In particolare l’uomo ucciso, soprannominato Asheng, era stato uno dei principali imputati nell’inchiesta ‘China Truck’ del 2018, coordinato dai magistrati della Dda di Firenze, sull’attività di bande di trafficanti cinesi soprattutto nel campo dell’abbigliamento legato alla logistica a Prato. L’inchiesta svelò la presenza nella città toscana di figure apicali, per tutta Europa, della mafia cinese, collegate alla madrepatria. Infine viene ricordato che Zhang Dayong era uno dei più stretti collaboratori di una figura centrale in queste indagini toscane sulle faide criminali cinesi, ossia il boss Zhang Naizhong, considerato al vertice dell’organizzazione che adesso, dal 2024, appare sotto attacco. Negli ultimi mesi c’è stata una escalation criminale a Prato con violenze, aggressioni con tentati omicidi, attentati incendiari ad aziende in Toscana e anche a Madrid e Parigi. Tra le complicazioni, c’è il ricostruire gli schieramenti che si stanno fronteggiando.

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