di Thomas Gargano
PRATO – “Aiutatemi a far uscire Vincenzo da quella struttura!”. È un grido di dolore e una richiesta di aiuto quella lanciata da Martina Tesi, sorella di Vincenzo, ricoverato dal novembre 2023 presso il Centro terapeutico europeo di Rignano sull’Arno, ostaggio da due anni di burocrazia, carte bollate, inefficienze e rimpalli di responsabilità. Una storia italiana, toscana, di carttiva, dove a pagarne le spese sono solo i malati, le famiglie che gli assistono e anche i contribuenti, dato che tutto quello che racconteremo ha un peso non poco rilevante sulle casse pubbliche.

Vincenzo soffre di un grave disturbo dello spettro autistico che lo rende non autosufficiente e bisognoso di cure ventiquattro ore al giorno.
Non è stata e non è una vita facile la sua. Per dieci anni è stato seguito dalla Fondazione Santa Rita di Prato, struttura privata gestita dalla Diocesi e convenzionata con la Asl. Qui aveva trovato un suo, seppur precario, equilibrio. Per lui era previsto un percorso specifico e non mancavano uscite, attività fisiche come il nuoto e percorsi di riabilitazione. Inoltre, e questo non è un aspetto di poco conto, era vicino a casa, e la sua famiglia, a cui è legatissimo, poteva fargli visita con regolarità.
Quello di Vincenzo però non è un caso semplice; il suo disturbo lo porta ad essere di difficile gestione, ha difficoltà a comunicare e compie spesso gesti di autolesionismo. Proprio la complessità della situazione ha portato, nel 2016, al suo trasferimento in un’altra struttura dell’area pratese, l’Opera Assistenza Malati Impediti O.A.M.I di Galceti. Qui ha passato diversi anni, compresi quelli terribili dell’emergenza Covid, durante i quali non era previsto alcun contatto con l’esterno e che certo non hanno aiutato nel suo percorso di inclusione.

Ma anche la notte più nera alla fine passa, e a suo modo Vincenzo in quella struttura, a due passi da casa, con il supporto costante degli operatori socio sanitari e della famiglia, aveva trovato la sua dimensione. Tutto questo fino all’alluvione del novembre 2023, che ha gravemente danneggiato l’OAMI di Galceti costringendo all’evacuazione di tutti gli ospiti. Nei giorni immediatamente successivi all’emergenza, Vincenzo ha dovuto far rientro a casa con i suoi genitori.
Giusto per avere contezza della situazione e delle difficoltà che comporta la sua gestione, in dieci giorni di permanenza con la sua famiglia, si sono registrati quattro accessi al pronto soccorso per atti di autolesionismo.
Inquadriamo il contesto: un uomo di 37 anni, lontano da casa per gli ultimi 18, che improvvisamente si ritrova senza adeguata assistenza, in una situazione alla quale non è più abituato e privo del suo normale routine di vita. Era necessario insomma trovare una soluzione e farlo al più presto. A quel punto entra in gioco l’Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) della Regione Toscana, organismo composto da medici e personale sanitario che si occupa studiare soluzioni per i casi più complessi pensando non solo in quali strutture inserirli, ma che tipo di percorso offrire loro. E l’unica soluzione per Vincenzo è il ricovero al Centro Terapeutico Europeo di Rignano sull’Arno, cinquanta chilometri da Prato, struttura già tristemente alla ribalta delle cronache dopo una puntata de “Le Iene” in cui veniva raccontata la storia di Jacopo, anche lui affetto da una grave forma di autismo.
“Siamo stati rassicurati – racconta Martina – circa la temporaneità della sua permanenza al CTE; sia lo psichiatra che segue il caso di mio fratello che i servizi sociali del Comune di Prato sanno che quella non è la soluzione adatta a lui e in questi anni ci hanno detto che si stanno muovendo per cercare alternative, ma ad oggi Vincenzo è recluso lì dentro senza nessuna progettualità, imbottito di psicofarmaci che lo rendono meno pericoloso per sé e per gli altri, senza la prospettiva di un miglioramento e lontano dalla sua famiglia”.

Sì perché raggiungere la struttura non è facile: “I miei genitori sono anziani – sottolinea Martina – per andare a trovarlo sono costretti ad organizzare il trasporto con la Misericordia di Prato, con tutti i disagi che questo comporta. Inoltre non ci hanno mai fatto vedere la stanza dove vive, gli incontri, sia di estate che di inverno, avvengono all’esterno e durano poco ed ogni volta che lo vediamo è sempre più lampante il suo disagio”.
Le condizioni in cui Vincenzo si trova peggiorano di settimana in settimana: lividi sul corpo, escoriazioni su braccia e volto, enormi calli sui piedi segno evidente che non indossa le scarpe, vestiti logori e non in linea con la stagione.
Una condizione davvero preoccupante, aggravata dal fatto che ad ogni incontro, Vincenzo manifesta la sua volontà di andarsene: “Ogni volta che ci vediamo – racconta la sorella – mio fratello pensa che siamo lì per portarlo via e la prima cosa che fa è quella di incamminarsi da solo verso l’uscita; quando poi capisce che non siamo lì per quello, va in escandescenza, tanto che una volta ha spaccato la vetrata dell’ingresso e un’altra il parabrezza di un’auto in sosta. Ci rendiamo conto che quella di Vincenzo non è una situazione facile da gestire, io per prima che di lavoro mi occupo proprio di insegnare a bambini nello spettro autistico; tuttavia siamo anche consapevoli che l’attuale ricovero non è la soluzione adatta alle sue esigenze e chiediamo a tutti gli organi preposti, Asl di Prato e Regione Toscana su tutte, di impegnarsi per trovare una giusta collocazione per Vincenzo”.



