mercoledì, Settembre 9, 2026

Il nuovo album e non solo: un viaggio nella musica di Federica Pellone

PRATO – La passione per la musica e la scrittura, l’album di debutto, la volontà di condividere esperienze e la sensazione di trovarsi spesso “fuori posto” nel mondo di oggi.

Federica Pellone, classe 1993, nata a Maddaloni ma trasferitasi in Toscana fin dall’infanzia e ormai pratese d’adozione, lo scorso mese di marzo ha pubblicato il suo primo album “Fuori Posto”, prodotto dallo studio Sartoria Musicale di Montemurlo con produzione e arrangiamenti di Damiano Innocenti Chiti. Per la cantautrice è il risultato di un lungo processo di scrittura ma anche un punto di partenza verso nuovi progetti artistici, con l’idea di unire la passione per la musica che l’accompagna fin da bambina alla sua attività professionale come scenografa e alle arti figurative e performative.

La cantautrice Federica Pellone

Abbiamo avuto modo di incontrare Federica e ci siamo fatti raccontare in esclusiva qualcosa di più sulla sua attività musicale, sulla genesi di questo lavoro discografico e sui contenuti delle otto tracce che compongono l’album.

“Fin da piccola ho maturato una forte passione per la musica e il canto, ho iniziato cantando cover soprattutto di genere pop – racconta – poi crescendo è venuta fuori la voglia di sperimentare e di cantare qualcosa di “mio”, che sentivo dentro e che avevo bisogno di esprimere. La mia formazione musicale è stata quella di una cantautrice autodidatta, ho iniziato a scrivere intorno ai diciassette anni ma la mia vita è sempre stata in qualche modo legata all’arte: dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Pistoia mi sono laureata all’Accademia di Belle Arti di Firenze e ho iniziato a lavorare presso i teatri come scenografa e grafica”.

Ma Federica non ha mai abbandonato la musica, che da semplice “passatempo” si è trasformata in qualcosa di ben più importante: l’inizio della collaborazione con Damiano Innocenti dello studio Sartoria Musicale ha dato a Federica nuova fiducia e consapevolezza, e i suoi testi hanno “preso vita” attraverso gli accordi musicali, diventando dei brani capaci di valorizzare sia la sua voce, sia la profondità e l’autenticità delle sue parole.

Nel 2018 pubblica il suo primo singolo, “In virtù delle favole”, al quale ne seguono altri che vedono la luce a distanza di molti mesi l’uno dall’altro, all’interno di un percorso graduale durato alcuni anni, sia in ragione degli impegni professionali di Federica e Damiano, sia per la volontà della cantautrice di puntare sulla qualità dei brani senza forzare il proprio cammino di crescita.

La copertina dell’album di debutto “Fuori Posto”

Nel 2023 nasce l’idea di pubblicare il primo album: “avevo scritto tre canzoni e sapevo già che avrebbero fatto parte di un progetto più ampio, le altre sono venute nel corso del tempo in maniera spontanea perché avevo già chiaro il mio obiettivo e soprattutto il “filo rosso” che poteva legare tutte le tracce.

“Fuori Posto” è una sorta di concept album in cui parlo di me stessa e del mio sentirmi a disagio in alcune situazioni nella nostra vita sociale e relazionale: spesso ci sentiamo oppressi o limitati nelle nostre libertà o nelle nostre scelte da convenzioni sociali, pregiudizi, mode e tendenze, senza rendercene nemmeno conto ci capita di comportarci in un certo modo o di fare qualcosa semplicemente perché “lo fanno tutti”.

Mi è successo e mi succede ancora oggi di sentirmi “fuori posto”, quello che ho scritto nei brani dell’album deriva da esperienze personali e da temi che mi stanno a cuore: secondo me è importante condividere queste sensazioni perché spesso tante persone le provano ma non hanno la forza o il coraggio di parlarne apertamente, ne ho avuto la conferma dopo la pubblicazione dell’album. È un disco che si rivolge a tutti, giovani e adulti senza alcuna distinzione generazionale, e che vuole portare a riflettere su aspetti che magari restano sotto silenzio”.

Il retro della copertina di “Fuori Posto” con le tracce dell’album

Dal punto di vista stilistico, “Fuori Posto” è un disco che unisce sonorità pop e rock, blues e jazz, strizzando l’occhio alla grande tradizione del cantautorato femminile. Una particolarità dell’album risiede nella presenza di un arrangiamento che non prevale sulle parole, ma si adatta al testo, e costituisce una sorta di “tappeto musicale” in grado di far risaltare ancora di più la scrittura di Federica. Tra l’altro molti brani hanno un’impostazione di tipo narrativo, in cui la cantautrice racconta episodi vissuti o esprime le proprie riflessioni in riferimento a una particolare situazione.

“Con Damiano abbiamo deciso di non modificare la scrittura dei brani – spiega – io sono solita scrivere il testo e poi capire quale tipo di melodia si può adattare, in questo modo l’arrangiamento musicale viene “cucito su misura” per il testo e non viceversa, come oggi accade spesso. Poi ogni canzone racconta una storia diversa con un tono e un’impostazione di volta in volta differenti, per questo abbiamo cambiato più generi, anche sperimentare è stata una bella esperienza. I miei modelli di riferimento? Ovviamente un poeta e un maestro come De Andrè, tra gli artisti contemporanei mi piacciono molto Fabrizio Moro, soprattutto per l’attenzione ai temi civili e di attualità, e cantautrici della scena indie pop come Levante e Margherita Vicario”.

Federica Pellone mostra la data del 23 marzo scorso, giorno dell’uscita dell’album

Per quanto riguarda il lancio dell’album, la cantautrice ha in programma la partecipazione a un concerto a Prato nelle prossime settimane e durante l’estate sono in fase di definizione altre date per far conoscere al pubblico il nuovo disco.

Ma Federica non si fermerà qui: “Il release party dell’album dello scorso marzo ad Agliana, che avevo progettato in maniera particolare fino a far diventare l’ascolto delle tracce una sorta di installazione artistica, mi ha stimolato ad approfondire il dialogo tra la musica e le arti performative e interattive.

Nel futuro vorrei muovermi in una direzione che possa inglobare l’arte in generale tramite installazioni o live performance, dal momento che non mi piace “stare ferma” e sono sempre alla ricerca di stimoli nuovi. Penso che questa commistione e contaminazione possa giovare sia alla musica, sia all’arte: lo spettatore non deve stare seduto ad ascoltare e a osservare l’artista, ma deve “entrare” nell’opera d’arte, “immergersi” in essa fino a farne parte”.

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