mercoledì, Settembre 9, 2026

Struttura della Diocesi: rissa fra due ragazzi, entrambi sono stati cacciati. Ma scartare può essere una soluzione?

PISTOIA – “Di fronte all’ennesimo caso di allontanamento di migranti, ospitati nelle strutture messe a disposizione dalla Diocesi dopo la chiusura di Vicofaro, ci domandiamo se questi episodi – ormai sempre più frequenti – siano il frutto di disattenzione e impreparazione nella gestione delle case o se rispondano invece a una linea precisa: quella di cacciare le persone considerate più problematiche, replicando così le logiche dei CAS.

Vicofaro, oggi

In particolare ci preoccupa quanto accaduto nella casa di Via Gemignani, dove un diverbio, sfociato in una violenta colluttazione tra due ragazzi, ha reso necessario il ricovero di uno dei due; un episodio grave che certo avrebbe attirato l’attenzione di politici e mass media se fosse avvenuto a Vicofaro. Ma quello che ci lascia sconcertati è la risposta dei responsabili della struttura, che hanno disposto l’immediata espulsione di entrambi.

Dopo tutto ciò che la Curia ha pubblicamente dichiarato, è questo il livello di cura e di presa in carico delle persone? Con le ingenti risorse messe a disposizione da Caritas nazionale, davvero l’unica risposta possibile di fronte a situazioni problematiche è rappresentata dall’abbandono?

L’esperienza di nove anni di accoglienza a Vicofaro ci insegna che conflitti anche violenti possono verificarsi, ma la via del dialogo è l’unica che può portare a un cambiamento reale delle persone coinvolte.

Torna in mente quello che scriveva don Milani in “Lettera a una professoressa”: Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola, è un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Questo monito dovrebbe essere un punto di riferimento imprescindibile anche per chi si occupa di accoglienza. Non riusciamo a rassegnarci all’idea che si tratti soltanto di individuare luoghi dove parcheggiare le persone che non creano problemi. La soluzione, anche di fronte a comportamenti gravi, non può mai essere rappresentata dall’allontanamento, ma piuttosto dall’intensificazione della proposta educativa e, quando necessario, dalla messa a disposizione di strutture e cure adeguate, che rendano possibile la crescita delle persone. Chi ha sbagliato, e per di più porta ancora i segni di una violenta aggressione subita, non può essere lasciato solo, ma curato e accompagnato.

Come gruppo di volontarie e volontari che in questi anni ha seguito l’accoglienza a Vicofaro e che ancora si batte perché questa esperienza non vada perduta, chiediamo che i ragazzi vengano nuovamente accolti in una struttura adeguata”.

Gruppo volontarie e volontari “Vicofaro continua”

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