mercoledì, Settembre 9, 2026

“Nuove Voci”, un giovane cantautore attento ai sentimenti: intervista a Perso

PISTOIA – Un cantautorato intimo e riflessivo, la passione per una musica “respirata” in famiglia, l’emozione del palco del Blues e i tanti progetti per il futuro.

Il prossimo 5 luglio ad aprire l’atteso concerto di Brunori Sas in piazza Duomo sarà Lorenzo Tropeano, in arte Perso, vincitore della categoria cantautori della tredicesima edizione di Talent Busters, il format su Toscana TV ideato e condotto da Elisabetta Branchetti, e selezionato tramite il progetto “Nuove Voci” per la valorizzazione dei giovani artisti emergenti e di talento del territorio.

Classe 2002, Lorenzo inizia il suo viaggio artistico nel 2017 con il duo “NoShoes”, per poi intraprendere a partire dal 2019 un percorso da solista, con scrittura di nuovi brani e la partecipazione ai primi live. Nel dicembre 2022 esce “Sogni d’oro”, il suo singolo di debutto, seguito a distanza di un anno da “La mia piccola pasticca per l’ansia”: i brani di Perso condividono una forte volontà introspettiva, mostrando un cantautore attento a tutte le piccole sfumature dei sentimenti e delle emozioni.

Il cantautore Lorenzo Tropeano, in arte Perso

In previsione della suaesibizione sul palco del Blues, abbiamo avuto modo di intervistare Perso su alcuni aspetti legati alla sua musica e al suo percorso artistico.

Partiamo dalla scelta del tuo nome d’arte: è una velata critica nei confronti di un mondo contemporaneo in cui è sempre più facile “perdersi” oppure indica la tua precisa volontà di sentirti “perso” nella complessità delle emozioni?

C’è sicuramente una parte di me che vorrebbe rispondere a questa domanda dicendo che il nome è stato il culmine di una profonda riflessione, la meta di un viaggio interiore che mi ha coinvolto profondamente, ma non è così.

Il nome è nato in più o meno mezzo secondo, ero in quinta superiore quando il compagno con cui stavo costruendo il progetto “NoShoes” ha scelto di imboccare un’altra strada, non è mai stato argomento di disputa e da parte sua c’è sempre stato un rispetto e una lealtà meravigliosi, ma sicuramente ci sono rimasto male, molto male.

Andai a casa di una cara amica e mentre parlavo è uscito fuori da solo, mi bastò una frase: “Non lo so, mi sento perso ora come ora”, era lui, non poteva non essere lui, ha risuonato nello stomaco come quando si prova un vestito che ci piace e ci valorizza, me lo sono sentito subito addosso.

Da dov’è nata la tua passione per la musica e quali sono stati i primi passi che hai compiuto nel tuo percorso artistico, che hai iniziato da adolescente?

Non posso negare che in casa la musica ci sia sempre stata, papà suona il pianoforte praticamente tutte le sere da quando ero piccolo, mi ha fatto innamorare delle canzoni di Jovanotti, Zucchero, Ligabue e tanti altri cantanti e cantautori per cui alla fine ho sviluppato un certo affetto, pur non capendo il significato di quello che stavo ascoltando, sentivo solo che mi piaceva.

Sarebbe stato strano se non mi fossi mai avvicinato a uno strumento e infatti iniziai col piano poi con la chitarra, ma mollai dopo un annetto di lezioni, riprendendola in mano solo i primi anni delle superiori perché la ragazza che mi piaceva al tempo mi disse che sarei risultato più interessante se avessi saputo suonarla e quindi mi ci misi di impegno, prima come autodidatta e poi iniziando a prendere lezioni private.

La prima canzone che scrissi fu proprio un regalo lei, ma ci lasciammo prima che potessi cantargliela e ad un tratto, quasi come un riflesso involontario, iniziai a scrivere tutto quello che mi passava per la testa e tutto quello che avrei voluto dirle, ho scritto molto pensando a questa persona e solo oggi mi rendo conto di quanto a fondo stessi effettivamente scavando.

Con tutte quelle parole iniziai a mettere insieme degli accordi e assecondando il flusso di tutto quello che mi stava capitando formai un duo insieme a un mio compagno di classe, Giovanni, con cui nacquero i “NoShoes”. Questa schiera di live iniziò a concretizzarsi nel momento in cui ci venne proposto un contratto discografico con un’etichetta locale ma la cosa non andò in porto: escludendo la realizzazione di un singolo “No Shoes” – purtroppo la fantasia nei titoli non era la nostra punta di diamante – subito dopo questa esperienza ho scelto di continuare in autonomia come solista.

Quali sono i tuoi modelli di riferimento o gli artisti che ti hanno particolarmente influenzato? Il tuo è un cantautorato molto riflessivo e introspettivo, c’è qualcosa che secondo te ti lega a Brunori Sas di cui aprirai il concerto al Pistoia Blues?

Sicuramente tra quelli che ho assorbito inizialmente in modo più passivo Jovanotti, Zucchero, Ligabue ma anche Fabio Concato, Cesare Cremonini, De Andrè, Lucio Battisti, Fiorella Mannoia, tutti nomi che hanno il loro posto nella storia della musica d’autore italiana.

Non sento di avere un modello in particolare che risalta su tutti, sicuramente ci sono artisti che mi hanno accompagnato per una buona parte di quello che ho vissuto, sia in termini tempo sia per quanto riguarda tutti quei momenti che ricordo con molto affetto: uno di questi è sicuramente Ed Sheeran per quanto riguarda le melodie e il ritmo della chitarra, dal punto di vista testuale invece il primo nome che mi viene in mente (fatta eccezione per la parte di ispirazione più cantautorale) è sicuramente Nitro, il rap mi ha fatto capire quanto sia bello trovare delle belle parole, con un bel significato e che abbiamo anche un bel suono.

Per quanto riguarda Brunori Sas lo conobbi grazie a mio zio quando ancora usava mettere le chiavette nello stereo della macchina e mi piacque subito, di recente oltretutto con l’avvento dei podcast mi sono interessato anche alla sua storia trovando dei punti di affinità che non mi aspettavo e mi hanno hanno confortato, in particolar modo il dualismo tra la razionalità e il proprio lato artistico. Brunori parla della sua parte più razionale come un ottimo strumento per “far quadrare i conti”, facendo riferimento alla sua laurea in economia, e che in certi momenti questa parte razionale è bene che venga meno per favorire il processo creativo, che le cose non devono sempre essere quadrate ed è un argomento per cui mi sono analizzato spesso cercando di trovare una risposta.

A ingegneria non ci hanno certo spiegato come entrare in contatto con la nostra parte più intima, ma sapere che un cantautore del suo calibro alle volte affronta le mie stesse sfide e che lui è riuscito a raccontarsi nonostante questo scoglio non può che darmi forza e di questo sono estremamente grato.

Che cosa significa per te avere la possibilità di calcare un palco importante e storico come quello del Pistoia Blues, dove sono passati tanti grandissimi nomi di fama internazionale? Quali sono le emozioni che pensi di provare e quelle che cercherai di trasmettere al pubblico durante la tua esibizione?

È un’occasione incredibile e proprio per questo ci tengo in primis a ringraziare Talent Busters ed Elisabetta Branchetti che mi hanno offerto questa possibilità, sto cercando in tutti i modi di non crearmi aspettative e di rimanere tranquillo ma la pressione o l’entusiasmo rendono tutto molto complesso.

È un palco emotivamente immenso, pensare di calcare lo stesso palco su cui hanno suonato Sting, B.B. King, Vasco Rossi, la sensazione è quella di mettere i piedi sulle orme di un gigante. Quando iniziai a scrivere canzoni lo feci per me, non erano davvero pensate per farle sentire a qualcuno che non fossi io o la persona per la quale stavo scrivendo, poi successe che un paio di quelle canzoni iniziarono a girare e le persone si riconoscevano nelle mie parole, ognuno con le sua emotività si prendeva un pezzo di quello che avevo da dire ed è per questo che non mi aspetto di trasmettere un’emozione precisa.

Il mio unico obiettivo è dare al pubblico tutto ciò che sono in grado di offrire, tutti i viaggi che ho fatto per trovarmi, tutte le cose che ho sentito, e ognuno, se vorrà, sarà completamente libero di farci quello che preferisce.

Dando uno sguardo al prossimo futuro, quali sono i tuoi progetti musicali in corso? E un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare?

Il prossimo progetto è la realizzazione di un album insieme al mio attuale produttore Massimo “Max” Iuliani che racconti l’evoluzione emotiva all’interno di una relazione, passando dall’innamoramento all’abitudine, dai litigi ai compromessi, tutto quello che ho scoperto sulla voglia di costruire qualcosa insieme a qualcuno, e sono convinto che insieme faremo un gran lavoro soprattutto perchè Max riesce a tenermi concentrato ed efficace, qualità che possono venire a mancare quando si ho voglia di comunicare qualcosa.

Se penso invece a un sogno nel cassetto ne avrei almeno un paio: uno più concreto e uno un po’ più romantico. Per quanto riguarda quello concreto un giorno vorrei fare un tour degli stadi, quegli eventi dove il pubblico canta le tue canzoni e ci troviamo tutti da un’altra parte per un momento, il secondo invece è meno sensazionalistico ma mi fa sorridere se ci penso e un po’ mi emoziona, vorrei che un giorno i miei figli potranno rispondere alla domanda ‘Papà che cosa fa di lavoro?’ con ‘Papà fa emozionare le persone’, e se dovessi scegliere tra i due penso proprio che sceglierei questo.

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