di Simone Tofani
PISTOIA – Ieri sera il richiamo del mare, la nostalgia della terra d’origine e l’irrequieta ricerca di senso, hanno trovato voce nel concerto di Andrea Cubeddu, il cantautore sardo che, con il suo spirito girovago, porta la sua musica in ogni angolo della penisola.
Una serata di emozioni in musica, che si è svolta presso il Circolo Arci Ho Chi Minh, nel cuore della serata pistoiese, tra luci soffuse e un pubblico ammaliato come da un canto delle sirene.

Andrea Cubeddu ha dato vita a un’esperienza sonora che ha attraversato i sentieri dell’anima. Con un il suo “Sei Sempre in Giro!” tour repertorio, lo vediamo esibirsi con i brani di “Terraferma”, ultimo album di Andrea, un intreccio di prosa, miti greci e musica, vagando durante l’esibizione nel suo repertorio recente toccando anche gli album “Nostos” (2020), “Eudaimonia” (2021), ha guidato il pubblico attraverso un viaggio intriso di sogni, dubbi e speranze.

Le prime note di “Invocatio” hanno acceso l’aria di quella struggente nostalgia che caratterizza le opere di Cubeddu, trasportando il pubblico in un mondo fatto di ricordi e partenze.
Poi, con la dolce e malinconica prosa dei miti greci che si fonde alle testi del cantautore ha disegnato un paesaggio sonoro in cui la felicità è un fragile equilibrio tra desideri e accettazione, portando l’ascoltatore in un simbolico approdo in questo viaggio, luogo in cui ci si sente finalmente a casa, anche se il cuore continua a fremere per nuovi orizzonti.
La musica di Cubeddu è figlia di contaminazioni e contrasti, un ponte tra passato e presente, tra canti antichi e sonorità moderne. Il richiamo del mare e della terra d’origine è un filo conduttore che lega ogni nota, ogni parola, facendo vibrare corde profonde negli ascoltatori.

Nel corso della serata, la sua voce graffiante e sincera ha narrato storie di tempeste e bonacce, di passioni turbolente e dolcezza infinita, le cui trame si intrecciano con le vicende raccontate da Omero nell’Iliade e di cui Andrea ne da una sua personale interpretazione, riscoprendone la loro modernità. Ogni canzone ha risuonato come un’eco di esperienze condivise, capaci di far sentire ciascun spettatore parte di quel viaggio.
La magia della musica di Andrea Cubeddu risiede nella sua capacità di far smarrire chi ascolta per poi riconsegnarlo a sé stesso con nuove consapevolezze. Il suo concerto non è stato solo uno spettacolo, ma un vero e proprio rito collettivo, un’esperienza capace di lasciare tracce nel cuore di chi c’era.

E, mentre le ultime note di “Sirena” si disperdevano nella notte, il pubblico ha lasciato il concerto con la sensazione di aver navigato insieme a lui, attraverso mari inquieti e terre accoglienti, in un viaggio senza tempo fatto da un invito a perdersi e per poi ritrovarsi.










