mercoledì, Settembre 9, 2026

Da Jacopo Bojola uno schiaffo a chi lotta contro il femminicidio

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Jacopo Bojola c’è cascato di nuovo. Dopo l’intemerata in consiglio comunale contro la Cgil, accusata di collusione con il terrorismo rosso e le illazioni dei confronti del consigliere comunale del Pd Agostino Fragai (“era tra loro in quei momenti”), adesso ha preso di mira chi sostiene la lotta alla violenza contro le donne.

Jacopo Bojola

Nelle scorse settimane alla ringhiera messa a protezione del leoncino, vennero legati tanti fazzoletti rossi quanti sono stati i femminicidi in Italia nel 2025, uno per ogni donna uccisa.

Lui, armato di forbici li ha tolti tutti al grido: “C’è chi deturpa e chi pulisce”, poi ha postato due foto sul proprio profilo personale di Facebook. Un post di cattivo gusto.

Marco Leporatti, sempre molto attento alle questioni sociali, è stato il primo a commentare.

“La ringhiera per il Pozzo del Leoncino sulla Sala non è un monumento – ricorda Leporatti dando un’altra lezione di storia a Bojola -, risale al 2019 e lì sono stati messi i pañuelo. Il motivo è serio e triste. Il pañuelo simbolo di lotta contro la violenza di genere e il femminicidio è anche rappresentativo per il “rito di sorellanza”. Il degrado è culturale e quello purtroppo è più difficile da togliere”.

A Bojola, forse distratto dal ripasso della storia degli anni del terrorismo, erano sfuggiti i numeri drammatici della violenza sulle donne.

Il post del consigliere comunale

Ad oggi, l’Osservatorio ha registrato 64 femminicidi, 4 suicidi indotti di donne, 1 suicidio indotto di un ragazzo trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 5 casi in fase di accertamento. Senza contare i casi di violenza psicologica che le donne subiscono quotidianamente, in famiglia e fuori.

Ma a Bojola, il negazionista del patriarcato, quei fazzoletti davano noia, forse perché di colore rosso? Il consigliere dovrebbe rassegnarsi di fronte all’evidenza: il rosso è il colore del sangue.

Consigliere comunale di lungo corso, Bojola ha attraversato non poche stagioni politiche (dalla metà degli anni ‘90), posizionato sempre al centro (Forza Italia) con un occhio a destra. Politicamente non è mai stato un’aquila, difficile ricordare qualche suo intervento di livello sopra la media. E’ un prodotto della seconda Repubblica; nella prima e vituperata Repubblica, non avrebbe mai salito le scale per sedersi sui banchi della Sala di Grandonio, luogo simbolo della democrazia. Gli sarebbe toccata la terza, forse quarta fila della politica.

Se una cosa del genere l’avesse fatta da iscritto alla Democrazia Cristiana, in via De’ Rossi avrebbe preso qualche paccone tra capo e collo.

Naviga al centro, ma come altri suoi compagni di viaggio, a volte si sposta negli spazi di Fratelli d’Italia, dove su alcune questioni etiche, sembra trovarsi più a proprio agio.

Siamo certi che anche questa volta nessuno dei “suoi” interverrà, nemmeno le donne. Del sindaco, nemmeno a parlarne, di fronte a polemiche di questo tipo si è sempre defilato per non turbare il clima nella sua maggioranza.

Adesso, da Bojola ci aspettiamo altrettanto zelo per la pulizia del Leoncino dalle bottiglie di birra, avanzi di spritz, di spuntini e fazzolettini. Bianchi, naturalmente.

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