PISTOIA – “Ecco, ci mancava l’albanese”.
“Torna a casa tua”.
“Già il cognome dice tutto”.
Quelli che leggete sono alcuni degli insulti che Bernard Dika sta ricevendo dopo la sua candidatura alle elezioni regionali toscane. Bernard, infatti, è arrivato in Italia dall’Albania quando aveva un anno e da allora la sua casa è Pistoia. Qui ha frequentato le scuole, qui ha costruito la sua vita, qui ha scelto di lottare per la sua comunità.
Bernard è lo studente che ha chiesto più corse degli autobus per andare a scuola, il ragazzo che ha scritto la prima legge regionale contro il bullismo, il giovane che ha portato avanti battaglie per dare ai coetanei più opportunità di studio e per il suo impegno è stato proclamato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella.
Eppure oggi, da candidato capolista del Partito Democratico alle elezioni regionali toscane, deve subire la violenza inaudita delle solite offese razziste. Perché per qualcuno conta solo il pregiudizio, non quello che sei e che hai fatto.
Ma la verità è che Pistoia è la sua città, che la Toscana è la sua terra e che lui è la dimostrazione vivente che integrazione, impegno e partecipazione possono cambiare il destino delle persone.
A lui va la mia totale solidarietà e la vicinanza di tutto il Partito Democratico. La Toscana è casa di chiunque scelga di viverla, amarla e migliorarla. Piaccia o non piaccia a chi preferisce vivere di odio”.
Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico









