PISTOIA – I docenti del Coordinamento pistoiese “Scuole per la Palestina” tornano a richiamare l’attenzione di tutte e tutti sul massacro del popolo palestinese, su un genocidio in diretta mondiale che nessuno dei potenti che ne avrebbero la possibilità e il dovere sembra intenzionato a fermare.

Giungono ogni giorno notizie atroci: bombardamenti senza fine, stragi tra coloro che aspettano acqua e cibo, divieto ai gazawi di accedere al mare, mattanza dei giornalisti, progetti di deportazione totale, militarizzazione della Cisgiordania… un elenco orribile e interminabile.
Ma noi siamo insegnanti, gente di scuola, e ciò che prima e più di tutto ci colpisce è, come lo definisce Francesca Albanese, il dechilding, l’annientamento dell’infanzia: l’Unicef stima che in 21 mesi di violenza a Gaza oltre 17mila bambini siano stati uccisi (è come se ogni giorno fosse scomparsa una classe di 28 dei nostri studenti) e oltre 33mila siano rimasti feriti, spesso mutilati. I neonati muoiono nelle incubatrici degli ospedali sventrati, i piccoli vengono amputati senza anestesia, perdono la vita per la fame e la sete, per le malattie e le infezioni, il freddo o il caldo estremo. Pochi giorni fa, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la portavoce Unicef ha parlato della “disperata situazione di un milione milione di bambini di Gaza. Ma anche in Cisgiordania i bambini restano vittime degli attacchi dei coloni, i minori vengono arrestati senza accuse e detenuti senza processo. Decine di migliaia di bambini – peraltro già provati da anni di privazioni e traumi – sono rimasti orfani, soffrono di paura, ansia, depressione, al punto che gli psicologi hanno coniato una definizione per una condizione infantile tanto tragica: “Sindrome Palestinese”. E ci toglie il fiato la recente notizia dei millecinquecento studenti palestinesi che stanno affrontando, tra le macerie di Gaza, l’esame di maturità.
Noi riteniamo dunque – come esseri umani e come insegnanti che si dedicano alla cura, alla formazione e al benessere dei bambini e dei giovani – nostro preciso e specifico dovere non lasciar passare un giorno senza parlare di Gaza e della Palestina, e prima di tutto dei suoi bambini e dei suoi giovani che soffrono e muoiono per le violenze di uno Stato criminale e genocida, mentre la comunità internazionale rimane, quando non complice, inerte.
Per questo, la sera del 24 luglio a partire dalle ore 19, alla libreria Lo Spazio in via Curtatone e Montanara 20, lasceremo parlare la letteratura, e leggeremo integralmente, alternando le nostre voci, il libro della scrittrice palestinese Adania Shibli Un dettaglio minore. Il romanzo – protagonista nell’ottobre 2023, alla Fiera del Libro di Francoforte, di un “incidente” che oggi appare sconcertante – si ispira a un fatto di cronaca, raccontato dal quotidiano “Haaretz” nel 2003: la violenza brutale e omicida su una ragazza palestinese da parte di alcuni soldati israeliani nell’estate del 1949, all’indomani della Nakba, “la catastrofe”.
Ha scritto Monica Ruocco, traduttrice del libro di Shibli: “Un dettaglio minore è un romanzo politico e parte da una realtà in cui la memoria, la parola e anche l’esistenza dei cittadini palestinesi è stata, ed è ancora adesso, innominabile. Però è un testo anche universale che parla di tutti gli invisibili e degli scomparsi di questo mondo”.
Nessun bambino deve essere invisibile, nessun bambino deve scomparire. Noi alziamo e alzeremo la voce per Gaza e i suoi figli.
Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina









