TREPPIO – Una villa decadente sull’Appennino pistoiese, una famiglia dell’antica nobiltà siracusana, una storia ricca di personaggi e aneddoti curiosi.
Nel borgo appenninico di Treppio, non lontano dalla piazzetta del paese e dalla chiesa parrocchiale di San Michele, una breve deviazione attraverso un suggestivo viottolo in ciottoli conduce a un edificio signorile, preceduto da un parco oggi adibito ad area verde, e contornato da altre case in pietra e abeti.
Un palazzo oggi semiabbandonato e lasciato in preda all’incuria, ma che già nel suo aspetto esteriore, oltre i muri scrostati e le finestre sfondate, tradisce un nobile passato e un’eleganza nelle strutture e nelle decorazioni che lo rendono senza dubbio qualcosa di unico a Treppio, e di insolito nella nostra Montagna.
È la cosiddetta Villa Gargallo, chiamata così in ricordo dei suoi ex proprietari, i marchesi Gargallo di Castel Lentini in Sicilia, alla cui vicenda storica sono indissolubilmente legate le alterne fortune del palazzo.

Ma chi erano i Gargallo e come sono giunti in questo paesino lontanissimo dalla loro terra d’origine, quasi sperduto tra i boschi e i monti dell’Appennino?
Famiglia nobiliare di Lentini, ma con ramificazioni ed interessi economici anche a Siracusa, i Gargallo sono attestati fin dal Cinquecento come una delle casate più influenti della città, in un lento processo di scesa sociale nei ranghi nobiliari che li portò a ottenere nel 1797 il titolo di marchesi.
Proprio a cavallo tra Settecento e Ottocento si colloca la vicenda biografica del personaggio forse più famoso della famiglia, quel Tommaso Gargallo che fu poeta, erudito di simpatie illuministe e fervente classicista, amico di Ippolito Pindemonte, nonchè ricordato come il più importante traduttore delle opere di Orazio della sua epoca. Nel 1807 Tommaso fondò l’insediamento di Priolo – che oggi in sua memoria porta il nome di Priolo Gargallo e costituisce un importante terminal petrolifero – e ottenne dal re Ferdinando III l’autorizzazione alla costruzione di nuovi edifici per favorire il popolamento e attirare nuovi coloni per lavorare le fertili terre dell’agro siracusano.
Un personaggio capace quindi di dare lustro alla famiglia Gargallo, che anche dopo il tramonto dell’epoca borbonica e l’unificazione politica d’Italia conserva il proprio status nobiliare, basando il proprio potere sul possesso fondiario e sulle attività legate a esso, mantenendo sempre come centro di potere l’area compresa tra Lentini e Siracusa, ma non disdegnando viaggi d’affari e missioni in varie zone d’Italia.

Secondo le fonti nei primi anni Ottanta dell’Ottocento un nipote di Tommaso, di nome Gioacchino, durante un soggiorno presso i Bagni della Porretta, all’epoca uno dei centri più rinomati per le cure termali, avrebbe incontrato e si sarebbe innamorato di Annunziata Gualandi, indicata come “la bella pastorella”, originaria proprio del paesino di Treppio.
Una ragazza di umili condizioni che incontra il suo “principe”? In realtà il termine “pastora” o “pastorella” con il quale la donna viene menzionata è da intendersi come un riferimento all’area montana da cui proveniva o forse – in linea con le “passioni erudite” dei Gargallo – come un richiamo letterario alle poesie bucoliche a tema pastorale tanto care al nonno Tommaso. Non c’è niente di fiabesco, dietro l’amore per la “pastorella” si celavano chiare ragioni di interesse: Annunziata apparteneva a una famiglia, i Gualandi, di alta condizione sociale, che possedeva numerosi fabbricati e terreni agricoli e boschivi a Treppio, compreso l’edificio con tutte le sue pertinenze che poi sarà appunto indicato come Villa Gargallo.
Gioacchino, figlio cadetto del marchese Francesco, prese così in sposa Annunziata in un matrimonio che dovette essere siglato con reciproca soddisfazione da parte di entrambe le famiglie, e che permise a Gioacchino di “sistemarsi” e di stabilirsi a Treppio mentre il fratello maggiore Tommaso continuò ad occuparsi della cura dell’amministrazione dei beni di famiglia in Sicilia.
Dal matrimonio tra Gioacchino e Annunziata nacquero nel 1882 Filippo Francesco e nel 1886 Mario Tommaso, che trascorsero buona parte della loro giovinezza proprio nella villa di famiglia di Treppio: nei primi anni del Novecento la dimora fu restaurata, ingrandita e abbellita con elementi decorativi di gusto tardo barocco che ai Gargallo dovevano ricordare la natia Sicilia. Alla morte senza eredi dello zio Tommaso nel 1917, fu Filippo Francesco ad acquisire il titolo di marchese, alternando la cura degli affari di famiglia nell’area siracusana a lunghi soggiorni nel fresco e nella quiete dell’Appennino: secondo le testimonianze degli abitanti di Treppio, il nuovo marchese trasformò la villa in una vera e propria corte signorile, dotata addirittura di un cinematografo privato, e qui sovente riceveva ospiti e organizzava feste e incontri.

La fama “popolare” di Filippo Francesco era dovuta anche alla sua filantropia e alla sua generosità, dal momento che il marchese si adoperò a favore della comunità locale di Treppio, al tempo costituita in larga parte da contadini, boscaioli, pastori e carbonai, con elargizioni ai più poveri e bisognosi e il progetto, poi mai attuato, di fondazione di un piccolo ospedale “di montagna” a servizio della comunità. Un personaggio molto particolare, protagonista di racconti e aneddoti sospesi tra realtà e invenzione, ma che è entrato a suo modo nella cultura orale popolare dei treppiesi e ha segnato un’epoca nella storia del paese, prima di lasciare definitivamente Treppio per ragioni economiche o forse per le pressioni delle autorità fasciste.
Filippo Francesco è ricordato infine per essere stato uno dei “pionieri” del calcio siciliano, dal momento che, da grande appassionato di football, si adoperò insieme al fratello per dare vita a una società calcistica a Siracusa: nel 1923 i due Gargallo fondarono il Circolo Sportivo “Tommaso Gargallo”, polisportiva di calcio e ciclismo così chiamata in onore del celebre avo. L’anno successivo la sezione calcistica della società si fuse con altre due realtà del territorio, l’Esperia e l’Insuperabile, costituendo il Siracusa Calcio: una società molto solida economicamente e per certi aspetti all’avanguardia, anche grazie a un investimento di cinquemila lire – cifra considerevole all’epoca – a cui i due fratelli Gargallo misero mano per favorire lo sviluppo del club.
Filippo Francesco morì nel 1954 e da quella data si perdono le tracce della presenza dei Gargallo a Treppio: la villa venne venduta (o ritornò nelle mani dei Gualandi?) e ancora oggi con il suo aspetto signorile e decadente domina il paese, mentre il suo parco antistante è diventato un’area verde in cui i treppiesi e i visitatori sostano piacevolmente al fresco degli alberi.
Villa Gargallo è stata segnalata tra i “luoghi del cuore” del Fondo Ambiente Italiano come “bene da preservare e tutelare”, e in effetti la sua storia meriterebbero una maggiore considerazione e un progetto concreto di valorizzazione.










