PISTOIA – Vedo che ultimamente vanno di moda delle lectio magistralis.
Io sono un giovane studente di Medicina di 22 anni, spesso e anche volentieri non uso paroloni cercati sul dizionario per sembrare più mistico e intelligente. Sono uno molto alla mano e “terra terra”, per carità sarà un difetto.
Siccome sono giovane oggi mi sento di seguire questa moda che ultimamente va su Facebook. Quindi un pensierino per chi ha voglia di leggere lo lascio pure io.
La parola greca “polis”, città, da cui la politica deriva il suo etimo, ha la stessa radice di “polloi”, molti. La politica è luogo di molti. Per questo essa è il luogo del conflitto e lo scontro la attraversa costantemente. Ma politica è anche lo sforzo di tenere insieme un popolo, di far derivare dai molti la città, dai “polloi” la “polis”.
Se vuole sbarcare nel mondo moderno la sinistra deve scendere dalla cattedra e cessare di sentirsi ospite innocente in un mondo cattivo. Di sinistra c’è ancora un grande bisogno, ma solo a condizione che essa abbia imparato la lezione.
Bisogna lasciare all’ingresso ogni boria e fermarsi per un attimo a capire. Chi pensa di avere obiettivi di maggior respiro ha ottime ragioni, ma dovunque stia andando corre il rischio di lasciare per strada persone che lo avrebbero affiancato se si fosse fermato a capire. C’è chi di questa condizione di decisa avanguardia è orgoglioso e si può ben comprendere: è gratificante sentirsi più avanti, capaci di mostrare agli altri la strada, anche se quasi sempre è accaduto che quegli altri non arrivassero mai.
Invece di confidare che, spinti da qualche provvidenziale mutamento, gli altri raggiungano le avanguardie, è bene che queste ultime decidano di andare dove gli altri sono già: farlo non significa tradire le proprie ragioni, ma l’esatto contrario. Almeno per chi scrive sinistra vuol dire “molti”, e capaci di stare insieme, di far vedere che le differenze non sono necessariamente un ostacolo alla coesistenza e alla collaborazione.
Secondo l’opinione comune è coerente chi rifiuta di adattarsi opportunisticamente al nuovo e decide di non cambiare. Per chi la pensa in questo modo la coerenza è sinonimo di coraggio e di resistenza. Ma c’è anche chi la chiama la “virtù degli imbecilli”, ossia l’incapacità di apprendere dalle situazioni e la chiusura di fronte a qualsiasi mutamento. Al fondo, anche per la sinistra essere fedele ai propri valori in un mondo profondamente cambiato significa avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, anche quando è spiacevole, è la condizione necessaria per continuare ad essere dentro la partita del mondo con qualche possibilità di vincere.
Guido Tosi










