di Ilaria Lumini
QUARRATA – La probabile arma con cui è stato ucciso Salvatore Blandino è stata sequestrata dagli inquirenti. Un coltello che appartiene al figlio Giuseppe, indagato per la morte del padre 70enne, e trovato al momento del fermo dell’uomo per omicido, è stato infatti sequestrato dai carabinieri.
Il coltello, su disposizione del pubblico ministero Claudio Curreli che dirige le indagini sull’omicidio di Blandino, verrà quindi analizzato per chiarire se la lama è compatibile con le ferite inferte sulla vittima.

Continuano inoltre gli accertamenti sul telefono dell’indagato ed è stata disposta una nuova analisi della scena del crimine: l’appartamento dove Salvatore Blandino viveva da solo in via della Repubblica a Quarrata.
L’omicidio.
Decine di coltellate al petto di cui una fatale al collo che ha reciso la giugolare cagionando la morte del pensionato per dissanguamento.
Salvatore Blandino è morto il 22 giugno, giorno della denuncia di scomparsa fatta dalla sorella. Dalle tracce di sangue ritrovate nella casa di via della Repubblica a Quarrata dove l’uomo viveva da solo, gli inquirenti hanno ricostruito la probabile dinamica: prima una colluttazione avvenuta nel soggiorno-cucina e poi le coltellate che ha provato, invano, a parare con le mani.
Indagato per l’omicidio è il figlio Giuseppe, 42 anni, che si trova al carcere Santa Caterina in Brana.
Per gli inquirenti quindi, il figlio, dopo aver ucciso il padre e pulito alla meglio il sangue sul pavimento, ha caricato il corpo sul cassone di un furgone (dove la scientifica ha trovato poi una grossa macchia di sangue) e ha guidato fino alla Ferruccia parcheggiando il mezzo vicino a un capanno dove lui era solito dormire.
E a fianco del capanno ha sotterrato in una fossa di quasi un metro di profondità il corpo del padre.
Il cadavere è stato ritrovato lunedì 21 luglio dai carabinieri che, dal giorno della scomparsa del pensionato, hanno monitorato i movimenti del figlio.







