martedì, Settembre 8, 2026

Dialoghi, un incontro fra canto e poesia con Di Marco e Arminio

di Simone Tofani

PISTOIA – Ieri sera il Teatro Manzoni di Pistoia si è trasformato in un palcoscenico di emozioni e ricordi grazie a “É stato un tempo il mondo”.

Uno spettacolo che fonde in un abbraccio unico la musica e la poesia, dove il pubblico viene trasportato in un viaggio emozionale che riscopre le radici della tradizione e si proietta verso i suoni e le parole del presente.

Ginevra Di Marco e Franco Arminio sul palco del Teatro Manzoni e alcuni momenti della serata fra canto e poesia (fotografie di Simone Tofani)

Lo spettacolo vede la straordinaria collaborazione tra Ginevra Di Marco e Franco Arminio, due voci emblematiche della cultura italiana e un connubio naturale di musica e parole.

Ginevra Di Marco, una delle interpreti più raffinate del panorama musicale nazionale, incarna attraverso la sua voce le sfumature della musica folk e popolare, accompagnata dalle note suggestive del pianoforte e dei “magnellophoni” suonati da Francesco Magnelli. Accanto a lei, Andrea Salvadori arricchisce l’atmosfera musicale con chitarre, tzouras ed elementi elettronici, creando una colonna sonora inedita che dialoga in perfetta sintonia con le letture appassionate di Franco Arminio.

Il titolo della serata, preso in prestito da un verso della celebre canzone dei CSI, non è solo un richiamo al passato ma un invito a riflettere sulle trasformazioni del mondo attuale, in un percorso fatto di memorie, rinnovamenti e speranze. Il connubio tra canti e versi si trasforma in un modo intenso e delicato per riscoprire una realtà che, pur cambiando, mantiene il sapore dei luoghi e delle storie da cui proviene.

“É stato un tempo il mondo” si rivela un viaggio attraverso tempo e spazio; è un percorso narrativo in cui la parola e il suono si fondono per ricordare e immaginare. Proponendo una riflessione su cosa è stato il mondo e su cosa sta diventando, celebrando la continuità e l’evoluzione delle tradizioni culturali. Nel quale il palcoscenico del Teatro Manzoni è diventato così il luogo ideale per unire le metriche della poesia alla spontaneità del canto, offrendo un’esperienza che muta nelle sue sfaccettature dal raffinato al popolare. La sintesi di antiche sonorità e di nuove interpretazioni ha creato un’atmosfera in cui ogni nota e ogni parola raccontava una parte della storia italiana, rendendo omaggio sia alla memoria che alla vitalità del presente.

Lo spettacolo proposto da “Dialoghi di Pistoia” è stato un invito a riflettere, coinvolgendo non solo gli amanti dell’arte, ma chiunque desiderasse riscoprire la bellezza nascosta nei gesti quotidiani e nei ricordi del passato.

L’evento è stato quindi un’opportunità per lasciarsi rapire da un intreccio di emozioni che parla di identità, memoria e della continua trasformazione del nostro mondo.

La fusione dei generi, la passione delle entità sul palco e la forza evocativa dei luoghi di provenienza hanno reso questa proposta un vero e proprio inno a una cultura viva, che sa rinnovarsi pur partendo da radici profonde. Una serata in cui le parole di Franco Arminio e le note di Ginevra Di Marco si sono intrecciate per dare forma a un racconto collettivo fatto di sentimento, storia e innovazione.

Nella parte conclusiva di tale racconto, Franco Arminio seduto sulle scalette del palco regala al pubblico due consigli che porteranno a due canzoni. Nel primo consiglio, guida il pubblico a non creare il solito post sui social a testimonianza della serata, ma a regalarsi un momento d’arte personale e lo sa facendo recitare a memoria “ Il cinque maggio” di Manzoni a tutti i presenti, prima di proseguire a leggere lui stesso “L’infinito” di Leopardi. Il secondo consiglio invece è legato ad un “turismo del paese non turistico”, in modo da non abbandonare i piccoli borghi, presenti anche nel nostro appennino, ricordando di non visitarli solo nelle rare occasioni in cui succede qualcosa, per non perdere il legame con loro e con le persone che lì vivono.

Questi consigli portano alla chiusura dove in un canto corale, il pubblico è coinvolto in prima persona, si parte con “Il cielo in una stanza”, per poi passare nella tradizione Toscana con “Maremma amara” e finire sulle note e parole di “Bella ciao”.

Questo trittico cantato dal pubblico, introduce il doppio-bis dal palco, con le due canzoni “guadagnate” con i due consigli di Arminio. Nella prima canzone voliamo dall’altra parte del globo sulle note di “Sole le pido a Dios” di Mercedes Sosa per poi tornare in Toscana e chiudere cantando tutti insieme “Amandoti “ di Gianna Nannini.

Dal palco si conclude lo spettacolo con le parole “Tornate a casa con un pezzettino di noi. Perché continui a poter girare la cultura, la musica e le parole”.

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