MONTECATINI TERME – In occasione della 75a Mostra del Cinema di Montecatini Terme organizzata da Italia Film Fedic, il primo incontro è stato con Bruno Grillo intervistato da Giuseppe Mallozzi.
Quest’ultimo infatti ha curato la prefazione, ma non solo, del libro di Stefano Loparco su Paolo Sorrentino, i suoi cortometraggi e quelli del cerchio cinefilo in cui si muoveva negli anni ottanta, molto prima dell’Oscar e del suo successo internazionale.

Bruno Grillo è un giornalista, un critico cinematografico e nei primi anni novanta, allora ventenne, è stato attore ed amico di Sorrentino che tutti conoscono per la sua arte ed il suo cinema alla ricerca del bello. Bruno ha partecipato alle prime opere di Sorrentino sconosciute ai più, si tratta di veri e propri reperti di archeologia cinematografica, cortometraggi che spesso non arrivano al grande pubblico.
Il primo lungometraggio di Paolo Sorrentino è stato “L’uomo in più” con Toni Servillo all’epoca poco conosciuto dal grande pubblico ma non da chi praticava il teatro.
Il titolo del libro è un indirizzo di Napoli, via Caldieri 66, che all’epoca dei fatti, nei primi anni Ottanta, era la sede di un centro culturale dove si tenevano dei corsi di cinematografia e fotografia ma essenzialmente un luogo dove ci si riuniva, si vedevano dei film, si svolgevano dibattiti e si parlava di cinema. Quel luogo oggi non esiste più come certamente anche quel tipo di aggregazione e cultura giovanile.

Dice Grillo: “Ho conosciuto Paolo e tanti altri ragazzi e ragazze appassionati di cinema. C’erano fra gli altri anche il musicista Pasquale Catalano che ha scritto delle musiche originali per dei cortometraggi che abbiamo girato con Paolo. Il centro era una fucina di occasioni e di persone belle, interessate, volenterose”.
Bruno parla di come ha conosciuto Sorrentino che abitava a 10 minuti a piedi da casa sua, mostra alcune foto del libro che lo ritraggono quando hanno girato il primo mediometraggio “Dragoncelli di fuoco” che poi è diventato anche il primo libro di Stefano Lo Parco con il titolo omonimo. Il libro è un vero e proprio saggio completo perché qui vi sono raccontati tutti i video, le foto, i dettagli, le musiche e molti aneddoti.
“Che tipo era Paolo Sorrentino?” chiede Mallozzi a Bruno che risponde: “Paolo ha iniziato come sceneggiatore, perché la scrittura è stata sicuramente al centro della sua attività, con perseveranza e costanza nella ricerca e nello studio. Leggeva di tutto ed era un grande appassionato del cinema di Scorsese e di Orson Welles”.

Bruno ha girato 17 cortometraggi come attore, ha anche impersonato Andreotti in alcune scene perché Sorrentino era rimasto folgorato da questa figura legata nel suo immaginario alle stragi e ai complotti. In effetti non è stato mai girato un vero e proprio cortometraggio, solo delle scene, germogli di idee che svilupperanno anni dopo ne “Il divo”. Bruno ricorda la passione di Sorrentino per le persone anziane, forse anche per la mancanza dei genitori scomparsi prematuramente a seguito di un incidente domestico.
Bruno lascerà Napoli per andare a lavorare in Inghilterra, uno “sliding doors” che lo allontanerà definitivamente da quel mondo magico vissuto a vent’anni pieno di sogni e di potenzialità, un futuro oramai passato a cui oggi guarda con un po’ di rammarico. “Sei ancora in ottimi rapporti con Paolo?” Chiede Mallozzi a Bruno – “ci sentiamo ma non molto spesso, ci scambiamo gli auguri in occasione delle festività”.










