mercoledì, Settembre 9, 2026

Il ritorno al Blues, il nuovo album, le sfumature del rock: intervista ai Roommates

PISTOIA – Il ritorno sul palco del Pistoia Blues, un percorso artistico attraverso le sonorità del rock, un nuovo album dal sapore internazionale.

Il prossimo 10 luglio, in occasione di una serata all’insegna di blues e classic rock, a condividere il palco del Pistoia Blues Festival in piazza Duomo accanto a Blackberry Smoke, Paul Gilbert e Black Banjo ci saranno anche i Roommates, che tornano al Blues per la seconda volta dopo l’esibizione del 2022 in cui furono tra le band di apertura del concerto dei Gov’t Mule.

I Roommates, letteralmente “i coinquilini”, sono una rock band originaria di Ventimiglia nata nel 2012 e composta da Davide Brezzo (chitarra e voce), Danilo Bergamo (chitarra e voce), Marco Oreggia (basso e voce) e Alessio Spallarossa (batteria). Il loro debutto discografico avviene nel 2017 con il primo album “Fake” (Nadir Music), che porta la band alla collaborazione con numerose realtà dell’underground italiano e propone uno spettacolo di musica rock a cavallo tra le origini del southern, passando per il grunge di Seattle e arrivando alle sonorità moderne del rock contemporaneo.

I Roommates

Nel 2020 realizzano il secondo album “Roots” (Vrec Music Label), che si avvale della collaborazione e della produzione di Pietro Foresti, così come il terzo e ultimo disco “Outside” (Vrec Music Label), uscito a fine 2024, arrangiato e mixato da Vincenzo “Jack” Giacalone e masterizzato negli Stati Uniti da Rich Veltrop.

Proprio in previsione della loro esibizione sul palco del Blues, abbiamo avuto modo di intervistare i Roommates su alcuni aspetti legati alla loro musica e ai contenuti dell’ultimo album.

Il vostro è un gradito ritorno al Pistoia Blues: tre anni fa avete aperto il concerto dei Gov’t Mule, mentre il prossimo 10 luglio sarete tra i protagonisti di una serata unica e speciale insieme a Blackberry Smoke, Paul Gilbert e Black Banjo. Che cosa significa per voi tornare a esibirvi sul palco del Blues e quali sono le emozioni che cercherete di trasmettere al pubblico?

Emozione è il termine chiave di questo discorso. Ė stato l’elemento che ha caratterizzato il luglio bollente del 2022 ed è ciò che ci da di più sia a livello artistico che personale quest’anno. Suonare in contesti così grandi, storici e ricchi di vera musica ci onora e ci spinge ad essere sempre al cento per cento per poter arrivare meglio ad un pubblico così vasto.

Al Blues presenterete il vostro ultimo album “Outside”, pubblicato lo scorso mese di novembre: voi stessi lo definite “un viaggio di crescita e scoperta”, che cosa rappresenta questo disco nel percorso di evoluzione e di crescita della vostra band?

“Outside” è il terzo disco, prosegue il filone narrativo di “Roots”, che portammo a Pistoia nel 2022. Rappresenta il viaggio all’esterno di noi stessi, il conoscere il mondo che risiede al di fuori della nostra percezione prossima e ci presenta le sfumature di un mondo esterno difficile, non lineare e soprattutto incredibilmente sfaccettato. Tutto là fuori, intorno.

Anche musicalmente è un passo avanti, introducendo sonorità che sempre meglio calzano la nostra idea di voler veicolare un messaggio profondo e sentito da ognuno di noi. Consideriamo anche che la scorsa partecipazione al Pistoia Blues ci permise di conoscere Alfredo D’Ecclesiis, che condivise il palco con noi con la Terza Classe, con cui abbiamo scritto uno dei brani che porteremo quest’anno: è un disegno unico che prosegue, ed è meraviglioso.

I Roommates in concerto

Dando uno sguardo in generale alla vostra musica, quali sono gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente nel vostro percorso artistico?

La nostra musica prende ispirazione a piene mani da innumerevoli artisti, band e interi generi. Siamo partiti con una chiave più morbida e acustica con “Fake”, il nostro primo album, imparando dallo stile di John Butler, dalle chitarre calde dei Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers, e dallo stesso Warren Haynes con cui finalmente condividemmo il palco proprio a Pistoia.

Abbiamo respirato per anni l’album “Little Piece of Dixie” dei Blackberry Smoke e questo ha portato le sonorità ad irrobustirsi sia nei testi che nella parte strumentale con il secondo disco, “Roots”, che ha introdotto sonorità più rock, già guardando verso l’alternative anche grazie alla sapiente guida di Pietro Foresti.

Il salto è avvenuto con “Outside”, dove l’intera produzione ci ha dato sonorità più alternative e ricche di inserti e arrangiamenti più moderni, abbiamo attinto a piene mani ai primi Incubus, per poi allargare il respiro a produzioni più moderne quali i Biffy Clyro e i Nothing But Thieves che sono stati determinanti per entrare nel mood di cosa abbiamo scritto negli ultimi anni.

Questi sono solo alcuni degli elementi, forse quelli portanti, ma resta il fatto che per poter scrivere qualcosa al giorno d’oggi serve essere musicalmente onnivori e imparare i colori e le sensazioni da ogni grande artista che abbiamo intorno.

La vostra seconda partecipazione al Pistoia Blues indica che c’è ancora spazio per rock band italiane ed emergenti all’interno di festival nazionali che nell’arco di più date ospitano artisti di vari generi musicali e con un pubblico generalista: siete d’accordo oppure secondo voi la scena rock italiana è destinata ad andare sempre più verso una realtà e un pubblico “di nicchia”?

Argomento spinosissimo! Noi siamo molto felici di poter partecipare ai vari eventi in giro per l’Italia, ma abbiamo notato che dopo il periodo del Covid molte realtà hanno subito una brutta battuta d’arresto. Alcune grandi situazioni, così come tante realtà medie e piccole, non sono più orientate verso la musica dal vivo. La musica stessa, come forma di arte, non ha spinte a livello pubblico quanto in altri Paesi.

A questo si aggiunge che la tendenza mainstream sta virando su altri generi molto più “consumistici” che penalizzano ciò che ci piace, penalizzano il suonato, penalizzano la musica originale spingendosi su ciò che è consolidato come “funzionante”.

Il margine per il nuovo, per l’originale per il “diverso dal mainstream” si sta assottigliando, e non conosco strade per invertire la tendenza, ma sono fiducioso che non ci chiuderemo a “nicchia”, ma che sia solo una fase prima di una espansione. O almeno resta come sogno.

Qual è un vostro sogno nel cassetto che vi piacerebbe realizzare nel prossimo futuro a livello artistico?

La musica da sempre ci permette di conoscere persone, artisti, realtà e tutto ciò che ha il sapore della condivisione e dell’arte. Per il futuro ci piacerebbe poter collaborare con altri artisti che ci piacciono, sia in fase di stesura brani che di live. La bellezza di potersi esprimere liberamente con artisti che la pensano come noi, è già di per sé meraviglioso.

Per i prossimi lavori, punteremo a questo. In caso dovessimo fallire, punteremo a conquistare il Mondo!

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