di Giacomo Martini
VENEZIA – L’Italia torna in Concorso con “Duse”, il nuovo film di Pietro Marcello che vede protagonista Valeria Bruni Tedeschi che ancora una volta ha confermato le sue straordinarie doti interpretative, una rarità oggi nel panorama del cinema italiano.
In questa difficilissima parte ha saputo restituire alla grande diva la sua complessità esistenziale di artista e di donna.

Attraverso una messa in scena intensa e raffinata, l’opera non si limita a rievocare la figura di Eleonora Duse, ma ne fa il centro pulsante di una riflessione più ampia sulla memoria, la creazione e il ruolo dell’artista nella società. In un tempo in cui il confine tra artificio e verità si fa sempre più labile, il film sceglie di restituire al gesto teatrale la sua forza originaria.
Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma, nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico.
Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza.
Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto: gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava.
Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.










