mercoledì, Settembre 9, 2026

La Fondazione Collodi sull’orlo dello scioglimento, ecco i numeri del dissesto

di Alberto Vivarelli

PESCIA – La Fondazione Carlo Collodi rischia lo scioglimento. L’Amministrazione comunale di Pescia ha chiesto il blocco dei conti correnti della fondazione che ha un debito con il Comune di 300mila euro per la Tari non pagata. In realtà il debito originario della Fondazione era di 700mila euro (riferito al periodo 2013-2018) ma la precedente amministrazione raggiunse un accordo transattivo per il pagamento rateale: prima rata settembre 2024 (pagata a gennaio), la seconda alcuni mesi fa. In mancanza del saldo della seconda rata, il Comune ha avviato la procedura di blocco dei conti bancari.

Come si è arrivati a questa svolta?

Pier Francesco Bernacchi

Nei mesi scorsi, il consiglio generale della Fondazione nazionale Carlo Collodi, presieduto da Pier Francesco Bernacchi, aveva approvato il bilancio consuntivo del 2024. Un bilancio che mostra un disavanzo finanziario di amministrazione pesantissimo: 892.329 euro e liquidità pari a zero. Il bilancio aveva avuto il via libera con il voto contrario di un consigliere della Fondazione e del rappresentante del Comune di Pescia. Un via libera nonostante il collegio dei sindaci revisori non avesse espresso il proprio parere a causa di una serie di criticità che avrebbero messo a rischio il futuro della Fondazione; nella relazione venivano anche indicati provvedimenti urgenti e in grado di incidere profondamente nell’assetto e nell’organizzazione della Fondazione.

I numeri fanno paura. Negli ultimi tre anni il disavanzo annuale è passato dai 103mila euro del 2022 ai 470.425 euro del 2024 a 421.904 euro del 2024.

I sindaci revisori, sottolineano come la Fondazione abbia accumulato mediamente un disavanzo di amministrazione mensile di 25mila euro. In sostanza, il disavanzo mensile erode il patrimonio della Fondazione che ha un debito con le banche di 1 milione e 490mila euro. Da qui la condizione di illiquidità certificata dal collegio.

Il bilancio 2024 risente, scrivono i revisori dei conti, del periodo dell’epidemia Covid e della lunga chiusura del Ponte all’Abate, ma “l’equilibrio finanziario è venuto meno anche a causa dell’indebitamento bancario”.

Nel mirino anche i terreni e gli immobili acquistati nel tempo che dovranno essere alienati per coprire il “buco”, una operazione non indolore perché il valore delle vendite sarà del 75% del prezzo iniziale. Una previsione che non convince il Collegio. Per casa Balducci, ad esempio, la svalutazione non è del 25% come previsto dalla Fondazione, ma del 32%. Ed è definita “assolutamente inattendibile” la previsione del plusvalore del 124,80% per quattro terreni. Complessivamente il Collegio ritiene che la previsione di realizzo accelerato dei beni è inferiore di 162.462 mila euro rispetto a quando indicato nel bilancio. Per coprire questo disavanzo, i sindaci revisori invitano a vendere la collezione Renzoni Campeggi, stimata in 187.500 euro.

Il collegio contesta poi alcune decisioni dell’ente.

“La reiterata richiesta di report mensili sui flussi di entrata e uscita – si legge nella relazione – avanzata nella relazione al consuntivo 2023, non è stata evasa”. Cioè, i report mensili non sono stati inviati al collegio.

Nessuna contestazione alla trasparenza. Il rendiconto, scrivono, “rappresenta in modo veritiero e corretto il risultato finanziario dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2024”.

Ma i numeri sono numeri e la situazione è preoccupante, se non disperata.

“Dall’esame dell’ammontare dei residui al 31 dicembre 2024 , i residui attivi (1.080.070 euro) non permettono l’integrale copertura dei passivi, pari a 2.859.364 euro”, scrivono i revisori.

Che fare? Il collegio aveva indicato le strade in ogni modo una cura da cavallo. Nell’immediato un piano di risanamento per far fronte all’indebitamento già scaduto.

In prospettiva occorre accelerare il progetto di Newco, la società che dovrebbe incorporare la partecipata Sviluppo turistico Collodi Srl, anch’essa in stato di illiquidità. Alla nuova società, dice il collegio, dovrà essere trasferita la passività complessiva di oltre 3 milioni di euro.

La relazione termina con una raccomandazione: “senza indugio alcuno, deliberare ed eseguire sulla base di impegni vincolanti, le operazioni previste nel progetto Newco Collodi Edutainment e nel piano di risanamento, in mancanza delle quali la Fondazione deve avviare il percorso volto allo scioglimento e alla liquidazione a norma di legge e di statuto”.

La sensazione, se non la certezza, è che il tempo sia scaduto. E non sono buone notizie nemmeno per l’Amministrazione comunale perché il caso di scioglimento della Fondazione tutto il patrimonio passerà al Comune, ma anche i tre milioni di euro di passività.

Il futuro

Il futuro è legato al progetto del Parco Policentrico di Pinocchio di cui si parla da anni. Ma la situazione è complicata. Nel novembre dello scorso anno la Fondazione ha ceduto il 100% delle quote di Villa e Giardino Garzoni Srl alla Valditone Spa che si è accollata il debito di 13 milioni contratto con la Fbh Spa. Nel dicembre 2024 venne costituita la Collodi Edutainment Srl tra la Fondazione (ha versato l’1% di capitale, pari a 250mila euro) e la Valditone (versato il 99% del capitale). Nella Collodi Edutainment sarebbero state fuse per incorporazione la Sviluppo Turistico Collodi Srl e la Villa e Giardino Garzoni Srl. Il Parco Pinocchio sarebbe stato conferito con le passività, ricevendo in contropartita partecipazioni sociali con diritto di voto pari al 51%. Fissata anche la data della decorrenza: 1 marzo 2025, “poi slittata di mese in mese e a oggi ancora non attuata”, scrivono i sindaci.

C’è anche un’altra scadenza, quella del 9 giugno 2025, entro quella data, la Collodi avrebbe dovuto deliberare un aumento di capitale sociale e versare 10 milioni con esclusione del diritto di opzione, riservato alla alla sottoscrizione della Fondazione, da eseguire entro il prossimo 30 ottobre 2025. La relazione del Collegio è datata 4 giugno 2025, il bilancio è stato approvato dal Consiglio generale della Fondazione il 21 giugno. In quei 17 giorni i passaggi previsti sono stati rispettati?

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