mercoledì, Settembre 9, 2026

Prato, detenuto trovato morto: la Procura non esclude l’omicidio

PRATO – Un detenuto rumeno di 58 anni è stato trovato morto nel carcere La Dogaia di Prato.

Il carcere della Dogaia a Prato

Era nella sezione isolamento dove stava scontando una sanzione disciplinare. A darne notizia la procura di Prato, che non esclude possa essersi trattato di un omicidio.

“A seguito di sopralluogo effettuato – scrive il procuratore capo Luca Tescaroli – è stato disposto l’esame autoptico e si stanno esaminando le telecamere interne dell’impianto di videosorveglianza, al fine di individuare la causa della morte”.

Con precedenti per violenza sessuale, maltrattamenti, calunnia, minacce e lesioni personali, avrebbe terminato la pena il 24 febbraio 2026. 

“Il sistema carcerario in Italia è allo sbando, è all’abbandono. L’unica ricetta che il ministro Nordio ha individuato è quello delle misure alternative che è come inventare l’acqua calda, erano già disponibili prima. La pratica dell’isolamento è devastante ed è oramai utilizzato con grande facilità quale strumento di gestione quasi ordinaria del carcere – afferma la coordinatrice nazionale dell’Associazione Antigone, Susanna Marietti, commentando la morte di un detenuto a Prato – Quella di Prato è una situazione particolare – aggiunge – dove da tempo manca il direttore e oltre il 50% dei detenuti è straniero. Ma al netto del singolo episodio quanto sta avvenendo nelle carceri italiane nel 2025 è sovrapponibile al 2024: il numero dei morti è sostanzialmente lo stesso. Antigone sta portando avanti una campagna al livello mondiale, il nostro documento è stato al centro di un confronto a Strasburgo con le massime autorità internazionali, in cui si affronta il tema dell’isolamento e il mondo per trovare alternative a questo strumento: è il regime in cui un detenuto dovrebbe essere più controllato, assurdo che venga addirittura ucciso”.

“La Dogaia è il simbolo di un sistema penitenziario al collasso. La morte di un detenuto è l’ennesimo fallimento di uno Stato che abbandona i suoi doveri costituzionali – dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del PD – Sovraffollamento, organici ridotti, assistenza sanitaria e psichiatrica assente: in queste condizioni il carcere non rieduca, non restituisce dignità. È solo una fabbrica di disperazione. Da anni denunciamo questa emergenza, ma il governo resta in silenzio. Ogni morte in carcere è una ferita alla democrazia. Servono interventi strutturali: ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici, potenziare l’assistenza psichiatrica e le misure alternative. Le carceri non devono essere un deposito di umanità abbandonata, ma luoghi di dignità. Il PD continuerà a battersi affinché le nostre richieste siano finalmente prese in considerazione dal governo”.

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